"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 15 ottobre 2012

IL LAGO DI OLGINATE: GEOGRAFIA E STORIA



Il Lago di Olginate, dopo quello di Garlate, è il naturale proseguimento del Lario lungo il tracciato del fiume Adda . Posto ad una altitudine media di 198 m s.l.m., copre una superficie di 77 ettari. Esso ha la sponda occidentale posta nel comune di Olginate e quella orientale sul territorio di Calolziocorte. 




Dal 1983 il lago è inserito nel Parco Regionale dell’Adda (www.parcoaddanord.it) mentre nel 1995 ha assunto importanza anche a livello europeo con il riconoscimento di S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario) per le sue numerose presenze faunistiche che lo caratterizzano. 




I S.I.C. vengono istituiti ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE del 21 maggio 1992 per salvaguardare e, se necessario, per ripristinare gli habitat naturali, la flora e la fauna selvatica (ad eccezione degli Uccelli che vengono specificatamente tutelati dalla Direttiva Uccelli e attraverso le Zone di Protezione Speciale (ZPS)). Sono Habitat di interesse comunitario quelli che: rischiano di scomparire nella loro area di distribuzione naturale; hanno un'area di distribuzione ridotta per degrado o perchè naturalmente ristretta; costituiscono esempi di tipicità di una o più regioni biogeografiche. Sono Specie di interesse comunitario quelle che: sono in pericolo; sono vulnerabili, cioè il loro passaggio nella categoria delle specie in pericolo è ritenuto probabile, qualora persistano i fattori di rischio; sono rare, perchè localizzate in aree geografiche ristrette o sparpagliate su una superficie più ampia; sono endemiche, cioè tipiche e uniche di un determinato territorio circoscritto. 




In passato il lago di Olginate costituiva il naturale confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia ed essendo facile da attraversare nella sua parte inferiore, era inserito nelle rotte del contrabbando tra i due stati. L’attuale Villa Sirtori sul lungolago di Olginate era la dimora dei Marchesi d’Adda che con una guarnigione armata controllavano le rive del lago e del fiume Adda fino a Brivio. 





Prima della costruzione del ponte al centro di Olginate avvenuta negli anni venti verso Calolziocorte località Il Pascolo, l’attraversamento del corso d’acqua era garantito da un traghetto tipo “Leonardesco”, lo stesso utilizzato tuttora nel comune di Imbersago. Tale sistema poteva funzionare in quanto non era ancora stata realizzata la diga di regolazione del lago e vi era molta più acqua e relativa corrente a permetterne il movimento.




Il lago di Olginate è percorribile a piedi o in bicicletta da entrambi i lati. Nel lato Olginatese vi è anche stato attrezzato sulle rive un “percorso vita” che unito alla vicina palestra polifunzionale e al campo di calcio costituisce il polo sportivo del paese. 



Testo del Luis (Inuit del Lario).

lunedì 8 ottobre 2012

GARGANO AGOSTO 2012 IN KAYAK (2)


GIORNO 3 Oggi dobbiamo percorrere il tratto da Rodi a Vieste, 36 Km. La costa ora ha cambiato completamente l'aspetto, ci sono ripide scogliere, isolotti, scogli, grotte intervallate da stupende piccole spiagge in ghiaia, ma praticamente tutte gestite. Per quelle difficilmente raggiungibili dotate persino di ascensore. Avvistata in lontananza Vieste cominciamo a pensare dove sbarcare per la notte, nel tratto percorso prima non ricordo spiagge disponibili, quindi proseguiamo vicino alla costa per cercare un qualsiasi punto buono per sbarcare e piazzare la tenda ma nulla da fare, o troppo roccioso o spiagge attrezzate. Arrivati alle porte di Vieste decidiamo di tornare leggermente indietro e provare a chiedere a una piccola spiaggetta se possiamo passare li la notte. Il gestore, come del resto tutta la gente trovata durante il nostro viaggio, si è dimostrato molto gentile e cortese, permettendoci di pernottare sulla spiaggia praticamente in mezzo ai lettini e ombrelloni.



GIORNO 4 Oggi percorreremo la tappa più bella, da Vieste a Mattinata. La costa e composta da alte scogliere bianche con grotte enormi dove all'interno riescono a manovrare anche i grossi motoscafi da altura che portano i turisti. Stupenda la grotta dei Marmi, la grotta Smeraldo e la grotta dei Sogni. Soddisfatti della giornata arriviamo a Mattinata dove pensavamo di fermarci. Ma c'è una lunga spiaggia attrezzata e alla fine un piccolo spazio di spiaggia libera che però non ci piace. Decidiamo di proseguire, anche se stanchi dopo aver percorso circa 30 Km sulla carta, ma sicuramente molti di più, per il continuo entrare e uscire dalle grotte costeggiando rasente la costa, per non perderne nemmeno una. Il colore della parete rocciosa cambia drasticamente diventando di una tonalità rossiccia, ma le strette spiagge, sotto la parete che non dà l'impressione di essere stabile non ispirano sicurezza per passare la notte. Siamo costretti a proseguire per circa 7 Km prima di raggiungere una spiaggia di ghiaia adatta per la notte. La spiaggia di Punta Rossa.


GIORNO 5 Oggi è l'ultimo giorno, già la sera prima in lontananza abbiamo scorto il porto commerciale di Manfredonia. Prima di imbarcarci acquistiamo anche dell'olio all'uliveto proprio sopra la spiaggia dove abbiamo passato la notte, solo 5 litri per questioni di spazio nei gavoni.Dopo 15 Km arriviamo sulla prima spiaggia di Manfredonia, in prossimità della stazione.Roberta noleggia un lettino e io invece inizio una nuova avventura: recuperare l'auto. Fortunatamente le notizie apprese in internet sono corrette e i treni puntuali. Prendo il treno per Foggia, cambio treno e in una ora e mezza sono a Chieuti, dove trovo la mia macchina che mi aspetta fuori dalla stazione. Un'altra ora e mezza e sono da Roberta, in tempo per un ultimo bagno in mare, prima di caricare i kayak sull'auto e fare finalmente una doccia con acqua dolce. Prima di ripartire per casa, anche se mi attendono 800 chilometri di strada, decidiamo di farci una fantastica cena a base di pesce in un locale consigliatoci dalla gente del luogo, Partiamo verso le 22:00, Roberta come al solito si addormenta dopo pochi chilometri, guido tutta la notte, a parte un riposino di un paio d'ore, e alle 08:30 raggiungiamo casa. Totale Km percorsi 174 circa in Kayak…e oltre 1600 Km in macchina.


lunedì 1 ottobre 2012

GARGANO AGOSTO 2012 IN KAYAK (1)




Quest'anno io (Enzo) e Roberta arriviamo alle ferie, senza aver deciso una meta, ma con la voglia di fare, come sempre, un giro in kayak della durata di alcuni giorni. Negli anni scorsi ci aggregavamo a tour organizzati, ma ora volevamo metterci alla prova e fare qualche cosa, contando sulle nostre esperienze e capacità. Decidiamo di stare in Italia, quindi cartina alla mano, analizziamo le coste Italiane. Le scelte alla fine restano, o un tratto di costa comprendente l'Argentario o il promontorio del Gargano. La decisione finale è per il Gargano, che da una analisi con Google Earth e acquisendo informazioni da varie fonti, ci sembra più interessante. Le previsioni meteo per la settimana scelta sono buone, mare mosso per il primo giorno poi mare poco mosso o calmo per il resto dei giorni. Ultimo problema da risolvere (la durata del percorso per effettuare la costa del Gargano è di 5 giorni = circa 30 Km al giorno): dove lasciamo e poi come recuperiamo l'auto? La soluzione per il recupero che mi sembra più fattibile è il treno. L'arrivo previsto è a Manfredonia dove la stazione è vicina al mare. Come punto di partenza, analizzando la costa, trovo una località con stazione sul mare, composta da un piccolo gruppo di case per le vacanze, il Lido di Chieuti (residenti n. 1). Si stampano le cartine, verifichiamo gli eventuali tratti di costa non sbarcabili, segniamo i probabili punti di sbarco e/o pernottamento e plastifichiamo il tutto.


GIORNO 0 Caricati i kayak sull'auto, l'attrezzatura per il campeggio, una piccola scorta di viveri e l’acqua, il 19 agosto alle ore 5.00 si parte, destinazione Lido di Chieuti. Alle 13.00 raggiungiamo Chieuti Lido e prima di raggiungere la spiaggia esploriamo la zona della stazione per lasciare la macchina. Chiedo alla gente del luogo e mi dicono di lasciarla davanti alla stazione, in quanto non ci sono problemi. Raggiunta la spiaggia, si fanno tutti i preparativi per la partenza, si risponde alla gente incuriosita dalle nostre imbarcazioni e da tutto il materiale che ci vedono stivare e alle 15.30 si parte. Il mare è in po' mosso con onda e vento al traverso, che ci obbliga ogni tanto ad eseguire degli appoggi sull'onda che si infrange, soprattutto se ci si avvicina alla spiaggia, ma procediamo con tranquillità; la costa è una spiaggia di sabbia deserta a perdita d'occhio e oggi è il giorno dedicato al viaggio, i chilometri che facciamo oggi è navigazione da fare in meno nei i prossimi giorni. Alle ore 19 circa abbiamo già percorso 20 Km, decidiamo di sbarcare e prepararci per la notte. Prima un bel bagno, quindi si monta la tenda e cuciniamo la nostra cena. Alle 21.00 Roberta è già in tenda e io la seguo poco dopo, visto che ho sulle spalle 800 Km di viaggio in auto.





GIORNO 1 Il risveglio è al sorgere del sole, dopo una piccola colazione si smonta la tenda e alle 8:30 si parte. Il mare a quest'ora e completamente piatto, il meteo non prevede vento, ma ci accorgeremo che, prima o poi, tutti i giorni, si alzerà una brezza di mare tesa che movimenterà l'acqua soprattutto quando aggireremo le punte e ci farà faticare un po' di più per percorrere i chilometri programmati. Dopo circa 1 Km scopriamo cosa sia quella strana cosa che si vedeva dalla spiaggia: un relitto con il ponte completamente pieno di sabbia che faceva un tutt'uno con la spiaggia. A saperlo prima avremmo dormito qui… Ogni tanto una grande medusa ci appare sotto al kayak, che malgrado la sua trasparenza è ben visibile a causa della suo cappello bordato con un bel colore blu violaceo. A casa scoprirò poi che si chiama polmone di mare (Rhizostoma pulmo) medusa tipica del mar Adriatico. Anche oggi la costa dovrebbe essere abbastanza monotona, una lunga spiaggia di sabbia, quindi raggiunto il canale che collega il mare al lago di Lesina proviamo a risalirlo, ma il lago è in parte una riserva naturale non navigabile e quindi sbarrato da una chiusa. Torniamo in mare e proseguiamo sino a Torre Mileto, dove ci concediamo una lunga pausa per il pranzo composto da pollo allo spiedo comprato al mercato confinante con la spiaggia. Ripristiniamo le scorte d'acqua e acquistiamo anche frutta per la sera, compreso un melone che entra nel gavone tondo in modo preciso, come se l'avessi misurato. Adesso la costa comincia a cambiare, diventa più varia, si alternano tratti di scogli ad ampie spiagge. Superato il canale di collegamento con il lago di Varano, ci fermiamo poco prima di una spiaggia attrezzata. Sono le 17:00 , abbiamo percorso 30 Km, abbiamo il tempo di fare un bel bagno e prendere un po' di sole, sdraiati in spiaggia, ma io non contento ne approfitto per fare anche un po' di esercizi in kayak (appoggi, eskimi, risalite ecc.) All'imbrunire un gruppo di pescatori, utilizzando un pedalò, stende più volte un'ansa di rete e la ritira sulla riva pescando qualche pesce. Tornata la calma piazziamo la tenda, e ceniamo, Roberta va (o sviene) in tenda e io resto ad ammirare le stelle.



GIORNO 2 La mattina, decidiamo di tornare al canale posto a ovest del lago ed entrare nel lago di Varano, percorrere la sponda sud e uscire dal canale posto a est ( 20 Km ).Il lago è magnifico, completamente silenzioso, senza paesi che sorgono sulle sue sponde ma abitato da tantissimi aironi cenerini, aironi bianchi e garzette. Solo nella parte più a est del lago, troviamo forte vento contrario che ci rallenta la marcia ed in oltre l'acqua e la quiete sono rovinati dalle imbarcazioni che aspirano il fondo del lago e lo filtrano per pescare le vongole. Questo tipo di pesca è vietato ma qui viene praticato alla luce del sole. L'uscita dal lago è stata problematica. Arrivati al canale, lo troviamo sbarrato da una chiusa (dalle informazioni raccolte la mattina doveva essere aperta). Chiedo a un pescatore sulla riva e mi dice di prendere l'altro canale, ...dopo oltre mezzora di pagaiata e più di tre chilometri percorsi ci troviamo esattamente dalla parte opposta alla chiusa... Attraversiamo il porto di Varano e siamo finalmente in mare. Sono ormai le 15:00 e non abbiamo ancora pranzato, ci fermiamo sulla spiaggia di Varano e verso le 17:00 torniamo in kayak per percorrere meno di un chilometro e sbarcare in prossimità di un supermercato per ripristinare le scorte viveri. Proseguiamo e appena superato Rodi Garganico ci fermiamo sul primo tratto di spiaggia libera che troviamo, per accamparci per la notte. Sono quasi le 19:30, abbiamo percorso oltre 36 Km e il sole sta tramontando.


lunedì 24 settembre 2012

IL TARABUSO, IL TRASFORMISTA DEL CANNETO


E’ un airone di medie dimensioni appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Ardeidae. Il suo nome scientifico è Botaurus stellaris. Ha forma compatta e piumaggio mimetico. La colorazione di fondo è marrone-fulvo con striature nerastre, più accentuate sul dorso. Il vertice della testa è bruno scuro mentre la gola è bianca. Il collo, quando l’animale è a riposo, appare tozzo e corto ma in realtà è relativamente lungo, così come il becco, di colore giallo-verdastro. Le dita sono molto lunghe e servono per afferrare le canne e aggrapparvisi. Vola con collo ritirato e battute rapide e regolari. 



In periodo riproduttivo frequenta zone paludose di acqua dolce con vasti canneti e acque poco profonde. Il nido viene costruito a terra su piattaforme di canne. E’ territoriale e può essere poligamo; il maschio richiama emettendo un suono inconfondibile simile a un muggito. Tale cupo richiamo territoriale è udibile a chilometri di distanza. Spesso questo è l’unico indizio di presenza della specie, altrimenti schiva e riservata. Il Tarabuso infatti trascorre gran parte del tempo nel folto del canneto e, se disturbato, assume postura eretta con becco rivolto all’insù, mimetizzandosi perfettamente con la vegetazione emergente. Le popolazioni europee tendono ad essere residenti, in inverno però lo si può trovare anche al di fuori dei canneti e paludi, in aree agricole con canali o rogge. 




La sua distribuzione è discontinua in Europa occidentale fino alla Scandinavia meridionale e alla Russia. In Italia si riproduce nelle zone umide dell’alto Adriatico, in Piemonte, Lombardia, Toscana, Puglia e Sardegna. In Lombardia nidifica nelle paludi del mantovano e del bresciano (è segnalato anche per la Brabbia, in provincia di Varese) e nelle zone risicole del pavese. La stima della popolazione europea è di circa 10.000 coppie; altre 17.000 nidificano in Russia. La popolazione italiana è stimata sotto il centinaio. In Lombardia, grazie all’occupazione delle risaie, siamo oggi probabilmente intorno alle 20 coppie. A partire dal 1800 ha subito un ampio e documentato declino dovuto alla distribuzione dell’habitat; è considerato vulnerabile. 



giovedì 20 settembre 2012

PONTINE MARE MARATHON 2012



Alcuni Inuit del Lario (Beppe, Matilde, Enzo, Roberta, Giovanni) hanno partecipato alla XI edizione Pontine Mare Marathon 2012 (7-8-9 Settembre). Le foto sono nella galleria di Beppe e in quella degli Enzi.



Questa è l’esperienza di Beppe: “Ponza e Palmarola sono davvero percorsi fantastici per noi canoisti: seguire la costa alla ricerca di pertugi che poi si trasformano in grotte di varie dimensioni, per poi magari scoprire all'interno nella semi oscurità che queste hanno una seconda entrata/uscita che ti porta in un'altra parte della costa; incredibile anche la varietà di colori delle pareti rocciose che scendono a picco sul mare; per ultimo un mare cristallino che cambia colore di continuo a seconda dei fondali e dei giochi di luce!!!”


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lunedì 17 settembre 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (20)



Di tutte le costruzioni di ossa, legni e pelli erette da questi popoli lungo l’areale artico americano, che dallo stretto di Bering alla Groenlandia misura 9.000 chilometri, a distanza di millenni non sono rimaste tracce riconoscibili. Un solo ritrovamento importante nel Norton Sound, chiamato “Denbigh Flint Complex”, ha portato alla luce manufatti del paleolitico e del mesolitico. Un salto temporale di 5.000 anni separa questo ritrovamento da quello di Capo Dorset, all’estremità meridionale dell’Isola Baffin; la cultura primitiva che l’abitava ignorava l’uso dell’arco, non conosceva l’utilizzo dei cani per il traino delle slitte né praticava la caccia ai grandi cetacei. Tali indumenti inducono a pensare che questa popolazione si fosse allontanata dalla cultura dello stretto di Bering prima che quest’ultima avesse raggiunto la sua massima evoluzione.




Essa era ancora presente nel Canada orientale quando la più evoluta cultura di Thule, sviluppatasi nella parte settentrionale della Groenlandia, ebbe il sopravvento circa mille anni fa su tutta la fascia artica, iniziando un lungo dominio durato fino ai nostri giorni. Questa unificazione culturale, eccezionale per l’esiguità delle popolazioni coinvolte su una così estensione territoriale, è stata dimostrata dall’esploratore Rasmussen, al termine delle sue famose “Spedizioni di Thule” compiute negli anni 1920-1930.




Egli riscontrò che gli Inuit dello stretto di Bering erano in grado di comprendere la stessa lingua da lui parlata in Groenlandia. Gli Inuit di oggi sono dunque i diretti discendenti degli uomini di Thule e quel poco di tradizione ancestrale che ancora custodiscono si deve al forte radicamento di un sistema di vita tanto valido e tanto connaturato in queste genti da poter resistere alle lusinghe di una diversa civiltà. Questa descrizione della vita e della cultura degli Inuit si riferisce al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale.




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