"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



domenica 23 novembre 2014

LA PRESA DIGITALE DELLA PAGAIA (HAND GRIP OF THE PADDLE)





La presa consiste nel modo in cui le mani impugnano il manico della pagaia.
La presa corretta è DIGITALE: il pollice e l'indice formano un anello, mentre le altre dita avvolgono il manico della pagaia in modo decrescente: la falangetta del mignolo si appoggia soltanto sulla parte superiore del tubo. Il palmo della mano non tocca il tubo della pagaia, fatta eccezione per l'incavo tra pollice e indice. La presa DIGITALE è morbida e dà grande libertà di movimento alla catena cinetica formata dal manico della pagaia, arti superiori e spalle. Consente infatti agli anelli della catena, rappresentati dalle articolazioni, di muoversi con uno spettro assai ampio.



Una presa PALMARE o bloccata, oltre a far disperdere molte energie dal punto di vista muscolare, limita la mobilità degli anelli della catena, rendendo i movimenti più difficoltosi e meno fluidi. Un kayaker che pagaia con il palmo appoggiato al tubo della pagaia non potrà mai distendere completamente il braccio, e vedrà quindi ridotta l'efficacia del colpo che sta eseguendo. Inoltre, una presa rigida porta inevitabilmente a movimenti contratti, disarmonici e poco eleganti. Un altro elemento molto importante della presa è il polso che deve essere in linea con la mano e l'avambraccio. Questa posizione consente di sfruttare al massimo la mobilità dell'articolazione durante l'esecuzione dei colpi.

lunedì 17 novembre 2014

4-5 OTTOBRE 2014: WEEK-END IN KAYAK ALLE CINQUE TERRE


Visto il perdurare del bel tempo sul fine di settembre si è pensato di trascorrere il fine settimana del 4-5 ottobre nel Parco Nazionale delle Cinque Terre in provincia di La Spezia. Partenza nel tardo pomeriggio di Venerdì 3 ottobre dalla sede nautica del CK90, tende, sacchi a pelo, kayak caricati sulle auto e via direzione Levanto. 



Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, patrimonio dell'umanità riconosciuto dall'UNESCO viene istituito nel 1999 e prende il nome dai cinque borghi che lo costituiscono. Scendendo nell'ordine lungo la penisola: Monterosso (Mons Ruber) al Mare, Vernazza (Vulnetia) Corniglia (terra di Cornelio), Manarola (Manium Orula = piccola aia dei Mani), Riomaggiore (rivus Maior). I nomi tradiscono l'origine romana di tali territori. 



Sabato abbiamo realizzato l'escursione completa del litorale con rientro in serata: prima tappa Monterosso e Vernazza. La riva che costeggiamo è costituita da coste alte e frastagliate, composte da scogliere scoscese, terrazzamenti coltivati (6.700 Km di muri a secco), calette profonde, paesi incastonati nelle insenature. L'appennino Tosco-Emiliano si tuffa nel Mare Ligure. 



Seconda tappa Corniglia e Manarola. Corniglia in realtà non si affaccia direttamente sul mare ma tramite un promontorio su cui è costruita. Nel pagaiare lungo le rive vediamo sopra di noi Santuari, piccoli castelli e fortificazioni che difendevano dalle incursioni dei pirati, ville panoramiche, case di pescatori, porticcioli, piccole spiagge. Il tutto è esteticamente armonioso e funzionalmente collegato dalla linea ferroviaria, opera utile ed esteticamente pregevole come poche se ne vedono di recente in Italia. 




Arrivati in fondo a Riomaggiore si fa pausa pranzo, ci si sgranchisce, un bagno nel mare e via si riparte. Ripercorrendo a ritroso il tragitto lo spettacolo della costa non è da meno che all'andata. Il rientro per sera giusto in tempo per godere uno splendido tramonto. 



Abbiamo percorso 18+18 Km di litorale ligure; riportati i Kayak in campeggio ci si prepara per una cena in locale tipico con menù di mare. Due giorni magnifici passati a contatto con la natura, il mare e gli amici. 


Testo del Luis (Inuit del Lario - CK90)

lunedì 10 novembre 2014

PERCHE’ PROTEGGERE I FIUMI


Pianura Padana lombarda. Il paesaggio si presenta come una distesa sconfinata di campi, pioppeti, qualche filare, cascine, strade, paesi più o meno piccoli, numerosi città. Degli antichi boschi di querce è rimasto ben poco: i prati naturali sono ormai scomparsi quasi del tutto. L’uomo ha trasformato il paesaggio, occupando tutto lo spazio a sua disposizione per l’edilizia civile, l’agricoltura e le infrastrutture varie. Eppure, quasi miracolosamente, sopravvivono ancora ecosistemi ricchi di biodiversità, vere e proprie “trincee” verdi e azzurre minacciate ogni giorno da uno sviluppo apparentemente inarrestabile: sono i grandi e i piccoli fiumi, che da Alpi e Appennini percorrono chilometri di piano per buttarsi nel Po. 



L’importanza dei fiumi della pianura per la vita vegetale e animale è forse riassumibile in un solo concetto, quello di corridoio biologico. Lungo i corsi d’acqua, una specie può trovare un habitat idoneo e continuo per centinaia di chilometri: non ci sono barriere geografiche o costruite dall’uomo e l’ambiente è relativamente uguale lungo tutto il percorso. I fiumi favoriscono i movimenti, per esempio: se un animale di bosco vuole e deve spostarsi dalle pendici alpine verso sud, normalmente incontra una distesa di coltivazioni entro la quale non osa avventurarsi, mentre lungo i corsi d’acqua trova quasi sempre abbastanza vegetazione per non sentirsi troppo esposto agli attacchi dei predatori. 




Ed è chiaro come un sistema di zone rilevanti dal punto di vista naturale, collegate fra loro senza troppe interruzioni, funzioni certamente meglio di aree isolate (i boschetti che appaiono qua e là tra i campi, ad esempio) nella conservazione di una specie: tutte quelle popolazioni che sono connesse le une alle altre hanno infatti hanno infatti minor probabilità di andare incontro a fenomeni di estinzione rispetto a quelle che si trovano isolate. Dal punto di vista della salvaguardia ambientale, quindi, i fiumi sono fondamentali: ecco perché lungo quasi tutti i corsi d’acqua lombardi sono stati istituiti parchi e riserve (dal Ticino all’Adda, dal Serio all’Oglio). Peccato che proprio i fiumi, però, siano spesso visti come presenze fastidiose , scomode intercapedini naturali poste a ostacolo degli scambi economici e commerciali. E man mano che lo sviluppo progredisce, il pericolo per le ultime “autostrade di natura” della pianura diventa sempre più grande. 



lunedì 3 novembre 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (9)


Il ghiaccio costiero dipende molto dall’inclinazione della piattaforma continentale; sulle coste della Siberia, che fronteggiano la più vasta piattaforma del globo, che si estende a centinaia di chilometri dalla terra emersa con una profondità delle acque assai modesta, si formano sterminati campi di “fast ice” che in estate si uniscono al “drifting ice”, cioè alle banchise derivanti. 



Nel caso della Siberia bisogna tenere conto che molti fiumi di grande portata, pur rimanendo gelati per otto mesi all’anno, scaricano in mare una considerevole massa d’acqua dolce e più calda; l’apporto di questa acqua favorisce l’allontanamento del ghiaccio costiero a fine primavera ed è la fonte di un più precoce congelamento in autunno, a causa del minore contenuto salino della fascia costiera. Condizioni analoghe si ritrovano in Canada, dove il fiume Mackenzie versa le proprie acque nel Mare di Beaufort. 



Una singolarità che si riscontra nell’Oceano Artico è la presenza del Polyn’ja, ovvero specchi di mare libero circondati dal ghiaccio, aventi carattere di rilevante stabilità stagionale; le più note sono quelle al largo della foce del fiume Yana presso lo stretto di Laptev e quelle prospicienti la Terra di Lincoln nella Groenlandia settentrionale. Si ritiene che il fenomeno, non ancora bene spiegato, abbia origine dall’effetto combinato di venti dominanti e correnti costanti. Un dato di grande interesse, desunto da recenti rilevazioni compiute per mezzo di boe radiotrasmittenti automatiche, dislocate su tutto il bacino artico, riguarda l’aumento di temperatura che d’estate si verifica nell’Artico: esso è dovuto per 2/3 all’influenza del mare e per 1/3 all’apporto di correnti d’aria calde meridionali. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

domenica 26 ottobre 2014

LA TECNICA DELLA PAGAIA TRADIZIONALE GROENLANDESE (GREENLAND PADDLE)


La prima cosa che si nota in una pagaia "tradizionale" groenlandese oltre alla abbondante lunghezza (in genere dai 220 cm fino ai 240 cm), è che ha le pale molto strette, lunghe e sono sullo stesso piano. Contrariamente una pagaia "moderna" (con pale larghe e/o a cucchiaio) ha le pale disposte all'incirca perpendicolarmente tra di loro (tra i 60° ed i 90°). Il fatto che le pale della pagaia groenlandese sono perfettamente simmetriche rende identici i movimenti (del braccio destro e del braccio sinistro) della pagaiata (spinta e trazione), senza alcuna rotazione del polso dominante, evitando così fastidiose tendiniti. La si impugna molto più stretta rispetto alla pagaia moderna: più o meno alla larghezza delle nostre spalle (o appena di più dei nostri fianchi). 



La torsione del tronco (per usare i grandi muscoli dell'addome e dei dorso) è importante anche con l'uso di questa pagaia. La si tiene bassa (all'altezza del petto) in modo da non affaticare i muscoli delle spalle; a differenza della pagaia moderna, con la groenlandese la passata in acqua è corta e molto frequente ma soprattutto l'entrata in acqua avviene con la parte alta della pala inclinata all'incirca di 40° in avanti verso la prua. Questa inclinazione va mantenuta per tutta la passata in acqua: favorirà l'estrazione della pala rendendola lineare e fluida. L'applicazione delle forze in acqua è diversa dalla pala a cucchiaio ma l'efficacia è sorprendente! 



E sorprendente è la quantità delle manovre possibili con questo tipo di pagaia (appoggi, eskimi e salvataggi) e infine non è da sottovalutare il fatto che essendo le pale molto strette l'effetto "vela" dovuto al vento è quasi zero... Con questa pagaia si ha veramente un rapporto unico con vento e acqua! Ne esistono anche modelli in carbonio, ma il materiale migliore è per tradizione il legno. Una buona pagaia groenlandese pesa da 0,7 kg a 1,3 kg. 




lunedì 20 ottobre 2014

IL LAGO DI ENDINE


Domenica 28 Settembre l’ASD Triathlon Bergamo ha richiesto l'assistenza in acqua in kayak del CK90 alla gara di triathlon che si è svolta sul lago di Endine (www.endinetriathlon.com). Sei sono stati gli Inuit del Lario impegnati in acqua. La sezione di nuoto di 1,5 km ad anello era composta da 3 batterie distanziate di alcuni minuti così che l'impegno è durato per la sola mattinata lasciandoci liberi di perlustrare il lago con calma nel pomeriggio. 



Il lago di Endine è l'unico specchio d'acqua che è interamente contenuto nei confini della provincia di Bergamo. Occupa la parte centrale della valle Cavallina donandole caratteristiche peculiari. La superficie del lago è modesta (2,34 km quadrati). E’ alimentato dalle acque provenienti dal monte Boario e da altri corsi minori e ha un unico emissario, il fiume Cherio, che scorre poi nella pianura per andare a confluire nell'Oglio. 



La profondità media è di 4 m, la massima di 9,4 m e l'estensione costiera di 14 km. La bassa profondità favorisce la riproduzione di diverse specie di pesci quali: Luccio, Savetta, Cavedano, Scardola, Persico, Carassio, Persico sole, Trotto, Persico trota, Carpa, Tinca, Lucioperca, Alborella, Ghiozzo. Classificato in un primo tempo come zona di "rilevante interesse ambientale" dalla Regione Lombardia è stata successivamente riclassificata a “Parco Regionale" ed è soggetto a tutela pubblica. 



Le rive alternano fitti canneti, luogo di riproduzione della ricca fauna ittica e rifugio per la fauna avicola, a piccole spiagge. Le rive del lago sono però anche il luogo ideale per una vacanza all’insegna del relax e svago. Lungo la costa si scoprono spiaggette alberate ed angoli di natura incontaminata. Molti i ristoranti direttamente sul lago che vi permettono farvi mangiare i piatti tipici della zona. Si possono noleggiare pedalò, canoe, barche per una tranquilla giornata e non verrete disturbati dalla presenza di imbarcazioni a motore che su tale lago e per fortuna sono proibite. I paesi da visitare del lago di Endine sono: Monasterolo, Endine, Spinone al lago, San Felice al lago, Ranzanico. 



Monasterolo è uno dei centri più frequentati del lago, soprattutto nel periodo estivo. Interessante è, infatti , il centro storico medievale che si adagia fino alla riva. Un sito da visitare è il Castello Medievale con il suo giardino dove si trovano numerose essenze dai colori vivaci. Spinone al lago gode di buona posizione: il nucleo antico si trova un poco monte del lago e presenta una bella architettura romanica, come la chiesa di S. Pietro in Vincoli, probabilmente uno degli edifici religiosi più antichi della valle. 




Il Lago di Endine è situato a 60 km dalla sede nautica del CK90 a Vercurago. Si raggiunge in poco più di un'ora di auto. Tale collocazione lo individua come una facile meta per una escursione di una giornata in cui è possibile visitare completamente il lago. 



Testo del Luis (Inuit del Lario-CK90)

venerdì 10 ottobre 2014

ATTIVITA' DEL CK90: ALLENAMENTO INVERNALE IN PALESTRA


Mercoledì 15 Ottobre inizia l’attività di allenamento invernale in palestra. Nel periodo che va da Ottobre e fino al cambio dell’ora legale della primavera successiva si effettua una ginnastica rivolta a tutti gli iscritti al Canoa Kayak ’90 ASD (CK90) che si vogliono tenere in forma durante i mesi autunno-invernali. In una riunione con le altre società sportive del comune di Vercurago viene diviso il tempo a disposizione e le relative serate della palestra Comunale di via Novella. Anche quest’anno ci sono state assegnate due serate; il Mercoledì dalle 19:00 alle 20:00 e il Venerdì dalle 20.00 alle 21.00 (ed eventuale finale con panino al bar per chi gradisse). La palestra dispone ovviamente di spogliatoi e docce calde. Gli allenamenti sono coordinati da un preparatore atletico. 



Il gruppo dei partecipanti è formato da soci di tutte le età e di ambo i sessi e non è raro che sia frequentato dai genitori con i figli. Le attrezzature a disposizione si stanno arricchendo negli anni ed ai soliti tappetini, pesi, manubri, corde, si sono aggiunti i più recenti: Push-up Gain, Abdo-Gain e Gym-ball, Balance-Board. Sono tutti strumenti che aiutano a migliorare l'equilibrio e la reattività, doti molto utili a noi canoisti.

L’attività della ginnastica del CK90 non è finalizzata alla sola pratica del kayak ma ha anche come obbiettivo di mantenere generalmente in forma il fisico durante la stagione fredda. Si compone quindi di alcuni minuti di corsa seguiti da stretching poi si passa al cosiddetto “circuit-training” dove ciascuno svolge un esercizio diverso per un tempo definito (un genere un minuto) poi si ruota nella postazione successiva compiendo un altro esercizio con l’ausilio di una diversa attrezzatura. Ogni circuito è composto da nove diverse “stazioni”; il circuito va ripetuto tre volte con un pausa di una breve corsa tra uno e l’altro. 



La varietà dei movimenti ci aiuta a stare in forma. Nella parte finale dell’allenamento vengono effettuati ancora alcuni minuti di stretching che ci congedano morbidamente dall’attività fisica. Durante gli esercizi svolti a rotazione in ogni postazione è collocata una stampa con l’immagine che riproduce schematicamente l’esercizio da eseguire.




Quella della palestra è un’attività fisica che oltre a mantenerci in forma ha il pregio di dare continuità al gruppo del CK90 che poi, con l'arrivo della primavera, aumenterà la frequenza delle uscite in kayak.

Testo del Luis (Inuit del Lario - CK90)
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lunedì 6 ottobre 2014

IL CAVALIERE D’ITALIA, LA PALUDE SUI TRAMPOLI


Appartiene all’ordine Charadriiformes, famiglia Recurvirostridae, trampolieri con le zampe lunghissime e il becco sottile. Il suo nome scientifico è Himantopus himantopus. Nonostante il nome, il Cavaliere d’Italia non è per nulla una specie tipicamente italiana. Infatti è presente alle basse latitudini di tutti i continenti. E’ un trampoliere inconfondibile, dato che le sue zampe di colore rosso vivo sono lunghe circa quanto il resto del corpo, per un totale di 35-40 cm. Quando vola sono molto visibili e sporgono oltre la coda di 15 cm. Nel complesso ha un aspetto bicolore, in cui il nero del dorso contrasta con il bianco delle parti inferiori. In abito nuziale il vertice e la nuca sono grigio-neri nel maschio e bianchi nella femmina. Il becco, nero, è dritto e sottile. 



Monogamo, nidifica sul terreno costruendo un rilievo di materiale vegetale, terra, sabbia e sassolini, nelle immediate vicinanze dell’acqua, in colonie spesso miste insieme ad avocette e gabbiani. Sfrutta le sue lunghissime zampe per cercare il nutrimento camminando nell’acqua profonda fino a 20 cm (insetti acquatici, ragni, piccoli crostacei, molluschi, girini e pesciolini). Nella nostra pianura sono comuni le osservazioni di individui che si alimentano in risaie e porcilaie. 



Ha una distribuzione ampissima, ma in Europa localizzata e frammentata. La quasi totalità nidifica in Spagna, Portogallo, Francia, Italia e Grecia. Sporadiche nidificazioni avvengono anche in Europa centrale e in Gran Bretagna. Migratore parziale di breve e lunga distanza, può svernare nel bacino del Mediterraneo oppure nel Sahel. La popolazione italiana è migratrice; sporadici casi di svernamento si sono verificati solo in Sardegna. La Lombardia occupa una posizione marginale rispetto alle zone riproduttive del Delta del Po, con colonie relativamente frequenti anche nell’entroterra di Veneto ed Emila Romagna. La popolazione europea è stimata in circa 16.000 coppie, di cui il 5-10% in Italia. Nonostante la fluttuazioni annuali che ne caratterizzano i contingenti, a lungo termine la specie è considerata stabile. 



lunedì 29 settembre 2014

LIBRI - 100 ADDA DA SCOPRIRE DA LECCO AL PO




140 km di fiume dal lago di Como al Po, passando per 6 province: Lecco, Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Lodi e Cremona. 100 schede che attraverso le 5 domande del giornalismo Chi Cosa Dove Quando e Perché, spiegano in modo divulgativo ed immediato le più importanti vicende storiche (la Battaglia del Ponte di Lodi), le tradizioni (chi è il Povero Piero?), alcune curiosità (il Battello di Leonardo), le passeggiate lungo il fiume alla scoperta dei paesaggi più affascinanti (la Forra d'Adda) e molte altre cose... Un viaggio completato da cartine di riferimento e foto.


“100 Adda da scoprire” vuole essere un caldo invito a visitare un territorio che per natura si cela e non si espone. La parte più difficile della realizzazione di questa guida è stata la scelta dei 100 argomenti da trattare, non per la mancanza di luoghi, storie e scorci da scoprire ma per il motivo opposto. Il territorio attraversato dal fiume Adda, da Lecco al Po, è molto vasto, ricco di storia, arte, cultura e luoghi incantevoli. Per me è stato un grande onore descrivere, seppur in modo semplice, e divulgativo, senza pretese di completezza, le numerose testimonianze che caratterizzano la valle dell’Adda. Castelli, santuari, archeologia industriale, battaglie, storie, tradizioni, parchi, riserve naturali e paesaggi fiabeschi aspettano solo di essere scoperti (Prefazione dell’Autore). 

TITOLO: 100 Adda da scoprire da Lecco al Po
AUTORE: Rimoldi Alessio
EDITORE: Dominioni (collana CentoeCinquanta)
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lunedì 22 settembre 2014

UN INUIT DEL LARIO IN KAYAK TRA GLI ICEBERGS (parte seconda)


DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO IN KAYAK
Siamo partiti da Narsaq, che abbiamo raggiunto dall’aeroporto di Narsarsuaq con una navigazione di circa 1 ora su gommoni veloci. Dal fiordo di Narsaq abbiamo navigato in kayak in senso orario attraverso un dedalo di isole e fiordi: le prime notti presso le isole di Tuttutooq, poi abbiamo attraversato il grande fiordo di Ikersuaq, largo circa 5 km. L’attraversamento del fiordo è stato effettuato in diagonale ed è durato un paio di ore. Qui abbiamo visto da vicino i primi icebergs che vengono rilasciati molto più a nord dal fronte glaciale e discendono piano piano fino a gettarsi nell’oceano aperto. Un iceberg più veloce degli altri stava per collidere con il nostro kayak, abbiamo dovuto pagaiare tutto a un tratto velocissimi per evitarlo!!!


Estratto carta topografica di Narsaq; i puntini indicano la rotta, i cerchi i campi tenda

Attraversato il fiordo di Ikersuaq, ci siamo addentrati nel fiordo di Qalerallit dove abbiamo raggiunto ed ammirato diversi fronti glaciali che discendono dall’Inlandis (calotta polare). Da questi fronti glaciali si staccano alcuni icebergs, talvolta di dimensioni notevoli. L’avvicinamento con i kayak ai fronti glaciali dunque è possibile fino a poche centinaia di metri per sicurezza. Dal fiordo siamo inoltre riusciti a effettuare un’escursione sul ghiacciaio in prossimità di una lingua abbastanza poco pendente con pochi seracchi ben visibili e dunque in sicurezza. La vista dei fronti glaciali con le loro pareti di ghiaccio alte da decine a centinaia di metri strapiombanti sul fiordo è qualcosa di indescrivibile. Difficile è stimare le dimensioni delle montagne e dei ghiacciai in un ambiente dove mancano riferimenti conosciuti, quali alberi o costruzioni, ma la vista si apre su scenari incredibili. Si scorge la calotta polare al di sopra delle lingue glaciali; incredibile immaginare come la calotta continui per oltre 2000 Km in direzione nord immutata!

Slalom tra gli icebergs

Il ritiro dei ghiacciai in Groenlandia è stato accentuato in particolare negli ultimi 10 anni. Alcune lingue glaciali già non raggiungono più il mare. Sulle lingue glaciali si intravedono e attraversano fiumi di scioglimento sopraglaciale, si scorgono seracchi e numerosi inghiottitoi. Dall’aereo in volo è stato possibile osservare anche numerosi laghi sopraglaciali, oltre ai Nunataaks che sporgono dalla calotta. 


Svuotiamo i kayak per il campo di fronte alla calotta

Dal fiordo di Qalerallit, abbiamo continuato la navigazione sotto costa, passando per una penisola, poi ancora sull’isola di Tuttutooq, visitando alcuni piccoli resti archeologici sia di popolazioni inuit che vichinghe. Sporadiche case di pescatori/cacciatori inuit di recente costruzione si incontrano qua e là, circa ogni ventina di kilometri; poche barche e uno sporadico gruppo di altri kayaker sono stati quasi gli unici incontri fatti nel giro di due settimane, a parte i numerosi caribù!


Pausa pranzo di fronte alla calotta polare

IMPRESSIONI
Pagaiare in mezzo ai fiordi glaciali, in completa autonomia, con mare calmo e sole che talvolta ricorda addirittura scenari e colori mediterranei è una esperienza impagabile. La grandiosità dei paesaggi artici difficilmente viene resa dalle fotografie. Incredibile è la sensazione di fronte alla vista degli icebergs: ogni iceberg assume colorazioni e forme differenti; quando il ghiaccio si muove si odono in continuazione i boati del ghiaccio che si spacca che assomigliano a tuoni e rimbombi di un temporale! Ogni volta che un piccolo o grande pezzo di un iceberg si stacca, muta il suo baricentro e quindi l’iceberg incomincia a dondolare o a ribaltarsi, per lo più in maniera molto lenta o con numerose oscillazioni, più rari sono i ribaltamenti improvvisi; sorprendente invece è l’onda che ne scaturisce. Mi sarei aspettato un’onda veloce e alta come quando viene lanciato un grande sasso nell’acqua con violenza, invece le onde che partono dall’iceberg sono abbastanza lente, si disperdono circolarmente ma senza agitare eccessivamente l’acqua, arrivano lunghe e poco percepibili una volta raggiunto il kayak; ogni movimento dell’iceberg è accompagnato da un rumore più o meno forte che annuncia il ribaltamento! La dimensione degli iceberg incontrati va da pochi decimetri a diversi metri, in qualche caso oltre una ventina di metri di altezza fuori dall’acqua, pur trovandoci a decine di Km lontani dal fronte glaciale che li ha scaricati in mare.

Antico ghiaccio blu riaffiora dal ghiacciaio

Per chi è abituato ai paesaggi alpini, quelli della Groenlandia del Sud sono maestosi eppure familiari: ricorrono le forme glaciali tipiche dei nostri ecosistemi alpini: la morfologia glaciale a U, le morene, i laghetti glaciali, i massi erratici, la tundra e la vegetazione micro-arbustiva ricca di mirtilli, betulle e salici nani, i suoli periglaciali, i detriti e le rocce. Buona parte della crosta tettonica qui è di composizione granitica. L’ambiente è simile ma enormemente più grande come dimensioni! Gli animali incontrati ricordano in parte la fauna alpina: volpe artica, pernice artica, caribù, lepre artica, aquila dalla testa calva.

Caccia fotografica al Caribù, maschio


Ovviamente, si aggiungono le foche nei fiordi; diversamente dal Nord Europa e dall’Islanda, le foche in Groenlandia non scendono mai a terra, restando sempre molto schive in acqua, probabilmente a causa della caccia persistente presso gli Inuit. Decisamente sporadico qui nel sud è l’orso polare, che non abbiamo incontrato; qui giunge per lo più attraverso iceberg o pack provenendo dal Canada. Peccato invece non aver avvistato megattere nei fiordi. La caccia fotografica ai Caribù, animali semidomestici al pari delle renne in Scandinavia, è stata spesso fruttuosa. Pagaiare in mezzo agli icebergs, soprattutto quando si fanno più fitti e bisogna effettuare numerose manovre per attraversarli indenni, è stata una delle più forti e nuove emozioni vissute!


Pagaiando tra icebergs di altezze notevoli

Nel futuro già sogno come possibile meta il Nord Ovest della Groenlandia, dove si può pagaiare in mezzo ad icebergs giganti ma con il sole perennemente sopra l’orizzonte. 


Foto storica: Inuit sul kayak

Io, di fronte alla calotta polare

 
Testo e foto di Mauro B. (Inuit del Lario-CK90)