"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 8 dicembre 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (10)



Il mezzo liquido è dunque di importanza fondamentale per il clima delle regioni più settentrionali: lo scambio fra le acque fredde, poco saline e quindi superficiali che escono dall’Artico e quelle più calde, più saline e quindi profonde che vi entrano, provenienti dall’Atlantico e dal Pacifico, è rappresentato dal seguente bilancio:

 
ENTRATE USCITE
Atlantico 85% Corrente Groenlandia orientale 75%
Pacifico 8% Corrente canadese 25%
Fiumi 4%
Precipitazioni 3%

Entrambe le correnti – calde e fredde – totalizzano una portata di 4,5 milioni di metri cubi al secondo.


Ma come si forma il ghiaccio? Con quale meccanismo laghi e mari congelano? Vi è una grande differenza tra la formazione del ghiaccio in acqua dolce e quello in acqua salata. Nel primo caso basta che la temperatura scenda sotto lo zero perché si formi una lastra lucida e trasparente, il cui spessore tende ad aumentare se la bassa temperatura persiste. Per esempio nel lago Baikal si possono vedere bene i pesci nuotare attraverso una crosta trasparente di un metro di spessore. Naturalmente la formazione di ghiaccio è facilitata dall’assenza di un modo ondoso; inoltre, il ghiaccio comincia sempre a formarsi sulla fascia litorale per avanzare poi verso il centro del bacino, mentre al momento del disgelo la fascia esterna è la prima a sciogliersi. 



Nel caso di ghiaccio marino il meccanismo è più complicato, a causa della concentrazione salina; la temperatura deve abbassarsi maggiormente e deve iniziare un processo per cui la superficie dell’acqua perde gradualmente sale che si deposita sul fondo, mentre al contatto con l’aria, si forma un poltiglia di cristalli di sale e di ghiaccio. La formazione di ghiaccio è facilitata negli estuari dei fiumi (minore salinità), nelle baie tranquille (minore moto ondoso e meno vento) e lungo le coste (dove il fenomeno dell’alta marea è trascurabile). 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

lunedì 1 dicembre 2014

PARCO ADDA NORD


Villa Gina, maestosa residenza che domina l’Adda e il Santuario della Divina Maternità, sorge a Concesa, località del comune di Trezzo e oggi è la sede del Parco Adda Nord. Il parco nasce nel 1973, a seguito del “Convegno per il Parco Fluviale dell’Adda”, con lo scopo di salvaguardarne il patrimonio naturale e paesaggistico e di organizzare attività di educazione e promozione ambientale e culturale, dal momento che i confini comprendevano tutto il corso del fiume fino alla foce del Po. L’anno successivo si optò per la divisione dell’asta fluviale in due Parchi: Adda Nord e Adda Sud. 



Il Parco Adda Nord si estende da Lecco a Rivolta d’Adda e comprende tre province (Bergamo, Lecco e Milano) e trentaquattro comuni, per una superficie complessiva di 7.400 ettari. L’ente tutela il fiume nei suoi diversi ambienti; appena uscito dal Lario si allargano i due bacini lacustri di Garlate e di Olginate, in precario equilibrio tra ambiente naturali, centri abitati e industrie; proseguendo si entra nella palude di Brivio, da poco divenuta SIC (Sito di Interesse Comunitario) e si avanza attraversando il grande canyon che da Imbersago a Trezzo rappresenta uno dei tratti di maggiore interesse storico-naturalistico dell’intero fiume. Superata Trezzo, infine, l’Adda prende piano piano l’andamento di un corso di pianura, arricchendosi delle acque del Brembo all’altezza di Crespi d’Adda. 



Fonte: 100 Adda da scoprire da Lecco al Po

domenica 23 novembre 2014

LA PRESA DIGITALE DELLA PAGAIA (HAND GRIP OF THE PADDLE)





La presa consiste nel modo in cui le mani impugnano il manico della pagaia.
La presa corretta è DIGITALE: il pollice e l'indice formano un anello, mentre le altre dita avvolgono il manico della pagaia in modo decrescente: la falangetta del mignolo si appoggia soltanto sulla parte superiore del tubo. Il palmo della mano non tocca il tubo della pagaia, fatta eccezione per l'incavo tra pollice e indice. La presa DIGITALE è morbida e dà grande libertà di movimento alla catena cinetica formata dal manico della pagaia, arti superiori e spalle. Consente infatti agli anelli della catena, rappresentati dalle articolazioni, di muoversi con uno spettro assai ampio.



Una presa PALMARE o bloccata, oltre a far disperdere molte energie dal punto di vista muscolare, limita la mobilità degli anelli della catena, rendendo i movimenti più difficoltosi e meno fluidi. Un kayaker che pagaia con il palmo appoggiato al tubo della pagaia non potrà mai distendere completamente il braccio, e vedrà quindi ridotta l'efficacia del colpo che sta eseguendo. Inoltre, una presa rigida porta inevitabilmente a movimenti contratti, disarmonici e poco eleganti. Un altro elemento molto importante della presa è il polso che deve essere in linea con la mano e l'avambraccio. Questa posizione consente di sfruttare al massimo la mobilità dell'articolazione durante l'esecuzione dei colpi.

lunedì 17 novembre 2014

4-5 OTTOBRE 2014: WEEK-END IN KAYAK ALLE CINQUE TERRE


Visto il perdurare del bel tempo sul fine di settembre si è pensato di trascorrere il fine settimana del 4-5 ottobre nel Parco Nazionale delle Cinque Terre in provincia di La Spezia. Partenza nel tardo pomeriggio di Venerdì 3 ottobre dalla sede nautica del CK90, tende, sacchi a pelo, kayak caricati sulle auto e via direzione Levanto. 



Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, patrimonio dell'umanità riconosciuto dall'UNESCO viene istituito nel 1999 e prende il nome dai cinque borghi che lo costituiscono. Scendendo nell'ordine lungo la penisola: Monterosso (Mons Ruber) al Mare, Vernazza (Vulnetia) Corniglia (terra di Cornelio), Manarola (Manium Orula = piccola aia dei Mani), Riomaggiore (rivus Maior). I nomi tradiscono l'origine romana di tali territori. 



Sabato abbiamo realizzato l'escursione completa del litorale con rientro in serata: prima tappa Monterosso e Vernazza. La riva che costeggiamo è costituita da coste alte e frastagliate, composte da scogliere scoscese, terrazzamenti coltivati (6.700 Km di muri a secco), calette profonde, paesi incastonati nelle insenature. L'appennino Tosco-Emiliano si tuffa nel Mare Ligure. 



Seconda tappa Corniglia e Manarola. Corniglia in realtà non si affaccia direttamente sul mare ma tramite un promontorio su cui è costruita. Nel pagaiare lungo le rive vediamo sopra di noi Santuari, piccoli castelli e fortificazioni che difendevano dalle incursioni dei pirati, ville panoramiche, case di pescatori, porticcioli, piccole spiagge. Il tutto è esteticamente armonioso e funzionalmente collegato dalla linea ferroviaria, opera utile ed esteticamente pregevole come poche se ne vedono di recente in Italia. 




Arrivati in fondo a Riomaggiore si fa pausa pranzo, ci si sgranchisce, un bagno nel mare e via si riparte. Ripercorrendo a ritroso il tragitto lo spettacolo della costa non è da meno che all'andata. Il rientro per sera giusto in tempo per godere uno splendido tramonto. 



Abbiamo percorso 18+18 Km di litorale ligure; riportati i Kayak in campeggio ci si prepara per una cena in locale tipico con menù di mare. Due giorni magnifici passati a contatto con la natura, il mare e gli amici. 


Testo del Luis (Inuit del Lario - CK90)

lunedì 10 novembre 2014

PERCHE’ PROTEGGERE I FIUMI


Pianura Padana lombarda. Il paesaggio si presenta come una distesa sconfinata di campi, pioppeti, qualche filare, cascine, strade, paesi più o meno piccoli, numerosi città. Degli antichi boschi di querce è rimasto ben poco: i prati naturali sono ormai scomparsi quasi del tutto. L’uomo ha trasformato il paesaggio, occupando tutto lo spazio a sua disposizione per l’edilizia civile, l’agricoltura e le infrastrutture varie. Eppure, quasi miracolosamente, sopravvivono ancora ecosistemi ricchi di biodiversità, vere e proprie “trincee” verdi e azzurre minacciate ogni giorno da uno sviluppo apparentemente inarrestabile: sono i grandi e i piccoli fiumi, che da Alpi e Appennini percorrono chilometri di piano per buttarsi nel Po. 



L’importanza dei fiumi della pianura per la vita vegetale e animale è forse riassumibile in un solo concetto, quello di corridoio biologico. Lungo i corsi d’acqua, una specie può trovare un habitat idoneo e continuo per centinaia di chilometri: non ci sono barriere geografiche o costruite dall’uomo e l’ambiente è relativamente uguale lungo tutto il percorso. I fiumi favoriscono i movimenti, per esempio: se un animale di bosco vuole e deve spostarsi dalle pendici alpine verso sud, normalmente incontra una distesa di coltivazioni entro la quale non osa avventurarsi, mentre lungo i corsi d’acqua trova quasi sempre abbastanza vegetazione per non sentirsi troppo esposto agli attacchi dei predatori. 




Ed è chiaro come un sistema di zone rilevanti dal punto di vista naturale, collegate fra loro senza troppe interruzioni, funzioni certamente meglio di aree isolate (i boschetti che appaiono qua e là tra i campi, ad esempio) nella conservazione di una specie: tutte quelle popolazioni che sono connesse le une alle altre hanno infatti hanno infatti minor probabilità di andare incontro a fenomeni di estinzione rispetto a quelle che si trovano isolate. Dal punto di vista della salvaguardia ambientale, quindi, i fiumi sono fondamentali: ecco perché lungo quasi tutti i corsi d’acqua lombardi sono stati istituiti parchi e riserve (dal Ticino all’Adda, dal Serio all’Oglio). Peccato che proprio i fiumi, però, siano spesso visti come presenze fastidiose , scomode intercapedini naturali poste a ostacolo degli scambi economici e commerciali. E man mano che lo sviluppo progredisce, il pericolo per le ultime “autostrade di natura” della pianura diventa sempre più grande. 



lunedì 3 novembre 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (9)


Il ghiaccio costiero dipende molto dall’inclinazione della piattaforma continentale; sulle coste della Siberia, che fronteggiano la più vasta piattaforma del globo, che si estende a centinaia di chilometri dalla terra emersa con una profondità delle acque assai modesta, si formano sterminati campi di “fast ice” che in estate si uniscono al “drifting ice”, cioè alle banchise derivanti. 



Nel caso della Siberia bisogna tenere conto che molti fiumi di grande portata, pur rimanendo gelati per otto mesi all’anno, scaricano in mare una considerevole massa d’acqua dolce e più calda; l’apporto di questa acqua favorisce l’allontanamento del ghiaccio costiero a fine primavera ed è la fonte di un più precoce congelamento in autunno, a causa del minore contenuto salino della fascia costiera. Condizioni analoghe si ritrovano in Canada, dove il fiume Mackenzie versa le proprie acque nel Mare di Beaufort. 



Una singolarità che si riscontra nell’Oceano Artico è la presenza del Polyn’ja, ovvero specchi di mare libero circondati dal ghiaccio, aventi carattere di rilevante stabilità stagionale; le più note sono quelle al largo della foce del fiume Yana presso lo stretto di Laptev e quelle prospicienti la Terra di Lincoln nella Groenlandia settentrionale. Si ritiene che il fenomeno, non ancora bene spiegato, abbia origine dall’effetto combinato di venti dominanti e correnti costanti. Un dato di grande interesse, desunto da recenti rilevazioni compiute per mezzo di boe radiotrasmittenti automatiche, dislocate su tutto il bacino artico, riguarda l’aumento di temperatura che d’estate si verifica nell’Artico: esso è dovuto per 2/3 all’influenza del mare e per 1/3 all’apporto di correnti d’aria calde meridionali. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.