"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

martedì 14 ottobre 2008

L’AIRONE ROSSO, IL PURPUREO SIGNORE DEL CANNETO

Oppure lo si potrebbe chiamare il purpureo signore del Lago di Annone perché lo si può incontrare andando in kayak solamente sul piccolo ma grande lago brianteo che si divide in due bacini (Annone e Oggiono). E’ un airone di grandi dimensioni appartenente all’ordine CICONIIFORMES, famiglia ARDEIDAE. Il suo nome scientifico è Ardea purpurea. Parti superiori grigio ardesia con penne del dorso allungate, vertice della testa nero con due penne filiformi nere allungate sulla nuca. Parti inferiori rossastre, collo fulvo con strisce nere che partono dalla testa e arrivano al petto. Becco e zampe lunghi con piedi molto grandi. In volo è simile all’Airone cenerino ma è più piccolo e il collo è tenuto meno incassato tra le spalle a formare una “S” più distesa.

Coloniale, nidifica in canneti di paludi e acquitrini, a quote basse. Dove è meno abbondante o in zone scarsamente adatte, si possono verificare anche nidificazioni di singole coppie. Il nido viene costruito solitamente a 60-80 cm. da terra utilizzando come supporto canne spezzate o cespugli, quando presenti. Si nutre di pesci, insetti acquatici e anfibi che cattura camminando lentamente nell’acqua o da “fermo”. Migratore pressoché totale, i principali luoghi di svernamento si trovano nelle regioni dell’Africa equatoriale fino agli estremi meridionali. Una curiosità: per contare il numero di nidi nelle colonie dei canneti si utilizzano fotografie scattate durante i voli di ricognizione a bassa quota, compiuti al termine della stagione riproduttiva.



sabato 11 ottobre 2008

INUIT CIRCUMPOLAR CONFERENCE

E’ un organizzazione che riunisce tutti i popoli dell’Artico con lo scopo di realizzare numerosi progetti, raccolte di fondi, convegni. Nel 1975, la Inuit Circumpolar Conference è diventata punto di riferimento per le Nazioni autoctone dell’Artico, che hanno opportunità, in tale occasione, di discutere delle proprie problematiche, dei progetti di sviluppo e dei metodi per concretizzarli, ma soprattutto, la Inuit Circumpolar Conference ha dato finalmente voce ai “Popoli del Ghiaccio” sul piano internazionale.
Sito ufficiale: www.inuitcircumpolar.com




giovedì 9 ottobre 2008

IL MOTORE DEL KAYAK

torsione del tronco, eseguita da QivittoqMolti pensano che il kayak sia uno sport basato sulla forza delle braccia: esso impegna invece soprattutto i muscoli del busto, mentre le braccia sono soltanto il collegamento meccanico tra il busto e la pagaia. L’importanza del busto è giustificata dal fatto che in esso sono presenti gruppi muscolari molto grandi e potenti che riescono sia imprimere maggiore forza, sia a opporre più resistenza risposto alla muscolatura degli arti superiori. Il movimento del busto è il vero motore del kayak: è paragonabile a una molla che, tramite la torsione, si carica in fase preparatoria per poi liberarsi durante il colpo.
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posizione del manico della pagaia rispetto alle spalle, eseguita da MarioIl manico della pagaia, nella posizione base, si trova parallelo all’asse delle spalle e posizionato ad una certa distanza da esse. Mantenere tale posizione durante l’esecuzione di tutti i colpi della tecnica (fatta eccezione per l’appoggio alto e l’eskimo) è il segreto per usare sempre il busto in modo corretto.
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posizione del manico della pagaia rispetto alle spalle, eseguita da Nanook

martedì 7 ottobre 2008

CARTA DEI POPOLI ARTICI

E’ un progetto per la conoscenza delle popolazioni del Grande Nord e prevede lo studio delle culture artiche e subartiche. Realizzata in collaborazione con il CNR – Polarnet, Università italiane, studiosi e ricercatori nazionali ed internazionali e con l’Aula Didattica http://www.climachecambia.it/ del Comune di Fermo. In particolare il progetto si prefigge di divulgare la conoscenza dei popoli artici in Italia; creare un data base delle popolazioni; favorire il turismo eco-sostenibile; sostenere piccole realtà museali; creare un archivio d’immagini video-fotografiche; elaborare progetti in cooperazione; realizzare spedizioni scientifiche. Il progetto, attivo dal 2003, è stato inserito anche nei programmi dell’Anno Internazionale delle Aree Polari (IPY) del 2007. Inoltre, la Commissione Scientifica Nazionale dell’Antartide, lo ha inserito come unico progetto di ricerca artico tra il ristretto numero dei programmi italiani scelti per l’IPY.
Altre informazioni sul sito: http://www.museopolare.it/; http://www.circolopolare.com/
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venerdì 3 ottobre 2008

PAGAIA TRADIZIONALE: PERCHE’? di Nicola De Florio

pagaia, arpione e kayak tradizionali InuitPer pagaie tradizionali si intendono quelle tipiche usate dagli Inuit della Groenlandia e delle isole Aleutine, a pale strette e non incrociate, quando la loro sopravvivenza dipendeva dalla caccia e dalla pesca praticata a bordo del kayak. Ebbene nella loro rudimentale costruzione, sia il kayak che la pagaia, erano il risultato della loro esperienza e dei materiali reperibili in zone così ostili. Resta il fatto che, con quelle possibilità, erano riusciti a trovare le forme e le linee perfettamente funzionali per affrontare giornate intere di navigazione in condizioni meteo alquanto avverse. Pertanto, dopo tante osservazioni e analisi sulle loro pagaie e sui loro kayak, abbiamo constatato che per medi e lunghi percorsi, oltre a un buon allenamento, ci vuole una pagaia adatta; e quale prova più convincente delle pagaie tradizionali Inuit?
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facciata e sezioni alle varie distanze di una pagaia modello GreenlandUna pagaia corta (cm. 180 circa) con pale larghe (cm. 20 circa) è adatta alla navigazione in spazi ristretti come fiumi, torrenti o sotto la vegetazione; le sue pale larghe danno buona resa e discreto appoggio anche in spazi così ridotti. Una pagaia di lunghezza come la precedente, ma con pale strette (cm. 9 circa) e lunghe (cm. 60 circa) non darebbe una buona resa e neppure un buon appoggio.
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particolare delle sezioni a varie distanze di una pagaia modello GreenlandUna pagaia di lunghezza media (cm. 220 circa) con pale larghe (cm. 20 circa) è adatta alla navigazione in spazi più estesi, come laghi e mari; le sue pale danno un’ottima resa ed un buon appoggio, ma subiscono forte pressione con vento contrario ed, anche quando le pale sono incrociate, non consentono di mantenere un ritmo costante su tragitti medio-lunghi ed affaticano molto; anche i polsi soffrono dovendo continuamente effettuare la rotazione ad ogni pagaiata. Sono quindi adatte a tragitti piuttosto brevi con necessità di molta propulsione, quindi a competizioni sportive.
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facciata e sezioni alle varie distanze di una pagaia modello AleutinaUna pagaia di lunghezza come la precedente, ma con pale strette (cm. 9 circa) e lunghe (cm. 80 circa), adatta alla navigazione come sopra, offre una buona resa su percorsi medio-lunghi; permette un buon appoggio; soffre poco il vento, affatica molto meno braccia e polsi, anche perché non necessita di rotazione.
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particolare delle sezioni a varie distanze di una pagaia modello AleutinaUna pagaia piuttosto lunga (cm. 240/250 circa) con pale larghe (cm. 20 circa) è incredibilmente faticosa in quanto con un braccio di leva così lungo è quasi impossibile pagaiare, inoltre il vento contrario svilupperebbe una forza tale da impedirne l’avanzamento. Questo tipo di pagaia è assolutamente da scartare!
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profili di lato e di fronteUna pagaia di lunghezza come la precedente, ma con pale strette (cm. 9 circa) e lunghe (cm. 90/92 circa), è specialmente adatta a percorsi medio-lunghi di navigazione sui laghi e mari con ottima resa; ottimo appoggio; ridotto affaticamento e, a secondo
del profilo delle pale, pochissima sofferenza al vento. Questa è la PAGAIA DA MARE!
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estremità incapsulate in vetroresinaIl profilo delle pale di una pagaia tradizionale, oltre che a determinare la zona di provenienza di alcuni modelli, determina anche la maggiore o minore resa durante la navigazione. Supponiamo di avere due pagaie tradizionali della medesima lunghezza e medesima larghezza, ma una con la parte più larga all’estremità; l’altra con la parte più larga al centro della pala. Si deduce che accorciando il braccio di leva si riduce anche la forza da impiegare pur mantenendo la stessa presa d’acqua; al contempo si sopporta meglio il vento contrario sulla pala esposta. Anche la sezione delle pale consente di ottenere un maggiore o minore grip. Pertanto una sezione con le due facciate molto convesse non consente una buona spinta, mentre una sezione con le due facciate leggermente convesse consente una buona spinta e morbidezza. Per chi, da una pagaia tradizionale, vuole una spinta forte ma che una buona sopportazione al vento contrario: la pagaia ideale è a pale con sezione concava da un lato e convessa dall’altro. Non esiste una pagaia perfetta per tutte le esigenze, ma scegliendo il profilo giusto si può ottenere un buon margine di versatilità.
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manico, già arrotondato, composto dal listello centrale e dalle guancetteUna buona pagaia tradizionale deve essere rigorosamente fatta in legno! Il legno è un cattivo conduttore di calore e quindi non scotta se lasciato al sole e non gela se lasciato al freddo. A seconda delle esigenze, il legno può essere scelto tra le diverse essenze in funzione del peso, del colore, della durezza e delle sue venature. Il legno galleggia in acqua. Il legno unito tra varie essenze può dare risultati ottici piacevoli; a strati sovrapposti, può costituire un prodotto indeformabile e alquanto rinforzato. Il legno è trattabile con idrorepellenti, vernici e resine speciali. Le parti interne devono essere in legno di abete (legno leggero, ma abbastanza forte), mentre le parti esterne in legno di douglas, frassino, mogano, ciliegio, ecc. (legno duro).
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i quattro listelli che compongono una pala con il listello centrale che va da un'estremità all'altra, i listelli incollati tra loro ed il profilo della palaUna buona pagaia dovrebbe essere ricavata da un "sandwich" a strati di legni sovrapposti incollati tra loro tenendo conto di ottenere complessivamente peso accettabile, robustezza, indeformabilità, impermeabilità, maneggevolezza. I legni che la compongono devono essere esenti da nodi soprattutto in parti soggette a sollecitazione. Deve avere le estremità rinforzate affinché non si rovinino facilmente e lascino filtrare acqua nel legno. Deve essere ben equilibrata. Il manico rigido e ovale ben levigato che consente maneggevolezza, robustezza e riconoscimento costante della posizione delle pale anche al buio. Le pale non troppo rigide. Deve essere trattata per l’impermeabilizzazione con due mani di resina epossidica bi-componente a distanza di 48 ore una dall’altra, previa carteggiatura e due mani di vernice poliuretanica bi-componente (preferibile satinata per evitare l’appiccichio alle mani e i riflessi del sole negli occhi) a distanza di 24 ore l’una dall’altra, previa carteggiatura. Le colle usate devono essere idroresistenti e termoresistenti (epossidiche, poliuretaniche, viniliche super extra).
Se qualcuno vuole provare a costruirsene una sappia:
Che ci vogliono un po' di attrezzi
Che ci vuole un po' di abilità
Che ci vuole molto olio di gomito e pazienza
Che ci vogliono circa 100 € di materiali
Che se viene bene la soddisfazione è grande!
Che se viene male la delusione è grande!
Che se viene male la prima, la seconda verrà meglio!
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pagaie tradizionali pronte per la navigazione!Foto (tranne la prima) e testo di Nicola “NIKO” De Florio.
L’autore vive a Varese e dalle sue mani nascono le mitiche pagaie “AVATAK” http://www.avatakpagaie.com/ Tel. +39 333 4924557 E-mail: avatak@libero.it

lunedì 29 settembre 2008

LA GARZETTA, LA DAMIGELLA DEL LAGO

E’ forse il più bel airone che si possa incontrare pagaiando! E’ un piccolo ardeide appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Ardeidae e il suo nome scientifico è Egretta garzetta. E’ un elegante uccello bianco candido con collo lungo e sottile, becco e zampe neri, piedi gialli. In periodo riproduttivo, sul dorso presenta un lungo ciuffo di piume ornamentali, le “aigrettes”, sporgente sopra la coda. Altre piume allungate crescono sul petto e sulla nuca. La Garzetta, come altri aironi, vola mantenendo il collo a “S” con la testa incassata tra le spalle.
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Nidifica in colonie, formate anche da migliaia di coppie, insieme con altre specie di ardeidi come Nitticora e Sgarza ciuffetto. Le colonie, chiamate garzaie, si trovano in boschi, anche di pochi ettari, all’interno di zone umide estese di origine naturale o artificiale, ad esempio risaie. Una delle caratteristiche più importanti per la scelta del sito di nidificazione è l’inacessibilità della garzaia ai predatori terrestri, garantita in genere dalla presenza di acqua tutto intorno.
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La dieta della Garzetta è costituita da girini e adulti di anfibi, pesci, larve di libellule e altri grossi invertebrati. Le prede vengono catturate camminando lentamente in zone con acqua bassa.
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In Lombardia la Garzetta si riproduce in una trentina di colonie, la maggioranza delle quali situata nella zona risicola del pavese. Nel Lariano è possibile vederle sul lago di Garlate, Olginate, nei laghi Briantei e lungo l’Adda emissario. Gran parte della popolazione italiana è migratrice ma il numero degli individui che svernano nel nostro paese è in costante aumento.
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