"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D. (Scuola di canoa da mare F.I.C.K.)

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 17 giugno 2013

LO ZAFFERANO, IL GABBIANO SCURO


Ordine Charadriifromes, famiglia Laridae, il suo nome scientifico è Larus fuscus. Con 52-64 cm di lunghezza corporea, zampe e becco gialli, è molto simile al Gabbiano reale mediterraneo, dal quale si distingue per la silhouette più sottile ed aggraziata e, negli adulti in estate, per il piumaggio nero sul dorso e sulle ali e l’assenza di macchie bianche sulla coda; in inverno il nero sbiadisce e striature grigie compaiono sul capo e sul collo. Più difficile la distinzione di specie nei giovani, che presentano becco nero, piumaggio nero-marrone con striature grigie su capo, petto e ventre. 



Nidifica in colonie su coste alte, costruendo il nido in cima alle falesie, o su scogli affioranti, ma scegliendo ambienti piuttosto accessibili, quali pianeggianti lande erbose, sia costiere che interne. Al di fuori della stagione riproduttiva occupa habitat costieri e pelagici, ma si trova anche all’interno, in prossimità di laghi, fiumi o canali; la sua dieta onnivora lo spinge a frequentare ambienti di ogni genere, incluse le discariche, dove spesso si alimentano interi stormi. Come gli altri gabbiani, la macchia rossa sul lato del becco ha una funzione legata alla comunicazione con la nidiata: i pulcini la picchiettano con il loro becco per indurre il genitore a rilasciare il cibo. 




Il suo areale si estende dall’Islanda agli Urali, con siti di nidificazione sia sulle coste che all’interno della Finlandia e in Russia settentrionale, e siti di svernamento distribuiti sulle coste atlantiche, dove si trovano popolazioni residenti, sulle coste mediterranee e in Africa. In Italia, dove è svernante regolare, frequenta principalmente le coste, ma anche i corpi d’acqua interni; in Lombardia lo si ritrova infatti lungo il corso occidentale del Po e nella porzione meridionale del Lago di Garda. L’intera popolazione è stimata tra le 210.000 e le 250.000 coppie, con un aumento demografico nella porzione occidentale del suo areale, per la diffusione della pesca commerciale e delle discariche e un calo nelle popolazioni orientali, in seguito al declino delle riserve di pesce. In Italia svernano circa 2.000 individui, tra cui alcune decine in Lombardia. 



lunedì 10 giugno 2013

LIBRI – CON I PIEDI NELL’ACQUA

Il poeta-cantautore Filippo Andreani, il giornalista-intervistatore Alessio Brunialti e Cecco Bellosi sono stati ospiti alla Libreria Feltrinelli di Como il 31.5.2013 per la presentazione del libro "CON I PIEDI NELL'ACQUA" di Cecco Bellosi. 




"Questa sera (31/05/13) alla Feltrinelli di Como, sono arrivato pochi minuti dopo le 18, la libreria era già piena di gente, i posti a sedere al completo, non rimane che stare in piedi tra gli scaffali di libri ad ascoltare Cecco che con cordiale simpatia racconta le memorie della sua terra, terra di acqua di Lago e di Laghèe, terra di monti e di confine, terra e memorie anche di noi tutti. Questa sera in libreria è presente una generazione che ha vissuto il decennio delle utopie e qui si specchia un poco, forse anche malinconicamente, guardandosi le rughe e negli occhi, c'è anche qualche giovane che ha sete di conoscenza e vuole capire, altri, meno giovani, della stessa generazione di Cecco, la generazione del immediato dopo guerra, c'è la gioia e l'ironia di Cecco che esprime sempre la voglia anzi la necessità di lottare per vivere, pur con una consapevole e lucida analisi dei tristi tempi di oggi, tempi ormai privati dal senso di identità e di appartenenza alla comunità. Ci si chiede perché, come è potuto accadere? Cecco racconta episodi di vita e della sua vita, Racconta di personaggi conosciuti durante gli anni di insegnamento ai corsi delle 150 ore, quando i suoi allievi erano gli operai delle Acciaierie Falk di Dongo ed era lui stesso ad imparare e capire il "sapere operaio", racconta di mitiche storie di contrabbando tra queste valli, di partigiani, racconta del femminismo delle donne di Colonno, confessa che il macellaio di Argegno non era altro che suo padre, ci racconta del poetico dialetto Tremezzino, di mitici cuochi di Argegno, di crotti e osterie vere, dei laghèe della Cavagnola, uno dei luoghi più "terribili" e misteriosi del lago, ci racconta anche dei profondi valori di questa gente spesso considerata "irregolare", come Cecco piace definire gli amici e se stesso. È un racconto intenso, aneddoti ricchi di significati narrati con disincanto e ironia che individua chiaramente gli antichi valori di lealtà e l'operosità propria dei laghèe. In questa giornata particolare (funerale laico di Franca Rame) Cecco ha parole anche per Lei, ci ricorda che Dario Fo e Franca Rame hanno soggiornato per alcuni anni nella loro casa di Cernobbio e ricorda che il figlio Jacopo, che allora frequentava la terza media della scuola di Cernobbio, fondò un giornalino di politica e fumetto chiamato "il sanpietrino", era l'alba del '68. "Con i piedi nell'acqua" deve essere un gran bel libro, lo acquisto, e ti ringrazio Cecco per la dedica che hai fatto per i miei figli. Grazie Cecco."


La presentazione del libro e la chiacchierata con Cecco è stata intervallata da alcuni brani del bravissimo giovane poeta cantautore Filippo Andreani. 

 

Sul retro di copertina, una considerazione di Davide Van Da Sfross.



Fotoritratto di Cecco Bellosi.

Testo di Marco EKOKAYAK Ferrario.
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lunedì 3 giugno 2013

LAGHI LOMBARDI E PISTE CICLABILI: UN PERFETTO ACCORDO





La Regione Lombardia ha approvato il progetto Passaggio sull’Adda. Da Leonardo a Expo: circuiti e itinerari sostenibili oltre il 2015 sul bando asse 4 Expo 2015. L’Assessorato alla Mobilità e Trasporti e l’Assessorato al Turismo della Provincia di Lecco sin dalle prime fasi della progettazione hanno condiviso con il Parco Adda Nord, ente capofila, con la Provincia di Bergamo e gli altri Enti interessati l’idea di favorire la creazione di itinerari e percorsi lungo l’Adda, puntando così a migliorare la fruizione turistica del territorio anche in vista dell’Expo 2015. 




Il progetto approvato permetterà nel giro di 36 mesi la riqualificazione di alcuni tratti di piste ciclabili già esistenti, il completamento dei tratti mancanti, la valorizzazione di siti di interesse turistico, la realizzazione di iniziative di promozione per l’intero progetto lungo il tratto d’Adda da Lecco a Milano. A beneficiare del contributo del 40% dei costi degli interventi saranno lungo i nostri laghi: • Consorzio per la Gestione del Parco Adda Nord (201.499 euro) per coordinamento progetto. • Provincia di Lecco (260.000 euro) per la realizzazione del ponte ciclabile dell’Adda con la riqualificazione del ponte ferroviario dismesso che permetterà il collegamento tra Calolziocorte e Olginate • Comuni di Calolziocorte (120.800 euro) e di Olginate (79.678 euro) per il completamento dei percorsi ciclabili lungo l’Adda che permetteranno l’accesso al ponte stesso. 



• Comune di Airuno (86.735 euro) per il progetto Pedaladda, che permetterà il collegamento ciclabile tra il fiume Adda e il centro abitato. •Comune di Malgrate (418.195 euro) per il completamento degli interventi sul lungolago • Comune di Vercurago (99.200 euro) per la realizzazione del tratto di ciclabile fino al confine con Lecco e la riqualificazione ambientale della località Canneto. • Comune di Lecco (260.592 euro) per il completamento della pista ciclabile di Rivabella . • Ecomuseo Adda di Leonardo (24.000 euro) per Mappe di Comunità a Robbiate, Imbersago, Paderno d’Adda, Cornate, Trezzo, Villa d’Adda. 



Buona parte delle opere previste sono state completate in questo periodo oppure sono rese già fruibili in attesa di opere minori di completamento (fondo ciclo-pedonale) e di arredi urbani (cestini rifiuti, panchine, aree di sosta). In particolare è possibile percorrere gli anelli completi attorno ai laghi di Garlate ed Olginate. Passando da Malgrate il percorso si collega poi agli altri laghi Briantei di Oggiono, Pusiano, Alserio. 




La Ciclabile Lecco-Vercurago passa anche dalla nostra sede del CK90 (Canoa Kajak 90) in via Lungolago Aldo Moro. Il percorso ciclabile si estende poi in altre direzioni lungo l’Adda e il Naviglio Martesana fino a Milano e lungo l’Adda e il Canale Vacchelli fino a Cremona. 




Testo del Luis (Inuit del Lario) .

lunedì 27 maggio 2013

LIBRI – IN EQUILIBRIO SULL’ACQUA


Dopo anni di assenza, è in commercio la nuova edizione del famoso libro di Francesco Salvato intitolato “In Equilibrio sull'Acqua". Il libro, dedicato all'acqua bianca ma non solo (infatti alcune pagine trattano il kayak da mare), è idoneo per i canoisti di tutti i livelli, molto ben fatto ed utilissimo come riferimento per imparare o ripassare la tecnica. La nuova edizione è stata ovviamente rivista ed aggiornata.

Un libro vivamente consigliato dagli Inuit del Lario!!! 

Un manuale dove si affronta tutta la moderna tecnica del kayak con precisione e competenza e dove traspare la trentennale esperienza dell’autore. Il testo è coadiuvato da numerose foto e da disegni tecnici, oltre a diverse immagini che trasmettono la bellezza e la vera essenza dell’andar per fiumi. La divisione del libro in 11 parti facilita la lettura in relazione alle esigenze dei vari livelli e rende il testo dinamico e versatile. Dopo le basi si affronta la tecnica in acqua piatta, viene descritto il fiume prima di definire la tecnica in acqua mossa, dalle manovre di base ai segreti del boof, fino alle strategie evolute. Immancabile la parte sulla sicurezza e sulla dinamica della discesa. Una parte sulla canoa da mare, apre spazio ad un modo di far canoa in grande evoluzione. Il free style viene trattato ampiamente; molto stimolanti la parte sulla preparazione fisica e la parte finale con numerosi spunti di approfondimento del vasto mondo della canoa. Manuale indispensabile nella biblioteca di un canoista! Viaggio ne l mondo della tecnica de l kayak per poter diventare un canoista in equilibrio. 

TITOLO: In equilibrio sull’acqua
AUTORE: Francesco Salvato
EDITORE: Free Flow www.freeflowkayak.it
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lunedì 20 maggio 2013

L’AIRONE GUARDABUOI, A CAVALLO DI UNA PECORA



E’ un airone di piccole dimensioni appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Ardeidae. Il suo nome scientifico è Bubulcus ibis. Airone di forme compatte con collo e zampe relativamente corti. In inverno ha piumaggio interamente bianco ma, in periodo riproduttivo, capo, nuca e petto diventano color arancio, grazie anche alla comparsa di penne ornamentali. Il becco, corto e tozzo, è giallo per gran parte dell’anno, rossastro durante le parate nuziali. In volo, anche in periodo riproduttivo, appare quasi completamente bianco. Come gli altri aironi vola con collo retratto. 




Nidifica in colonie miste in canneti, boschetti e cespuglieti, all’interno di zone umide anche salmastre. Tra gli aironi è quello meno legato all’ambiente acquatico. Si nutre prevalentemente di piccoli invertebrati, soprattutto insetti, che vengono catturati sul terreno, tipicamente tra le zampe del bestiame al pascolo o in campi arati. Questo airone ha un’abitudine caratteristica: posarsi sul dorso del bestiame per cibarsi dei parassiti che lo infestano. Di abitudini gregarie, spesso è possibile osservare un gran numero di individui al seguito di bovini, equini e ovini. Alcune popolazioni europee sono sedentarie, altre compiono migrazioni, anche di ampia portata. 




L’areale di distribuzione europeo è in continua espansione e nel corso di questo secolo l’Airone guardabuoi ha colonizzato in maniera esplosiva persino l’America. Attualmente in Europa nidifica in Spagna, Italia, Francia, Turchia meridionale e nella regione del mar Caspio. Nel nostro Paese, dopo la prima nidificazione accertata nel 1985 in Sardegna, la specie ha preso a nidificare in Piemonte e in Lombardia. La popolazione europea è in continuo aumento ed è stimata in 70.000-90.000 coppie. In Italia, in quindici anni, si è passati da 2 a 1.000 coppie e ogni anno si verificano nuove colonizzazioni. In Lombardia sono occupate almeno 7 colonie, quasi tutte nella zona risicola del pavese (ma si osserva anche alle porte di Milano), per un totale di 250 coppie.




lunedì 13 maggio 2013

GEOGRAFIA DELL’ARTICO (1)



Le regioni artiche formano un ambiente distinto e riconoscibile fra tutte le terre emerse. Chi è stato in alta montagna può farsene un’idea approssimata: il freddo, il ghiaccio, la povertà di vegetazione sono le caratteristiche di entrambi gli ambienti. Ma l’analogia finisce qui: a contraddistinguere l’Artico sono le sue colossali dimensioni e la presenza del mare. Un oceano semigelato di quasi 25 milioni di chilometri quadrati, circondato da un territorio desolato, la tundra, quella euroasiatica e quella nordamericana, che totalizza ben 13 milioni di chilometri quadrati, pari a 1/10 della superficie terrestre. 


 

Le caratteristiche artiche possono essere riassunte in breve dai seguenti parametri: 1) alte latitudini; 2) lunghi inverni ed estati brevi e fresche; 3) precipitazioni scarse; 4) presenza del permafrost; 5) laghi e mari gelati; 6) assenza di alberi (per convenzione si definisce “albero” un vegetale quando il suo fusto emerge dalla coltre di neve). 




Non è semplice stabilire i confini della regione artica; considerando uno dei parametri ora menzionati, potrebbero essere definite terre artiche quelle che si trovano sopra il Circolo Polare Artico, cioè oltre la circonferenza tracciata sulla superficie terrestre alla latitudine di 66° 33’ 03’’ Nord, che limita i territori nei quali d’estate, almeno per un giorno, non tramonta mai il sole. Questo limite non è però assoluto, in quanto, a causa dei fenomeni di rifrazione dovuti alla densità dell’aria all’orizzonte, il sole può apparire anche al di sotto di questa latitudine, nella misura di un paio di gradi. Volendo comunque adottare il riferimento del Circolo Polare Artico, appaiono subito alcune eccezioni che ne inficiano l’esattezza; fra queste, le più vistose riguardano la baia di Hudson, che in inverno gela completamente (e che ospita un elevato numero di orsi bianchi e foche), la cui estremità meridionale è a 55° Nord di latitudine, mentre la costa norvegese, al livello del mare, alla latitudine di 71° Nord non si può considerare artica, per la rilevante influenza della Corrente del Golfo. 




lunedì 6 maggio 2013

COMUNI DEL LARIO: ABBADIA LARIANA – LAGO, ARCHEOLOGIA, SPORT (LA REMADA)



Altra spiaggia molto frequentata in Abbadia è quella di ‘Chiesa Rotta’ dove per chiesa rotta si intende la vecchia abbazia di San Lorenzo. La spiaggia è divisa in due parti: una con prato alberato – panchine - giochi bimbi – sdraio; l’altra a rapido declivio a lago, realizzata in ghiaia con prato arredato con vecchie macine di mulino a pietra – spogliatoi e docce. Nel centro troviamo bar con ristorantino – noleggio pedalò. 




Il Filatoio ‘Setificio Monti’ venne costruito nel 1818 da un industriale milanese trasferitosi sul lago di Lecco. L’edificio con annesso Museo Civico, ospita al suo interno l’esposizione di macchinari e attrezzature per la tessitura. Il setificio continuò l’attività produttiva fino al 1934, poi fu utilizzato come fonderia fino al 1985, quando acquistato dal Comune venne ristrutturato a Museo ed inaugurato nel 1998. 





Il centro Sport abbadia organizza ogni anno la tradizionale ‘Remada’, manifestazione non competitiva aperta a tutte le imbarcazioni a remi o pagaia. La remada si svolge ormai da circa 25 anni, i premi sono assegnati non ai primi arrivati ma ad imbarcazioni e gruppi di partecipanti che si sono particolarmente distinti. Nella tradizione la ‘Remada’ era una gara tra le barche delle frazioni di Abbadia e Mandello Lario. Il punto di inversione del percorso è posto alla cosiddetta ‘Torraccia’. 





La ‘Torraccia’ è stata eretta nel XII secolo per costituire probabilmente un punto di avvistamento, difesa e forse di dogana per chi accedesse ai territori a nord di Lecco. La torre è stata restaurata pesantemente a metà secolo scorso, è alta 14 mt con una pianta rettangolare di 8,2x7,5 mt. 





Abbadia è punto di approdo inserito nel programma di navigazione del Lago di Como. E’ quindi possibile dal suo pontile imbarcarsi per le altre località del lago, oppure d’estate fare un giro turistico dell’intero lago sul battello . 



Testo del Luis (Inuit del Lario)

lunedì 29 aprile 2013

PAGAIARE NEL “MOSSO”




Dopo molto anni che si pagaia, si pensa che avremmo “automatizzato” il gesto della pagaiata in avanti. Senza dubbio il gesto si è consolidato, ma non bisogna credere che la nostra pagaiata possa diventare come una ruota che compie sempre la medesima azione. Sicuri che la nostra azione non è un meccanismo di una catena di montaggio, dobbiamo ogni volta cercare di “sentire” il movimento, sempre alla ricerca del minimo sforzo e della massima resa. Si dovrebbe cercare di tenere a mente la tecnica che abbiamo imparato, ma poi, in realtà, bisogna stare attenti soprattutto a sentire che il kayak scivoli in avanti grazie alla resa del colpo. 




Basta una leggera brezza per increspare il mare o lago che sia: non bisogna mai perdere l’occasione, è un ottimo momento per affinare la tecnica della pagaiata nel “mosso”. Le onde ci creeranno instabilità: occorre rimanere morbidi con il corpo e cercare di assecondarle, tutto quello che faremo con il bacino, le cosce e i piedi non deve condizionare la parte alta del corpo che dovrà continuare a pagaiare come se fosse in acqua ferma. 




Quando si pagaia nelle onde c’è un momento in cui il kayak scivola e prende velocità e un altro in cui rallenta e sembra andare in salita. Cerchiamo di sfruttare le onde quando pagaiamo, in modo da risparmiare energia. Se poi ci troviamo in una bella situazione di onde di traslazione, proviamo a surfare: è molto divertente e un ottimo esercizio per imparare a condurre il kayak. Se si sfrutta bene l’onda si potrà evitare di pagaiare. Per mantenere la direzione adotteremo un colpo che, con piccoli aggiustamenti, sarà utilizzabile in moltissime situazioni: la timonata. La pala è inserita in acqua dietro al pozzetto in modo da poter richiamare e allontanare la poppa. 




lunedì 22 aprile 2013

IL MIGNATTAIO, UN IBIS TRA GLI AIRONI



E’ un uccello di medie dimensioni appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Threskiornithidae, comprendente gli ibis e le spatole. Il suo nome scientifico è Plegadis falcinellus. E’ un ibis completamente scuro, con becco lungo e ricurvo, capo grosso, ali larghe e arrotondate, collo lungo tenuto disteso in volo e zampe lunghe che sporgono oltre la coda, corta e squadrata. In periodo riproduttivo il piumaggio del dorso è castano scuro, con riflessi iridescenti. In inverno è uniformemente scuro con piccole macchie bianche su capo e collo. Vola spesso in piccoli gruppetti formando stormi disordinati. 




Di abitudine gregarie, nidifica in colonie sia umide a canneto, d’acqua dolce o salmastre, sia in boschi igrofili. Fuori dal periodo riproduttivo frequenta tutte le zone umide, comprese le spiagge sabbiose marine. L’alimentazione è costituita prevalentemente da insetti ma anche da molluschi, anellidi e crostacei. La ricerca del cibo viene effettuata con movimenti del becco dall’alto verso il basso. Migratore totale, sverna in varie regioni africane. 




In Europa le principali colonie si trovano nelle zone umide di Mar Nero, Mar Caspio, Albania, Grecia e Turchia. In Italia la specie, una volta più ampiamente distribuita, ha nidificato con continuità solamente in Sardegna, mentre in altre regioni è scomparsa nella seconda metà del secolo scorso per poi ricomparire con nidificazioni sporadiche e irregolari. Attualmente, oltre che in Sardegna, si segnalano nidificazioni in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Puglia. Le popolazione europea è stimata in 7.000-9.000 coppie. Negli ultimi anni in Italia hanno nidificato una dozzina di coppie. In Lombardia, la zona interessata dalle nidificazioni è quella della Lomellina. Nel corso di questo secolo ha subito un marcato decremento scomparendo da diverse località dell’Europa centrale. E’ considerato una specie in declino. 




lunedì 15 aprile 2013

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (27)





Ultimamente l’artigianato dei Ciukci ha conquistato l’opposta riva dell’Alaska: la comunità dei Ciucki, anche grazie ai vantaggiosi scambi con gli americani, sta assumendo una connotazione diversa dalle altre comunità artiche. Vi è anche da ricordare che, nonostante le pesanti critiche alle quali può essere sottoposto il sistema sovietico, l’Unione Sovietica è stata l’unica a riconoscere sotto forma di repubbliche indipendenti le varie etnie locali, i cui rappresentanti trovano oggi posto nel parlamento di Mosca. Di fatto, in Alaska e in Canada né gli Inuit, né gli indiani hanno ricevuto un analogo riconoscimento delle loro etnie; soltanto negli ultimi anni, oltre alla nomina in parlamento di un rappresentante dei loro territori, è stata concessa alla comunità una certa ripartizione dei benefici economici derivanti dallo sfruttamento minerario e energetico. 



La Groenlandia ha recentemente raggiunto l’indipendenza formale con un governo proprio. Su questa isola gli Inuit groenlandesi, si sono da lungo incrociati con i Danesi e hanno perso molti dei caratteri mongolici originari. La colonizzazione danese è comunque durata così a lungo che i più estesi legami culturali e commerciali con la madre patria sussistono tuttora; il danese risulta essere inoltre la lingua ufficiale nei rapporti con gli altri Stati. La dichiarazione di indipendenza del Paese non ha creato particolari complicazioni circa il mantenimento della grande base americana a Thule; al contrario, ai Paesi dell’Unione Europea è stata negata la possibilità di accedere liberamente alle acqua territoriali groenlandesi per svolgere le attività di pesca.





La già tesa situazione tra Europa e Groenlandia, nata da tale limitazione è incrementata da un fattore naturale: con il continuo innalzamento della temperatura verificatosi nell’alto Atlantico, banchi di pesci sempre più numerosi popolano le coste della Groenlandia. Attualmente la Danimarca sta tentando, in qualità di mediatrice, di aiutare l’Unione Europea a risolvere questa difficile situazione, mediante singole concessioni molto lucrative per la Groenlandia.






lunedì 8 aprile 2013

COMUNI DEL LARIO: ABBADIA LARIANA - STORIA, GEOGRAFIA, SPIAGGE


Il comune di Abbadia Lariana è il primo che troviamo risalendo il ramo lecchese del Lago di Como. Il terreno su cui sorge l’abitato è in gran parte quello riportato a valle dal torrente Zerbo che discende dalla montagna della Grigna Meridionale (detta Grignetta, 2.184 mtslm) . I dati principali sono: 3300 abitanti – 200 mt di altitudine sul livello del mare (escluse le frazioni montane) – 17 kmq di estensione. 



Il nome di Abbadia deriva dall’antica abbazia Benedettina di S. Pietro gemellata con quella di S. Vincenzo a Milano e detta per distinguerla meglio: Abbazia sopr’Adda poi cambiato in Abbazia Lariana. Più volte in rovina e più volte ricostruita, costituisce attualmente la chiesa di S. Lorenzo. 



La costa di Abbadia a lago è caratterizzata da diverse spiagge, un imbarcadero, un campeggio, alcuni ristoranti e B&B con accesso diretto a lago. In questo punto il Lario è profondo circa 100mt. Tra le spiagge si segnalano quella adiacente al Parco Ulisse Guzzi. 





Ulisse Guzzi è figlio del fondatore dell’omonima azienda produttrice di motociclette e si è distinto particolarmente dopo il 1943 tra le forze partigiane impegnate nel lecchese. Il Parco Guzzi è un vasto spazio verde con antistante spiaggia a ghiaia fine e sassi lunga circa 200mt e larga 20mt con prati verdi alberati. Il posto è dotato di area pic-nic, campi di pallavolo, WC, bar-ristorante. In estate il posto è frequentatissimo. 




La spiaggia più nota è però quella posta in località Pradello ai confini con Lecco, nei pressi della ben nota discoteca ‘Orsa Maggiore’ divisa in due parti: una ad accesso libero su riva scoscesa ed attrezzata solo con un bar, l’altra con accesso a pagamento e dotata quindi di sdraio, lettini, pedalò, ristorante , bar etc.. etc. La piccola "Rimini" dei Lecchesi. 



Testo del Luis (Inuit del Lario)

giovedì 28 marzo 2013

IL ROSPO, NEL LAGO A PRIMAVERA



Il nome scientifico è Bufo bufo. I maschi sono lunghi circa 8 cm, mentre le femmine, ben più grosse, possono raggiungere anche i 20 cm; sono i più grossi anfibi delle regioni europee. Ama i boschi umidi e conduce la sua vita nel sottobosco, dove di giorno se ne sta nascosto tra il fogliame ed esce solo di notte, per fare compagnia al altri insettivori specializzati, come il riccio, di cui condivide l’habitat.




L’incontro casuale con questo anfibio ha sempre destato un po’ di disagio, a volte addirittura disgusto. Eppure anch’esso ha un fascino e un’utilità indubbia dentro il sistema a maglie fitte della vita del bosco. Uno dei motivi primi dell’antipatia nei suoi confronti potrebbe essere quello della pelle, che si presenta butterata e a volte liscia; un secondo elemento potrebbe essere costituito dalle sue abitudini notturne e dalla sua lentezza; quando gli animali se ne stanno immobili al buio, fissandoti negli occhi, subentra spesso un senso di disagio, forse immotivato, ma che mette una certa apprensione. Di vero c’è il fatto che i rospi posseggono delle ghiandole sulla pelle, in particolare le due protuberanze che si notano dietro le orecchie, ai lati del capo, in grado di emettere sostanze tossiche. Anche se non sono veramente velenose, esse sono in grado di irritare le mucose di chi lo tocca.




Parente stretto delle rane, il rospo ama un po’ meno l’acqua, verso la quale si dirige solamente nel periodo riproduttivo. Quando viene la primavera, verso fine marzo, essi si risvegliano dal sonno invernale. Come gli altri animali a sangue freddo che vivono nelle regioni settentrionali, d’inverno non possono tenersi attivi per mancanza del calore necessario, per cui devono trovarsi un rifugio, generalmente una buca sotterranea, dentro la quale ripararsi dal rigore invernale. Quando la temperatura esterna si fa mite, e la vita si rianima, anche i rospi escono dai loro rifugi, e il primo istinto è quello riproduttivo. Si mettono in movimento tutti assieme, per cui si assiste a una vera e propria migrazione verso gli stagni e i laghi. In pochi giorni, file interminabili di rospi si muovono, preferibilmente di notte ma, con il brutto tempo anche di giorno, in direzione dei luoghi dove sono nati. I maschi migrano prima, e occupano i territori in attesa dell’arrivo delle femmine.




Nei rospi la fecondazione è esterna, per cui il compito del maschio è quello di accaparrarsi una femmina, alla quale si aggrappa saldamente sul dorso, e di attendere che deponga le uova, per poi irrorarle in acqua, con il suo seme biancastro. Le uova, deposte in lunghi filari dentro un cordone gelatinoso, restano aderenti alla vegetazione acquatica, in attesa della schiusa. Non di rado i luoghi scelti per la deposizione non manterranno sufficiente acqua per tutto il tempo necessario alla trasformazione da girino a rospo, per cui molti piccoli sono destinati a soccombere.




La sua lentezza, che non gli permette l’agilità nel salto che hanno invece le rane, lo ha esposto ai pericoli della predazione; così, madre natura lo ha dotato delle ghiandole velenifere che ricoprono la sua pelle. Se un predatore, una volpe o un altro carnivoro, tenta di addentarlo, la secrezione irrita le mucose della bocca e provoca immediatamente una reazione, causando sofferenza e forte salivazione; l’esperienza resta fissata nella memoria, e ciò rende i rospi egregiamente difesi dai loro attacchi. Solo le bisce, come la natrice dal collare, suo acerrimo nemico, non gli lasciano scampo; sembrano infatti immuni dall’effetto di tali sostanze. Anche alcuni rapaci, seppure casualmente, lo predano senza danni, in quanto lacerano la sua pelle e si cibano esclusivamente delle carni e delle viscere.I rospi hanno solo due nemici. Un nemico invisibile è un dittero specifico, la bufolucilia, che depone le uova sulla sua pelle e le cui larve, dopo la schiusa, migrano e si installano all’interno delle cavità nasali, provocando gravi parassitosi che lo possono portare anche alla morte. L’altro nemico a cui non può facilmente sfuggire, visto la sua lentezza nei movimenti, sono le automobili che finiscono per schiacciarlo durante le migrazioni primaverili dal bosco al lago.




Da alcuni anni gli Inuit del Lario contribuiscono attivamente alla campagna di “Salvataggio Rospi” del WWF di Lecco nelle località lariane di Melgone, in comune di Mandello del Lario (LC), e di Onno (LC), durante la quale si raccolgono e si trasportano oltre 15.000 esemplari di rospo comune. Nei due tratti, per un fronte totale di 2 km, si alternano vari volontari di associazioni e cittadini comuni, indicativamente da aprile a maggio, nel monitoraggio della migrazione nuziale di questi misteriosi animali, appartenenti all'ordine degli anfibi, che scendono dalle pendici del Monte Moregallo, per raggiungere le rive lacustri del Lario, dove le femmine deporranno le loro uova. Il fenomeno si ripete ad ogni inizio stagione e, se tra il luogo dello svernamento e quello della riproduzione si interpone la strada, la sorte di molti rospi sarebbe segnata, schiacciati dalle auto in transito. Grazie al posizionamento di barriere speciali a monte e a valle della strada e all’impegno dei volontari, gli animali possono essere raccolti in secchielli e trasportati indenni ai luoghi di riproduzione. Da diversi anni si ripete questa operazione, che ha permesso di salvaguardare e incrementare la popolazione di anfibi che abita i boschi delle pendici del Monte Moregallo.
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Se sei interessato a partecipare puoi contattare gli Inuit del Lario!
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Foto di Riccardo Agretti e Eppiluk (Inuit del Lario).