dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." Tiromancino
martedì 24 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
LA PESCA SUL LARIO TRA PASSATO E PRESENTE (seconda parte)

giovedì 19 novembre 2009
Flaghéé “LE BANDIERE DEL LARIO”

I due assesi utilizzeranno infatti una canoa polinesiana a quattro posti, irribaltabile ed irrovesciabile, progettata da Alessandrini per chi, senza esperienza o affetto da disabilità fisiche, vuole avvicinarsi in piena sicurezza al mondo della canoa. L’equipaggio risalirà lungo le sue sponde raccontando giorno per giorno la loro avventura tra le meraviglie della natura, della storia e della cultura lariana portando con loro il messaggio di unione ed appartenenza simboleggiato dalle oltre 40 bandiere riunite in un’unica ghirlanda.
Al termine del loro viaggio saliranno sul Monte San Primo, la montagna più alta del Triangolo Lariano, e con una piccola cerimonia esporranno ai venti del lago la ghirlanda di bandiere così come hanno fatto in Himalaya. Giovani e anziani, abili e diversamente abili insieme per portare le bandiere della nostra terra attraverso il lago e le nostre montagne, insieme perché i nostri venti, la Breva ed il Tivano, diffondano per il mondo le preghiere lariane.
«In 3 mesi abbiamo percorso oltre 3500km attraverso l’India, oltre 400km a piedi salendo fino a 6000 metri di quota per portare le bandiere di Como quanto più in alto potevamo. Questo è stato il nostro recente viaggio. » - racconta Davide - «Ora giochiamo in casa, abbiamo davanti a noi solo i 160km in canoa del periplo del lago ed i 1600metri del Monte San Primo ma la vera sfida sarà superare le distanze tra la gente e dare voce allo spirito del nostro lago. Sarà un grande viaggio! »
www.cima-asso.it/flaghee/
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lunedì 16 novembre 2009
LA PAGAIA DA MARE
Le pagaie più diffuse tra i kayakers moderni sono quelle a pale incrociate, mentre le tradizionali pagaie groenlandesi sono dritte, cioè hanno le pale disposte sullo stesso piano. Quale tipo scegliere? Noi non abbiamo dubbi: se gli antichi abitatori dei grandi ghiacci avessero voluto dotarsi di pagaie a pale incrociate, lo avrebbero fatto senza problemi. Sono tanti i vantaggi offerti dalle pagaie groenlandesi (minor affaticamento nei lunghi percorsi, ridotto effetto vela in presenza di forte vento da prua, maggior facilità nell’esecuzione degli appoggi istintivi, possibilità di effettuare diverse manovre a pala lunga, etc…) che viene spontaneo chiedersi perché non siano le più diffuse tra i kayakers moderni. Una bella domanda. Forse è solo questione di abitudine.
Una buona pagaia da mare deve possedere alcuni requisiti fondamentali. Innanzitutto deve essere robusta, per ovvi motivi, poi deve essere leggera, per consentire al kayaker di pagaiare per molte ore di seguito. Non troppo, però, dato che deve mantenere una certa inerzia durante la pagaiata in avanti. Il manico deve essere abbastanza rigido, e in tal senso è ideale la fibra di carbonio; l’alluminio è sconsigliato, ottimo anche il legno. Il kayaker deve poter impugnare la pagaia comodamente, e a tal scopo il manico deve essere di sezione leggermente ovale in corrispondenza dei punti di presa, il che aiuta anche a individuare la posizione delle pale rispetto all’impugnatura.

Le pale possono avere superfici piatte, curve o a cucchiaio, con profilo squadrato, curvilineo o asimmetrico. Inutile sottolineare che la configurazione delle pale è un fattore di estrema importanza. Per minimizzare le turbolenze, esse devono immergersi dolcemente in acqua, senza provocare spruzzi. Ogni spruzzo che si produce significa energia che si perde. Le pale più efficienti sono quelle a cucchiaio. Tale conformazione garantisce una maggiore propulsione, ma è troppo marcata e tende a provocare molti spruzzi. Per quanto riguarda il profilo, quello curvilineo – e ancor più quello asimmetrico – consente alla pala di immergersi piuttosto dolcemente.
Con vento al traverso, una pagaia provvista di pale lunghe e sottili è meno soggetta alle raffiche. Questo perché viene immersa con un angolo più acuto, perciò resta con la pala inattiva più bassa sulla superficie dell’acqua. Con vento in poppa, la pagaie groenlandesi beneficiano dell’effetto vela dovuto alla maggior esposizione della pala inattiva, il che favorisce la progressione. Col vento al traverso, invece, questo tipo di pagaia offre una minima resistenza all’aria, a tutto vantaggio della stabilità. Così non è col vento contrario, per quanto sia modesta la resistenza. Occorre aggiungere che l’uso della pagaia groenlandese, eliminando l’esigenza di ruotare il polso della mano attiva, riduce al minimo il rischio di insorgenza di tenosinoviti all’avambraccio.
giovedì 12 novembre 2009
LIBRI - SOLDI SUDATI

AUTORE: Sala Lucia
EDITORE: New Press
192 pagine, 2008
martedì 10 novembre 2009
II° CINEFORUM INUIT - 2009/10
lunedì 9 novembre 2009
LA CANOA ESPLORA IL MONDO – XXII EDIZIONE

La XXII edizione si terrà Sabato 14 Novembre 2009 alle ore 20:30, al Centro San Fedele in via Hoepli 3/5 a Milano.
ALASKA di Livio Bernasconi
giovedì 5 novembre 2009
LA BANDIERA E LO STEMMA DEL NUNAVUT
Il simbolismo racchiuso nello stemma, invece, è molto più complesso: al centro domina un tondo che rappresenta il cosmo; nella parte inferiore l’inukshuk rappresenta l’amicizia e la qulliq, la lampada di pietra saponaria, la luce ed il calore della famiglia e della comunità; nella parte superiore le cinque sfere dorate rappresentano ognuna le proprietà di dare vita del sole quando, ondeggiando sopra e sotto l’orizzonte, illumina il giorno della nascita del Nunavut; la stella polare al centro rappresenta la saggezza incrollabile degli anziani; più in alto, l’igloo rappresenta la vita tradizionale e significa la “sopravvivenza”, ma simboleggia anche i membri dell’Assemblea legislativa che si riuniscono per il bene del Nunavut, con la corona reale sovrastante che rappresenta il Governo democratico del popolo del Nunavut e l’eguale valore di questo territorio con gli altri territori e province della Confederazione Canadese. I due animali sacri, tuktu (caribù) e qilalugaq tugaalik (narvalo), gli animali della terra e del mare parte dell’ecosistema del Nunavut, costituiscono il nutrimento per gli esseri umani. Nella parte inferiore dello stemma sono rappresentati la terra ed il mare, rispettivamente sulla sinistra sotto gli zoccoli del caribù e sulla destra sotto la coda del narvalo, e sono raffigurate tre importanti specie di flora artica. Il motto, scritto alla base dello stemma, recita “Nunavut Sanginivut”: Nunavut, la nostra forza!
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lunedì 2 novembre 2009
LA PESCA SUL LARIO TRA PASSATO E PRESENTE (prima parte)
Senza dubbio nei secoli scorsi venivano catturati alcuni pesci che oggi sono totalmente scomparsi dalle sue acque. E’ il caso ad esempi di alcune specie migratrici, che potevano risalire il Po attraverso l’Adda, senza trovare il cammino sbarrato dalle dighe che ora interrompono il corso di tutti i nostri fiumi principali. Tra di essi ricordiamo la Cheppia, forma migratrice da cui deriva l’attuale Agone, specie stanziale nel Lario. La Cheppia era probabilmente presente nel Lario da maggio a settembre, mese in cui faceva ritorno al mare dopo essersi riprodotta nelle nostre acque. La più recente segnalazione sulla risalita delle cheppie fino ai grandi laghi subalpini risale alla prima metà del secolo XIX, quando Maurizio Monti ne attestò la presenza nel lago Maggiore.

E’ probabile che anche gli storioni potessero occasionalmente risalire nel Lario. Francesco Ballerini ne testimoniò così la presenza nel vicino Verbano: “L’anno 1609 fu sovente veduto nel lago Maggiore un pesce marino nominato sturione, stimato più di 400 libbre grosse (130 kg.)”.
Le giovani anguille in passato dovevano risalire numerose dall’Adriatico dirette alle profonde acque del lago, dove si accrescevano fina a raggiungere la maturità sessuale per poi ripercorrere il cammino inverso e migrare sino al lontanissimo Mar dei Sargassi per la deposizione delle uova. Già nel 1923, però, come riportato in una tabella sui pesci del Lario redatta in quell’anno da E. Pirola, vennero immesse artificialmente un milione di giovani anguille, a sostegno di una popolazione che, evidentemente, dava i primi segni di declino. Oggi, la presenza delle anguille nel Lario è strettamente connessa con le massicce operazioni di semina che vengono annualmente effettuate, essendo loro preclusa ogni possibilità di risalita naturale dal mare.
Un’altra testimonianza sulla pesca lariana nel passato, che ci dà importanti indicazioni sulla fauna ittica allora presente, è raccolta nell’opera di Maurizio Monti, che nel 1846 descrive i pesci della Diocesi di Como. La trota di lago – scrive il Monti – era “copiosa e di carni gustosissime” e, nel mese di settembre in Alto Lago “si possono prendere più di 90 trote per mattina” mentre nel Lago di Mezzola “si presero colle gueglie in un giorno mille libre di trote (327 kg.)”. Oggi tale valore non è probabilmente raggiunto dal pescato annuale di trote, a testimonianza del declino subito da questa specie in conseguenza del peggioramento della condizioni ambientali del lago e dei suoi principali affluenti. Sempre il Monti ricorda che il Barbo veniva pescato “a cento libbre (33 kg.) e più per volta”, che “l’anno 1841 a Lezzeno e Lenno due pesche montarono per ciascuna a 3000 libbre (980 kg.) di pighi”, che “un pescatore di Carate l’anno 1835 sotto le mura di Como prese in un momento meglio di 200 libre (654 kg.) di alborelle” e che “l’anno 1832 la pesca del luccio rese cento zecchini a quei di Gera” (Monti 1846).
giovedì 29 ottobre 2009
USCITE DOMENICALI INVERNALI IN KAYAK DA MARE SUL LAGO DI GARLATE
Con l'arrivo dell'autunno e l'accorciarsi delle giornate, si ripristina il classico appuntamento Domenicale dell'uscita in kayak mattutina sul Lago di Garlate (LC).
La prima uscita si terrà Domenica 1 Novembre e il ritrovo è fissato presso la sede nautica del CK90 a Vercurago (LC) alle ore 9:00.
L'uscita Domenicale partirà sempre dalla spiaggia di Vercurago e i percorsi saranno abbastanza brevi, circa una decina di chilometri (il giro del Lago di Garlate oppure escursione fino a Lecco e ritorno) in modo da essere di nuovo alla sede nautica per l'ora di pranzo.
Lo scopo di queste uscite, oltre al fatto di rimanere in allenamento durante la stagione fredda, è quello di un momento di ritrovo e di aggregazione anche con kayakers non iscritti alla nostra associazione. Infatti ricordo a chi non è del CK90, che le uscite Domenicali sono riservate ai soci per quanto riguarda l'uso dei materiali sociali (kayak, pagaie, spogliatoi e docce...) ma, per fortuna, le acque sono libere... e se qualche pagaiatore Lombardo e non, in autonomia, vuole farci compagnia ben venga!
Vi aspetto numerosi!
Per informazioni contattare Corrado (Nerrajaq) tel. 347-2913215
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lunedì 26 ottobre 2009
RECUPERI E SALVATAGGI

L’autosalvataggio può essere effettuato grazie al paddle float, un galleggiante che si fissa a una estremità della pagaia, appoggiando poi questa a poppa del pozzetto, si ottiene un bilanciere che facilita notevolmente la manovra di risalita in barca. In alternativa si può eseguire l’eskimo. Per rientrare nel pozzetto si effettua una mezza capriola sotto il kayak, poi attraverso una spazzata, magari a pala lunga, si ristabilisce l’equilibrio. Con un valido sistema di svuotamento (una pompa di sentina), questa manovra permette di risolvere situazioni critiche in tempi molto rapidi.
Il salvataggio assistito è quello che prevede l’aiuto di uno o più kayakers del gruppo. Una volta in acqua, l’intervento del compagno può facilitare le cose, sia per la risalita, sia per lo svuotamento. I kayak da mare moderni, grazie alla presenza delle paratie stagne e al fatto che il ponte anteriore è di solito più alto di quello posteriore, possono essere svuotati con facilità anche in acqua ruotandoli e sollevandoli leggermente.

Le tecniche di recupero così come i salvataggi di qualunque tipo, devono essere provate e riprovate, coinvolgendo gli amici con cui si pagaia più spesso. E’ preferibile frequentare un corso per apprendere bene le diverse manovre utili ad acquisire un completo controllo del kayak. In seguito non resta che praticare assiduamente, magari partecipando alle manifestazioni che sempre più spesso vengono organizzate nella nostra penisola e all’estero.
Le ultime due foto ci sono state gentilmente fornite dalla cara amica di pagaia Tatiana Cappucci.
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mercoledì 21 ottobre 2009
DUE "INUIT DEL LARIO" SONO DIVENTATI ISTRUTTORI SOTTOCOSTA!!!

Domenica scorsa, 18 ottobre 2009, a Porto Ercole (GR), è giunto finalmente a conclusione il Corso Istruttori Kayak Da Mare 2009 di Sottocosta, una splendida e stimolante esperienza iniziata nel mese di maggio. Gli aspiranti istruttori ammessi al corso erano 9, provenienti un po’ da tutta Italia: Vincenzo dalla Sicilia, Luciano e Jacopo dalla Toscana, Franco dalla Liguria, Umberto dalle Marche e 4 lombardi, tra i quali oltre a Marco e Andrea, due Inuit del Lario: Mario e Felice detto "Eppiluk", ovvero il sottoscritto.Il corso è stato abbastanza impegnativo perchè gli argomenti trattati erano tanti e il livello di preparazione richiesto era alto. Abbiamo approfondito sia la tecnica dell’andare in kayak, che tutti gli aspetti legati all'insegnamento, le manovre di salvataggio e le nozioni base di primo soccorso, la lettura della costa e le carte nautiche, tecniche di marineria, meteorologia, attrezzature… e tanto altro.
L’esito finale dell’esame è stato che Sottocosta si ritrova con 9 nuovi istruttori!!!
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Approfitto di questa occasione per ringraziare, anche a nome di Mario, Sottocosta per quanto ci ha passato in termini di preparazione, stimoli e motivazione. Ringraziamo tutti i formatori per la grande professionalità, umanità e simpatia con cui hanno svolto il corso, così come tutti gli istruttori ed amici che hanno collaborato. Ringraziamo tutti i compagni di corso per l'amicizia e l'affiatamento. Personalmente, oltre naturalmente alla gioia di esser diventato istruttore di kayak da mare, sono contento di aver conosciuto così tanti nuovi amici, e onorato di essere entrato a far parte della famiglia di Sottocosta... davvero una bella esperienza!!
lunedì 19 ottobre 2009
LIBRI - IL MERAVIGLIOSO UNIVERSO DEL GRANDE NORD

giovedì 15 ottobre 2009
SE L'EFFETTO SERRA FA FIORIRE LA GROENLANDIA

SE L'EFFETTO SERRA FA FIORIRE LA GROENLANDIA
L'isola dei ghiacci beneficiata dal cambiamento climatico
Articolo di Francesca Paci, "La Stampa" 13.09.2009
Segnalato da Marco “Eko” Ferrario.
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lunedì 12 ottobre 2009
I “MISSOLTINI”: ANTICHE TRADIZIONI LARIANE
La soluzione più utilizzata sembra essere stata quella della salagione, pratica basata su regole empiriche, la cui applicazione sui pesci d’acqua dolce venne testimoniata in forma scritta gia nel XV secolo, nel Libro de arte coquinaria di Mastro Martino da Como. In verità, per gli agoni, non si trattava di semplice salagione: ad essa venivano abbinati l’essiccatura e un lungo periodo di pressatura, che avveniva dopo che gli agoni erano stati disposti all’interno di piccoli tini di legno. Quest’ultima operazione, oltre allo scopo di rendere il prodotto meno soggetto all’irrancidimento eliminando il grasso superfluo, aveva quello non meno importante di fornire ai pescatori olio lampante per l’illuminazione delle loro modeste abitazioni. Si trattava di un metodo di conservazione efficace pur basandosi su elementi semplici e naturali: le tre esse, dicevano i pescatori, il sale, il sole, i sassi.

Oggi, pur essendo nettamente migliorate le condizioni generali della popolazione, i missoltini non sono stati dimenticati; sulle rive del Lario sono ancora parecchi i pescatori di professione che si dedicano alla preparazione di questo prodotto cercando di seguire le tecniche e gli accorgimenti tramandati oralmente e via via perfezionati nel corso degli anni; la salagione e l’essiccatura vengono praticate con le medesime modalità di allora, mentre la pressatura avviene oggi in contenitori metallici a cui viene applicato uno speciale torchio la cui azione, di intensità regolabile, favorisce la perdita di acqua e grassi.

In seguito alla rivalutazione di tutti i prodotti alimentari tradizionali, anche la collocazione commerciale dei missoltini ha oggi mutato radicalmente; infatti, essi non rivestono più il ruolo originario che li ha visti per secoli comparire come genere alimentare di prima necessità, bensì hanno assunto quello di specialità gastronomica ad elevato valore aggiunto, che compare sempre più comunemente nei ristoranti e nei negozi di gastronomia più affermati.

Allo scopo di verificare le reali caratteristiche e la qualità del prodotto, l’intero processo di lavorazione è stato recentemente seguito controllando l’evoluzione chimica e microbiologica dei missoltini in tutte le loro fasi tecnologiche, a partire dal materiale fresco fino al prodotto finito. L’indagine ha rilevato, oltre a una notevole qualità nutrizionale legata in particolare alla componente lipidica, un’ottima situazione dal punto di vista igienico. E’ infatti da sottolineare la completa assenza di microrganismi contaminanti, tanto che la carica batterica totale va riferita esclusivamente a batteri alofili e a lattobacilli, la cui presenza è da considerarsi senz’altro positiva poiché, come avviene anche per gli alimenti conservati con metodologie più moderne, è indice di una buona conservazione.E’ stata quindi confermata anche su basi scientifiche una felice intuizione degli antichi abitatori del Lario; essi avevano capito, basandosi semplicemente sull’esperienza, che quella era per loro l’unica via possibile per sfruttare appieno le insostituibili risorse lacustri; per noi, oggi, i missoltini rimangono una gustosa testimonianza della vita e delle antiche tradizioni lariane.
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