"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)
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lunedì 6 luglio 2020

CIRCUMNAVIGAZIONE TURISTICA DEL LAGO DI GARLATE




Lo scorrere silenzioso del kayak, l’immergersi della pagaia nell’acqua limpida e da una parte la riva del lago e dall’altra una chiara e fresca distesa liquida che mi sorregge. 
Oggi, dopo un lungo periodo d’astinenza forzata, sono tornato a solcare i flutti. 
Un giretto per riprendere l’abitudine. La preparazione e la prua del kayak che fende l’acqua dopo tanto tempo. E’ una giornata stupenda e il sole splende in cielo disegnando sull’increspatura dell’acqua una serie infinita di riflessi luminosi, come tanti diamanti che si dissolvono col mio procedere.
Le prime pagaiate mi allontanano dalla sede nautica del CK90 di Vercurago e mi dirigo verso Lecco anche se l’itinerario prevede la circumnavigazione del lago di Garlate.




Alzo lo sguardo e le mura ormai sbrecciate del castello dell’Innominato seguono silenti il mio incedere.
Mi hanno sempre affascinato le vicende del passato ed ho trovato intriganti le vicende che hanno coinvolto le vite degli uomini e delle donne che lo hanno vissuto.
Mi piace credere che un viandante, passando tra qualche secolo da queste parti, possa provare le stesse emozioni che provo io quando mi trovo davanti agli occhi opere murarie come questa.




Il castello dell’Innominato, teatro della prigionia di Lucia nei Promessi Sposi, è una rocca militare che risale al 1150 e le vicissitudini storiche la videro protagonista delle incessanti battaglie delle nobili famiglie, i Della Torre e i Visconti, per il possesso dei territori e il dominio di Milano.
Nel 1373, cominciò il declino strutturale del castello da parte dei Visconti che erano in guerra con i Della Torre e la sua distruzione continuò a seguito delle lotte fra Guelfi e Ghibellini e quanto rimaneva di quella che fu una maestosa struttura difensiva venne depredata dagli abitanti per l’utilizzo dei materiali per la costruzione delle loro case, il che apportò un notevole cambiamento nella sua forma originaria.
Nel 1454, la rocca passa sotto il dominio della repubblica di Venezia e ancor oggi, sul sito ci sono i picchi a testimoniare dove le terre della Serenissima finivano per diventare quelle di Milano. L’Adda diventa il confine naturale tra i territori dei due contendenti.



Pagaiando ancora assorto nello spettacolo che un canoista avrebbe potuto ammirare percorrendo il mio stesso tragitto 850 anni fa, sono giunto al campeggio Rivabella, ho percorso circa un chilometro dalla partenza e decido di mettermi alla prova aumentando la forza nella spinta della pagaia. Percorse poche centinaia di metri, mi accorgo che il lungo periodo di astinenza mi ha indebolito non poco, quasi l’acqua dove infilo la pagaia fosse diventata pesante da spostare.



Nel rallentare, noto che sulla riva sono ricoverate tre imbarcazioni dell’epoca: "le Lucie".
Ricordo di aver provato il governo di una di loro, sono imbarcazioni molto pesanti ma anche molto manovriere e venivano usate in passato per la pesca prima e successivamente per il trasporto passeggeri.
Le Lucie o anche batejj erano la versione più piccola dei comballi (cumbajj) che muniti di vela solcavano il nostro lago trasportando merci e materiali sfruttando il Tivano (vento mattutino che spira da Nord verso Sud) per dirigersi a Lecco e la Breva (vento pomeridiano che spira da Sud verso Nord) per tornare ai porti di provenienza.



Poco oltre nel mio procedere, scorgo la croce del monte Magnodeno. Il Magnodeno è un monte che domina il lago di Garlate e si trova sulla sinistra arrivando da Lecco. Alto 1241 metri, sulla sua vetta ospita un rifugio dell’ANA dove ogni mercoledì a mezzogiorno viene servito un risotto coi funghi che attira molti amanti della montagna.
Abbasso lo sguardo e noto una serie di pali infissi sul fondo del lago a segnalare una tubatura subacquea, appollaiato con le ali spiegate su ognuno di essi un cormorano.
Di primo acchito mi ricordano le insegne di un’antica legione romana (le aquile) e mi strappano un sorriso. Il tempo di estrarre la fotocamera e sono già fuggiti.
 


Allargo la rotta al protendersi di una piccola spiaggia (detta Saponetta) dove un torrente che l’attraversa, nel corso degli anni ha depositato il materiale che le sue acque hanno portato a valle rendendo quel tratto di lago piuttosto basso.
Riprendo ad avvicinarmi alla costa del lago e dopo un tratto affiancato dalla riva ricca di arbusti ed un tratto della ciclabile che collega Lecco a Vercurago mi trovo davanti alla foce del torrente Bione.
La foce del torrente Bione descritto dal Manzoni nel “Addio monti”, non è la stessa davanti alla quale sto passando perché il torrente fu deviato nel 1846 ed in origine era più a Nord.
Ancora poche pagaiate e sono sotto l’arcata del ponte Manzoni, la oltrepasso, inclino leggermente il kayak per mantenere la direzione in corrente ed affronto l’attraversata che mi porta sulla sponda opposta del lago.
Lascio cadere le braccia in acqua e con piacere godo della frescura che mi accarezza i polsi. Un sorso d’acqua per dissetarmi e via sulla rotta del ritorno.
Il lato destro del lago, scendendo verso Olginate, è costeggiato, quasi ininterrottamente, da una suggestiva pista ciclabile.
Ho raggiunto l’abitato di Garlate sovrastato dal monte Barro.



Il monte Barro è una montagna isolata delle Prealpi lombarde ed è alto 922 metri. Scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di insediamenti risalenti il quinto secolo D.C. e medioevali.
Appollaiato a mezza costa del monte, sorge il comune di Galbiate che fa bella mostra di sé a chi ramingo naviga sulle placide acque lacustri.
Capita spesso, se si naviga a poca distanza dalla riva, di notare tra i cespugli i nidi dei cigni che frequentano numerosi queste acque e se la frequentazione è assidua si incontrano i loro pulcini prima che cambino il piumaggio grigio con quello candido. Insomma, da brutti anatroccoli a cigni. Capita anche di vedere tartarughe d’acqua dalle dimensioni importanti, cosa che fa sembrare esotico immaginarle antiche abitatrici degli acquari domestici dai quali sono state sfrattate.
Seguendo la corrente, si capita in tratto di costa inaccessibile da terra perché paludosa. In quel tratto oltre alle canne che crescono rigogliose, ci sono anche alberi d’alto fusto nelle cui chiome abitano i cormorani che al mio arrivo immancabilmente prendono il volo, aironi cenerini e tra le canne, germani reali e folaghe. E’ bellissimo vedere i germani reali nuotare mentre portano sul dorso i loro pulcini.




 
Passati oltre questa incantata voliera, la costa si allarga e da’ alloggio ad un cantiere nautico con un gran numero di imbarcazioni a ricovero.
Ormai siamo giunti ad Olginate.
All’orizzonte si profila la diga, nata per evitare le frequenti esondazioni a Como e Lecco e per alimentare i canali d’irrigazione della pianura Padana.
Arrivati in prossimità della diga, attraversiamo nuovamente e ci riportiamo sulla sponda lacustre di Vercurago e dopo poche pagaiate ci troviamo passare davanti la foce del torrente Gallavesa e subito dopo la spiaggia sempre gremita dei bagnanti che la affollano quando il clima lo permette.
 



Ancora qualche pagaiata e sono arrivato all’approdo della sede Canneto del CK90.
Ho percorso una decina di chilometri impiegandoci un ora e quaranta minuti.




E’ stata una bella passeggiata e ho goduto di tutto quello che un paesaggio incantevole può dare senza spingersi troppo lontano. Chi, come me, ama approcciarsi con la natura godendo del solo gorgoglio che la pagaia fa’ quando la si immerge e lasciando un silenzio immacolato quasi non la si volesse disturbare nel suo operare eterno, comprende la quantità infinita di emozioni che si provano, sia pur in un giro di pochi chilometri come quello che ho cercato (e spero di esserci riuscito) di descrivervi. 
Buona pagaiata a tutti.

Testo di Vittorio (Inuit del Lario - CK90) 

lunedì 8 giugno 2020

LA CLASSICA PAGAIATA MANZONIANA

10-Manzoni, milanese d'Europa-Località-Manzoniane | Abate Stoppani


«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni...»

Pescarenico - Wikipedia

Così il Manzoni descrive quel tratto di lago che noi Inuit Del Lario siamo soliti frequentare.
L’incantevole paesaggio, la grande quantità di avifauna e le limpide acque del lago ci accompagnano nelle nostre escursioni.

Oggi abbiamo deciso di intraprendere una gita in kayak con partenza dalle nostre sedi di Vercurago con destinazione Abbadia Lariana e ritorno.

Il percorso, della lunghezza di circa 26 chilometri, comprende il transito da Pescarenico, il luogo dei Promessi Sposi dove il Manzoni scrisse un  brano tra i più famosi dell’opera. L’addio Monti.
“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari…”

 

Ebbene, come non parlare di quei monti?

Il Resegone, raffigurato nell’immagine sopra, è il monte al quale noi siamo più affezionati. 
Con le sue nove cime, che ricordano appunto una sega (nel dialetto lecchese “resega”) raggiunge l’altezza di 1875 metri e fa da cornice all’abitato di Lecco.

Un’altra importante vetta, meta dei più famosi alpinisti per le difficoltà di scalata che presenta, è la Grigna. Alta 2410 metri, la sua altezza le permette di essere vista da tutta la pianura Padana nelle giornate di cielo terso e sereno.

Quello che vi ho raccontato fino ad ora, è solo l’inizio del nostro viaggio e direi che con un paesaggio così suggestivo non è affatto male.

Sempre a Pescarenico risalendo l’Adda verso Lecco, si arriva all’isola Viscontea, un isolotto in abbandono dove gli unici ad abitarlo sono gli aironi cenerini, i gabbiani, i germani reali e le folaghe che coi loro canti accompagnano il nostro pagaiare.


 
Lasciato Pescarenico alle nostre spalle, si arriva al ponte Azzone Visconti o comunemente chiamato Ponte Vecchio. Terminato nel 1338 per agevolare i collegamenti tra Lecco e il ducato di Milano e seppure oggi sia cambiato rispetto ad un tempo, resta un simbolo storico della città.
In quel punto, noi kayakers dedichiamo tutta la nostra attenzione.
Quando il livello delle acque è alto, la corrente dell’acqua sotto le arcate del ponte diventa forte creando mulinelli e vortici che rendono relativamente impegnativo il passare oltre.
 

Oggi, è uno di quei giorni e il transito costante di natanti a motore che creano una serie di onde che si riflettono sulle murate della riva e la corrente relativamente impetuosa, ci hanno messo in leggera difficoltà.
Passati sotto le arcate del vecchio ponte e oltrepassato il ponte Kennedy, comunemente chiamato Ponte Nuovo, fu inaugurato nel 1955 ed intitolato al presidente statunitense nel 1963 dopo il suo assassinio, ecco apparire il lungolago di Lecco.
 

Nel panorama spicca la basilica di San Nicola col suo campanile (“Il matitone”), alto 96 metri è tra i dieci più alti d’Italia e il secondo più alto in Lombardia.
Il bel lungolago ci accompagna fino alla fine dell’abitato e il tragitto prosegue sotto le pareti verticali del monte San Martino citato da Manzoni nel suo romanzo, anche se assegnandogli poca importanza rispetto al monte Resegone di cui vi ho detto sopra.
 
“La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune...”

 
lecco e monte coltignone (con immagini) | Laghi, Paesaggi, Foto

Una montagna che i lecchesi definiscono “marcia” per via della sua conformazione morfologica e anche a seguito di svariati episodi franosi di crollo nel corso degli anni.

Per alcuni chilometri, la nostra escursione procede tra acque increspate da una brezza che rende meno monotono il nostro procedere e accanto a noi lo scorrere di un paesaggio ricco di massi che intercalano in piccole spiagge di solito gremite dai bagnanti.

Giunti alla località di Abbadia Lariana, la nostra allegra brigata approda e dopo circa due ore di pagaiare, anche la fame non tarda a reclamare il dovuto.
Un panino e una birra in compagnia, sono l’occasione per un goliardico convito e dopo esserci rinfrescati con un bagno nelle acque del nostro lago, la comitiva riprende il viaggio di rientro.

Attraversiamo e ci spostiamo sull’altra sponda rispetto l’andata, praticamente sulla sponda ovest del lago, quella che unisce le località di Valmadrera a quella di Bellagio.

Da Abbadia Lariana ci troviamo in località Melgone, e la costa assume un aspetto particolarmente suggestivo con le pareti rocciose che si tuffano nelle acque del lago.
Su questo lato, la costa appare quasi disabitata, solo alcune villette isolate e le strutture di rinforzo della strada panoramica. Alcune piccole spiagge intercalano le pareti rocciose.

Il profilarsi all'orizzonte di un abitato, ci segnala l’arrivo in località Paré di Valmadrera dove c’è un porto per il ricovero dei natanti e noi cogliamo l’occasione per divertirci zigzagando tra essi.
Una grande ansa e ecco il comune di Malgrate sulla destra e sulla sinistra la città di Lecco.

 
Malgrate è l’ultimo paese del ramo del lago. Il ponte Kennedy di cui vi ho detto in precedenza, funge da confine tra Lario e Adda.
Dopo essere passati sotto le arcate del ponte Nuovo, il tragitto del rientro diventa comune a quello di andata.

Capita spesso, per chi ci vive, di non riuscire ad apprezzare quello che la natura gli mette a disposizione. Il lago, i fiumi, le montagne con i loro mille sentieri, i panorami che si possono osservare seduti dentro un guscio di noce con una pagaia tra le mani oppure dalla vetta di un monte, il lavoro dei nostri antenati con quei cenni murari che ti riportano ad un passato recente e antico nel contempo. I prati, i boschi, la flora e la fauna. Tutte cose che col passare del tempo possono diventare famigliari, una routine che scorre davanti agli occhi senza più destare fascino e meraviglia.

E poi…

Quando ci si sofferma un istante, col pensiero libero dagli impegni quotidiani e con lo sguardo su quei particolari che rendono le cose differenti dal solito, capisci il loro valore inestimabile.
Allora, solo allora ti rendi conto che stai pagaiando in un paradiso!

Testo di Vittorio (Inuit del Lario - CK90)

lunedì 4 aprile 2016

LA DIGA DI OLGINATE




La diga, che divide i laghi di Garlate e di Olginate, fu costruita tra il 1939 e il 1946. Il Consorzio dell’Adda, che si occupò in quegli anni anche della sua edificazione , provvede da sempre alla sua manutenzione e al suo esercizio. L’infrastruttura riveste un ruolo fondamentale, poiché opera per regolare il livello del lago di Como e per la ripartizione dei deflussi fra le utenze irrigue e idroelettriche poste a valle. Il business che ne deriva dalla regolazione delle acque del Lario, effettuata con un sistema di idrometri e di misuratori di portata posti sia a monte sia a valle della diga, è pari a diversi milioni di euro, ripartiti tra centrali elettriche e aziende agricole. I comuni rivieraschi del Lario fanno presente che la continua oscillazione del livello idrico provoca un aumento della moria delle uova, danneggiando le popolazioni ittiche. Ai danni ecologici si affiancano poi i danni infrastrutturali, dai quali consegue anche un danno di immagine per il turismo lariano.




La diga è provvista per un passaggio per i pesci; inoltre, da quando è stata costruita, il deflusso delle acque, in caso di piena nella città di Como, è aumentato notevolmente. Per dovere di cronaca menzioniamo le paurose esondazioni avvenute proprio a Como negli anni 1987, 1993 e 2002, durante le quali il lago raggiunse i 263 cm sopra lo zero idrometrico. Nel 1868, senza la diga, la città rimase sommersa per due mesi da un’esondazione di 397 cm.



lunedì 12 gennaio 2015

LARIO: PAGAIATA DA COMO A LAGLIO


 
Complici le belle domeniche di questo autunno-inverno si è organizzato un tour di un giorno sull'”altro lato del Lago di Como” e precisamente da Como-Tavernola a Lallio e ritorno dal lato di lago sotto le pendici di Brunate.




Il punto di imbarco da noi scelto si trova in prossimità del porto di Tavernola (vedi freccia rossa in foto). Tale imbarco è comodamente accessibile dal parcheggio libero a cui si accede da via della Conciliazione.


 
'obiettivo della giornata è costeggiare il lago per vedere parte delle magnifiche ville che si trovano in questa zona, una delle più famose d'Italia, poterne osservare quindi i giardini e i porticcioli privati nonché le architetture che sono visibili solo dallo specchio d'acqua.




Villa Erba è la prima che ci appare. Viene edificata nel 1897 dalla famiglia Erba noti industriali della farmaceutica italiana, in forme neoclassiche. Dal 1996 è gestita da un consorzio che ne ha fatto un centro congressi e meeting aziendali. Viene affittata anche per matrimoni. Uno dei sette figli della famiglia Erba è Luchino Visconti che spesso trascorreva periodi di vacanze estive in questo luogo.




Villa d'Este è la più nota del lago. Costruita nel 1442 come convento femminile viene utilizzata nei secoli successivi come residenza del vescovo di Como, centro spirituale dei Gesuiti e infine ristrutturata nel 1873 come albergo di lusso che è anche la sua prevalente destinazione d'uso attuale. Nella foto è ritratto il padiglione della Regina.



A metà giornata ci concediamo un panino in un bar di Laglio piccolo comune di 1.000 abitanti noto anch'esso per le sue ville che però sono di valore storico-architettonico decisamente minore. Da questo punto abbiamo attraversato verso il comune di Pognana Lario approfittando del fatto che nel pomeriggio tale riva del Lario è esposta al sole.



La riva orientale percorribile in auto dalla statale Regia è molto stretta e scoscesa . Le case occupano dei brevi tratti attorno alla strada Piccoli i porticcioli e ridotte sono le possibilità di approdo. Spiagge dove riposarsi e prendere il sole d'estate si trovano in prossimità di alcuni torrenti che le hanno create con i loro detriti.



All'altezza di Blevio riattraversiamo il lago badando bene ai numerosi traghetti e imbarcazioni private tutte intente al rientro. Una magnifica giornata passata a contatto con il nostro lago la sua storia e gli amici.
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Testo del Luis (CK90 - Inuit del Lario)
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lunedì 15 dicembre 2014

SAN NICOLO': SANTO PROTETTORE DEI CANOISTI E LE SUE LEGGENDE


Il 6 Dicembre si festeggia il patrono di Lecco, San Nicolò. Protettore di tutti i naviganti e anche di noi kayakers. La statua posta nel lago all'altezza di Largo Stoppani risulta di recente restaurata e su di essa è facile notare il decoro in oro posto a rilievo sulla veste vescovile: si tratta di tre mele. 



Collegata al Santo risulta la tradizione in uso anni fa e ultimamente riscoperta, di portare ai bambini buoni la sera della vigilia della festa “mele grosse e rosse” come simbolo di bontà e come augurio di prosperità. Le mele vengono distribuite in chiesa durante la messa dedicata al Santo e dal Sindaco in occasione della cerimonia di consegna delle Civiche Benemerenze prevista negli stessi giorni al teatro della Società di Lecco. 



In Italia la tradizione delle mele trae origine dalla leggenda che fa riferimento all'episodio in cui San Nicola, venuto a sapere che tre povere bambine sarebbero state vendute dal padre come schiave perché la famiglia non le poteva mantenere, andò solo nella notte fino alla casa delle tre bambine e posò sulla finestra tre mele d’oro per garantire loro una dote. 



Un'altra interpretazione delle tre mele cesellate sul Santo è che rappresentino le tre componenti principali della fede ovvero: il Dono, l'Intelligenza, e la Libertà. 



A Lecco è diffusa anche una filastrocca che recita: 
"San Niculò el porta i pom, Sant'Ambros i ha fa coss la Madona i ha pelà el Bamben i ha mangià; i ha mangià a fett a fett cun una fila de' michett"

Traduzione in italiano: San Nicolò porta le mele, Sant’Ambrogio le fa cuocere, la Madonna le ha pelate, e il Bambino Gesù le ha mangiate; le ha mangiate fetta a fetta con una fila di michette (pane tipico lombardo) 



Testo del Luis (Inuit del Lario CK90)

lunedì 1 dicembre 2014

PARCO ADDA NORD


Villa Gina, maestosa residenza che domina l’Adda e il Santuario della Divina Maternità, sorge a Concesa, località del comune di Trezzo e oggi è la sede del Parco Adda Nord. Il parco nasce nel 1973, a seguito del “Convegno per il Parco Fluviale dell’Adda”, con lo scopo di salvaguardarne il patrimonio naturale e paesaggistico e di organizzare attività di educazione e promozione ambientale e culturale, dal momento che i confini comprendevano tutto il corso del fiume fino alla foce del Po. L’anno successivo si optò per la divisione dell’asta fluviale in due Parchi: Adda Nord e Adda Sud. 



Il Parco Adda Nord si estende da Lecco a Rivolta d’Adda e comprende tre province (Bergamo, Lecco e Milano) e trentaquattro comuni, per una superficie complessiva di 7.400 ettari. L’ente tutela il fiume nei suoi diversi ambienti; appena uscito dal Lario si allargano i due bacini lacustri di Garlate e di Olginate, in precario equilibrio tra ambiente naturali, centri abitati e industrie; proseguendo si entra nella palude di Brivio, da poco divenuta SIC (Sito di Interesse Comunitario) e si avanza attraversando il grande canyon che da Imbersago a Trezzo rappresenta uno dei tratti di maggiore interesse storico-naturalistico dell’intero fiume. Superata Trezzo, infine, l’Adda prende piano piano l’andamento di un corso di pianura, arricchendosi delle acque del Brembo all’altezza di Crespi d’Adda. 



Fonte: 100 Adda da scoprire da Lecco al Po

lunedì 20 ottobre 2014

IL LAGO DI ENDINE


Domenica 28 Settembre l’ASD Triathlon Bergamo ha richiesto l'assistenza in acqua in kayak del CK90 alla gara di triathlon che si è svolta sul lago di Endine (www.endinetriathlon.com). Sei sono stati gli Inuit del Lario impegnati in acqua. La sezione di nuoto di 1,5 km ad anello era composta da 3 batterie distanziate di alcuni minuti così che l'impegno è durato per la sola mattinata lasciandoci liberi di perlustrare il lago con calma nel pomeriggio. 



Il lago di Endine è l'unico specchio d'acqua che è interamente contenuto nei confini della provincia di Bergamo. Occupa la parte centrale della valle Cavallina donandole caratteristiche peculiari. La superficie del lago è modesta (2,34 km quadrati). E’ alimentato dalle acque provenienti dal monte Boario e da altri corsi minori e ha un unico emissario, il fiume Cherio, che scorre poi nella pianura per andare a confluire nell'Oglio. 



La profondità media è di 4 m, la massima di 9,4 m e l'estensione costiera di 14 km. La bassa profondità favorisce la riproduzione di diverse specie di pesci quali: Luccio, Savetta, Cavedano, Scardola, Persico, Carassio, Persico sole, Trotto, Persico trota, Carpa, Tinca, Lucioperca, Alborella, Ghiozzo. Classificato in un primo tempo come zona di "rilevante interesse ambientale" dalla Regione Lombardia è stata successivamente riclassificata a “Parco Regionale" ed è soggetto a tutela pubblica. 



Le rive alternano fitti canneti, luogo di riproduzione della ricca fauna ittica e rifugio per la fauna avicola, a piccole spiagge. Le rive del lago sono però anche il luogo ideale per una vacanza all’insegna del relax e svago. Lungo la costa si scoprono spiaggette alberate ed angoli di natura incontaminata. Molti i ristoranti direttamente sul lago che vi permettono farvi mangiare i piatti tipici della zona. Si possono noleggiare pedalò, canoe, barche per una tranquilla giornata e non verrete disturbati dalla presenza di imbarcazioni a motore che su tale lago e per fortuna sono proibite. I paesi da visitare del lago di Endine sono: Monasterolo, Endine, Spinone al lago, San Felice al lago, Ranzanico. 



Monasterolo è uno dei centri più frequentati del lago, soprattutto nel periodo estivo. Interessante è, infatti , il centro storico medievale che si adagia fino alla riva. Un sito da visitare è il Castello Medievale con il suo giardino dove si trovano numerose essenze dai colori vivaci. Spinone al lago gode di buona posizione: il nucleo antico si trova un poco monte del lago e presenta una bella architettura romanica, come la chiesa di S. Pietro in Vincoli, probabilmente uno degli edifici religiosi più antichi della valle. 




Il Lago di Endine è situato a 60 km dalla sede nautica del CK90 a Vercurago. Si raggiunge in poco più di un'ora di auto. Tale collocazione lo individua come una facile meta per una escursione di una giornata in cui è possibile visitare completamente il lago. 



Testo del Luis (Inuit del Lario-CK90)

lunedì 30 dicembre 2013

SAN NICOLO', PATRONO DEI NAVIGANTI – RESTAURATA LA STATUA IN ACQUA SUL LUNGOLAGO DI LECCO


San Nicolò (Nicola) oltre ad essere il patrono di Lecco lo è anche di Naviganti , pescatori e commercianti e quindi anche di noi canoisti-kayakisti. Vescovo di Myra in Turchia nel 4° secolo dove morì il 6 dicembre del 343 è in assoluto il santo più ‘stakanovista’ essendo patrono di 271 comuni solo in Italia oltre a patrocinare molte altre categorie professionali e non.


San Nicola diventa patrono dei naviganti a seguito del cosiddetto ‘miracolo della tempesta’ dove si racconta abbia salvato dei marinai. Verso l'anno 300 d.C. una ciurma di marinai, abituati a ruberie e a violenze, navigava verso Mira, al largo del Mar Egeo, ad un tratto, una tempesta li sorprese con tanta  furia che i naviganti,  in pericolo di morte, chiesero l'aiuto dei Signore  invocando l'intercessione del Vescovo Nicola. E fu tanta la fede dei marinai nella loro preghiera che il Vescovo, proprio nel momento di maggior angoscia, apparve loro e li aiutò a governare l’imbarcazione.


Il restauro della statua del santo patrono è stata un opera di volontariato della cittadinanza lecchese coordinato dal gruppo ‘Appello per Lecco’ . 17 volontari hanno partecipato al riposizionamento sul nuovo piedistallo alto 1mt. della statua alta 2,1mt. e pesante 200kg. Le operazioni sono state agevolate dall’impiego dell’elicottero sia in fase di rimozione che di riposizionamento del santo.


Massimo Chissotti ha offerto l’impalcatura – Massimo Riva con i subacquei dell’associazione ‘Salvamento’ di Lecco si sono occupati delle operazioni in acqua. Marco Cariboni ha fatto rifare il  basamento e relativa illuminazione che però non è ancora stata realizzata perché il progetto è fermo per l’approvazione in Sovrintendenza.


La statua è stata gratuitamente restaurata dal maestro Giacomo Luzzana di Civate e ricoperta di Oro Zecchino oltre ad un ulteriore strato protettivo. Dopo il restauro è stata esposta in Duomo per alcuni giorni per poi essere collocata definitivamente sul nuovo piedistallo in modo da poter essere ammirata per il 6 dicembre giorno in cui si festeggia Lecco e il suo Patrono.


Testo del Luis