"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 22 settembre 2014

UN INUIT DEL LARIO IN KAYAK TRA GLI ICEBERGS (parte seconda)


DESCRIZIONE DELL’ITINERARIO IN KAYAK
Siamo partiti da Narsaq, che abbiamo raggiunto dall’aeroporto di Narsarsuaq con una navigazione di circa 1 ora su gommoni veloci. Dal fiordo di Narsaq abbiamo navigato in kayak in senso orario attraverso un dedalo di isole e fiordi: le prime notti presso le isole di Tuttutooq, poi abbiamo attraversato il grande fiordo di Ikersuaq, largo circa 5 km. L’attraversamento del fiordo è stato effettuato in diagonale ed è durato un paio di ore. Qui abbiamo visto da vicino i primi icebergs che vengono rilasciati molto più a nord dal fronte glaciale e discendono piano piano fino a gettarsi nell’oceano aperto. Un iceberg più veloce degli altri stava per collidere con il nostro kayak, abbiamo dovuto pagaiare tutto a un tratto velocissimi per evitarlo!!!


Estratto carta topografica di Narsaq; i puntini indicano la rotta, i cerchi i campi tenda

Attraversato il fiordo di Ikersuaq, ci siamo addentrati nel fiordo di Qalerallit dove abbiamo raggiunto ed ammirato diversi fronti glaciali che discendono dall’Inlandis (calotta polare). Da questi fronti glaciali si staccano alcuni icebergs, talvolta di dimensioni notevoli. L’avvicinamento con i kayak ai fronti glaciali dunque è possibile fino a poche centinaia di metri per sicurezza. Dal fiordo siamo inoltre riusciti a effettuare un’escursione sul ghiacciaio in prossimità di una lingua abbastanza poco pendente con pochi seracchi ben visibili e dunque in sicurezza. La vista dei fronti glaciali con le loro pareti di ghiaccio alte da decine a centinaia di metri strapiombanti sul fiordo è qualcosa di indescrivibile. Difficile è stimare le dimensioni delle montagne e dei ghiacciai in un ambiente dove mancano riferimenti conosciuti, quali alberi o costruzioni, ma la vista si apre su scenari incredibili. Si scorge la calotta polare al di sopra delle lingue glaciali; incredibile immaginare come la calotta continui per oltre 2000 Km in direzione nord immutata!

Slalom tra gli icebergs

Il ritiro dei ghiacciai in Groenlandia è stato accentuato in particolare negli ultimi 10 anni. Alcune lingue glaciali già non raggiungono più il mare. Sulle lingue glaciali si intravedono e attraversano fiumi di scioglimento sopraglaciale, si scorgono seracchi e numerosi inghiottitoi. Dall’aereo in volo è stato possibile osservare anche numerosi laghi sopraglaciali, oltre ai Nunataaks che sporgono dalla calotta. 


Svuotiamo i kayak per il campo di fronte alla calotta

Dal fiordo di Qalerallit, abbiamo continuato la navigazione sotto costa, passando per una penisola, poi ancora sull’isola di Tuttutooq, visitando alcuni piccoli resti archeologici sia di popolazioni inuit che vichinghe. Sporadiche case di pescatori/cacciatori inuit di recente costruzione si incontrano qua e là, circa ogni ventina di kilometri; poche barche e uno sporadico gruppo di altri kayaker sono stati quasi gli unici incontri fatti nel giro di due settimane, a parte i numerosi caribù!


Pausa pranzo di fronte alla calotta polare

IMPRESSIONI
Pagaiare in mezzo ai fiordi glaciali, in completa autonomia, con mare calmo e sole che talvolta ricorda addirittura scenari e colori mediterranei è una esperienza impagabile. La grandiosità dei paesaggi artici difficilmente viene resa dalle fotografie. Incredibile è la sensazione di fronte alla vista degli icebergs: ogni iceberg assume colorazioni e forme differenti; quando il ghiaccio si muove si odono in continuazione i boati del ghiaccio che si spacca che assomigliano a tuoni e rimbombi di un temporale! Ogni volta che un piccolo o grande pezzo di un iceberg si stacca, muta il suo baricentro e quindi l’iceberg incomincia a dondolare o a ribaltarsi, per lo più in maniera molto lenta o con numerose oscillazioni, più rari sono i ribaltamenti improvvisi; sorprendente invece è l’onda che ne scaturisce. Mi sarei aspettato un’onda veloce e alta come quando viene lanciato un grande sasso nell’acqua con violenza, invece le onde che partono dall’iceberg sono abbastanza lente, si disperdono circolarmente ma senza agitare eccessivamente l’acqua, arrivano lunghe e poco percepibili una volta raggiunto il kayak; ogni movimento dell’iceberg è accompagnato da un rumore più o meno forte che annuncia il ribaltamento! La dimensione degli iceberg incontrati va da pochi decimetri a diversi metri, in qualche caso oltre una ventina di metri di altezza fuori dall’acqua, pur trovandoci a decine di Km lontani dal fronte glaciale che li ha scaricati in mare.

Antico ghiaccio blu riaffiora dal ghiacciaio

Per chi è abituato ai paesaggi alpini, quelli della Groenlandia del Sud sono maestosi eppure familiari: ricorrono le forme glaciali tipiche dei nostri ecosistemi alpini: la morfologia glaciale a U, le morene, i laghetti glaciali, i massi erratici, la tundra e la vegetazione micro-arbustiva ricca di mirtilli, betulle e salici nani, i suoli periglaciali, i detriti e le rocce. Buona parte della crosta tettonica qui è di composizione granitica. L’ambiente è simile ma enormemente più grande come dimensioni! Gli animali incontrati ricordano in parte la fauna alpina: volpe artica, pernice artica, caribù, lepre artica, aquila dalla testa calva.

Caccia fotografica al Caribù, maschio


Ovviamente, si aggiungono le foche nei fiordi; diversamente dal Nord Europa e dall’Islanda, le foche in Groenlandia non scendono mai a terra, restando sempre molto schive in acqua, probabilmente a causa della caccia persistente presso gli Inuit. Decisamente sporadico qui nel sud è l’orso polare, che non abbiamo incontrato; qui giunge per lo più attraverso iceberg o pack provenendo dal Canada. Peccato invece non aver avvistato megattere nei fiordi. La caccia fotografica ai Caribù, animali semidomestici al pari delle renne in Scandinavia, è stata spesso fruttuosa. Pagaiare in mezzo agli icebergs, soprattutto quando si fanno più fitti e bisogna effettuare numerose manovre per attraversarli indenni, è stata una delle più forti e nuove emozioni vissute!


Pagaiando tra icebergs di altezze notevoli

Nel futuro già sogno come possibile meta il Nord Ovest della Groenlandia, dove si può pagaiare in mezzo ad icebergs giganti ma con il sole perennemente sopra l’orizzonte. 


Foto storica: Inuit sul kayak

Io, di fronte alla calotta polare

 
Testo e foto di Mauro B. (Inuit del Lario-CK90)

lunedì 15 settembre 2014

UN INUIT DEL LARIO IN KAYAK TRA GLI ICEBERGS (parte prima)

 GROENLANDIA DEL SUD


Nel mese di Luglio 2014 ho partecipato ad una spedizione nella Groenlandia del Sud: 15 giorni di navigazione in kayak + hiking (escursioni brevi o giornaliere), in tenda e completa autonomia. Organizzatore della spedizione di gruppo è l’agenzia locale Tasermiut. Un desiderio che si avvera: pagaiare in mezzo agli icebergs di fronte alle lingue glaciali che scendono dall’Inlandis (calotta polare), in un ambiente di completa wilderness.

META 
Fiordi della Groenlandia del Sud-Ovest, dal paese di Narsaq fino alla calotta polare del fiordo di Qaleralik e ritorno. Narsaq è raggiungibile con una navigazione di 1 ora dall’aeroporto di Narsarsuaq che è collegato 2 volte a settimana con Reykjavík o con Copenaghen. 


In volo sulla Groenlandia, ghiacciai e primi icebergs presso la costa orientale

Narsaq


ORGANIZZAZIONE
Abbiamo navigato con kayak di pvc, doppi (marca Prjon), dotati di due gavoni, uno anteriore e uno posteriore che contenevano la tenda, il cibo entro sacche stagne, gli scarponi, le pentole. Il kayak era dotato di timone con pedali nel pozzetto posteriore. Ogni kayaker aveva a disposizione una buona sacca stagna per i vestiti personali e il sacco a pelo, che è stata legata anteriormente o posteriormente al kayak. Il kayak era dotato di una rete porta oggetti con la pompa per svuotare il pozzetto in caso di necessità ed un piccolo gavone per guanti, cappelli e macchina fotografica a portata di mano. Il kayak doveva essere ben ancorato e legato a massi quando non utilizzato per prevenire i forti venti che si possono alzare nella notte.

Kayak doppi “parcheggiati”


Il gruppo, internazionale, era composto da 9 persone, 7 partecipanti di provenienza da tutta Europa e due guide. Una guida era istruttore di kayak esperta. Ogni giorno abbiamo effettuato pagaiate tra i 10 e i 26 km, della durata dalle 2 alle 5 ore, per un totale di circa 180 km. I campi tenda sono stati montati pressoché tutti i giorni nel primo o tardo pomeriggio, a seconda delle tappe. Durante il pomeriggio abbiamo effettuato piccole escursioni (hiking) nella tundra, sulle montagne, della durata da 1 a 3 ore, perlustrando i dintorni alla caccia fotografica di panorami e animali artici. Una giornata intera è stata dedicata ad una escursione più impegnativa. Fisicamente impegnativi sono stati i primi giorni di navigazione, fino a quando non siamo stati più allenati e coordinati nei movimenti ed abituati al montaggio/smontaggio dei kayak che ogni giorno dovevano essere riempiti/svuotati e trasportati lontano da riva a causa della variazione del livello delle acque per alta e bassa marea. Ogni coppia aveva a disposizione una tenda canadese, mentre un grande Teepee ha funzionato come ricovero del gruppo per colazioni, merende e cene.

Tende e Teepee

EQUIPAGGIAMENTO SUL KAYAK 
Equipaggiamento: ogni kayaker era provvisto di pantaloni e giacca semistagne, un paraspruzzi, un giubbotto di salvataggio, un paio di stivali lunghi in gomma per salire/scendere dal kayak, un paio di guanti in neoprene contro il freddo (importanti quando si alza il vento gelido). Come abbigliamento durante le pagaiate è stato sufficiente indossare una maglietta corta o leggera lunga per le giornate serene, un micropile in più quando era freddo. Obbligatorio il berretto leggero per il sole o quello di lana/pile in caso di vento o freddo. Utili gli occhiali da sole. I kayak utilizzati erano molto stabili, attenzione particolare è stata mantenuta durante la salita e discesa dal kayak. 



TEMPO METEOROLOGICO 
Il tempo meteorologico è stato estremamente favorevole: quasi due settimane complete di sole, un paio di giorni nuvolosi, un giorno con poca pioggia diurna. Le temperature sono state decisamente buone durante il giorno, superando sempre i 10°C, spesso attorno ai 15°C, un paio di volte superiori. Il soleggiamento  è intenso; è paragonabile al clima delle Alpi attorno ai 2000-2500 m di quota. Maniche corte quando il sole picchia, basta una nuvola o un po’ di vento e bisogna coprirsi velocemente. Piuttosto freddo in presenza di venti, soprattutto vicino alle lingue glaciali dove talvolta soffiano brezze di caduta dalla calotta. 

Fiordo presso Narsaq, notare una barca di cacciatori per comprendere le dimensioni



In questo territorio possono essere presenti sia brezze marine nei fiordi che caldi venti di Phoen, analogamente a quanto avviene da noi; venti freddi e impetuosi chiamati Piteraq, soprattutto in inverno, discendono dalla calotta e rendono impossibili gli spostamenti. Noi abbiamo sperimentato solo brezze, per fortuna! La navigazione è stata effettuata qualche volta  con vento assente e mare piatto; la maggior parte delle volte il vento era debole a 5 m/s con piccole increspature; raramente il vento a 8 m/s ha reso un po’ mosso il fiordo. Il tour, aperto anche ai neofiti del kayak, prevedeva la non navigazione in caso di vento superiore a 10 m/s e onde eccessivamente alte.

La notte invece la temperatura è stata decisamente bassa. Cala velocemente dopo le 18:00 soprattutto in prossimità dei fiordi con le lingue glaciali; dalla calotta discendono brezze serali gelide; al mattino le brezze risalgono il fiordo, come le brezze di lago o di montagna.  La prima settimana è stata fredda di notte, con punte di wind chill probabilmente verso gli zero gradi; occorre un buon sacco a pelo (t confort estrema almeno fino -10°/-15°C). Come paragone penso sia simile ad un campeggio in quota come a Livigno o Pontresina che subiscono forti escursioni termiche. Le brinate ricompaiono ad Agosto,  le nevicate sporadiche compaiono generalmente dopo la fine di Agosto.

Latitudine di Narsaq: circa 61°N. Il sole tramonta nella seconda metà di Luglio verso le 22.30, per sorgere poche ore più tardi; resta comunque poco al di sotto dell’orizzonte per cui non è mai buio, non si scorgono stelle nel cielo; non è necessaria la torcia per vedere. Il fuso orario in estate rispetto all’Italia è di 4 ore in meno.

Testo e foto di Mauro B. (Inuit del Lario-CK90)

lunedì 8 settembre 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (8)


D’inverno anche gli spazi fra i vari campi sono coperti di ghiaccio, perciò l’intera superficie, vista dall’aereo, appare come un blocco unico. In conclusione: il ghiaccio polare si presenta più resistente e duro del ghiaccio alla deriva, poiché con il trascorrere del tempo ha perso quasi tutta la propria salinità attraverso una superficie di contatto con l’acqua; il suo aspetto è trasparente con sfumature verdi-azzurre. Bianchi e quasi opachi sono invece i ghiacci di più recente formazione e quelli costieri; il loro movimento è determinato dal vento e dalle correnti costanti del Mare Glaciale Artico. 



Sotto l’azione del vento, la banchisa deriva con angolo compreso fra i 25° e i 45° rispetto alla direzione dell’aria; la velocità di deriva è invece pari a 1/50 della velocità eolica. Con vento debole e inesistente, la banchisa si sposta soltanto per effetto delle correnti marine; nel settore euroasiatico le correnti muovono da est verso ovest: di questo fatto tenne conto l’esploratore norvegese Nansen durante la grande spedizione artica – 1893/1896 -, quando con l’intento di raggiungere il Polo Nord a bordo della nave Fram, si lasciò trasportare dalle correnti; imprigionato volontariamente tra i ghiacci, si fece spostare da essi per un anno e mezzo: la deriva segui però un percorso che lo portò poco sopra l’arcipelago di Francesco Giuseppe. 




La direzione di questa deriva è comunque ampliamente dimostrata dal legname scaricato dai fiumi asiatici in mare, che viene ritrovato lungo le coste delle isole Svalbard e della Groenlandia. Un ramo della stessa corrente dopo aver superato a nord le isole Svalbard e la Groenlandia, aggirata l’isola di Ellesmere, si insinua nell’alto arcipelago canadese (isole della Regina Elisabetta) e si esaurisce nel mare di Beaufort. Si può quindi affermare che il movimento delle correnti dell’Oceano Artico avviene in senso orario. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

lunedì 1 settembre 2014

ATTIVITA' ESTIVA DEL CK90


Volge al termine l'estate 2014 che è stata caratterizzata da piogge continue che hanno rovinato diversi week-end e limitato il tempo destinato alle pagaiate. Si è dunque approfittato per eseguire una piccola modifica interna alla sede nautica  di Vercurago. 



Sono stati infatti ampliati e modificati gli spogliatoi. Sono stati ricavati due ampi spazi sia per lo spogliatoio maschile che per quello femminile. I soci (oramai da qualche anno sempre più di cento) hanno ora a disposizione uno spazio più confortevole dove cambiarsi.



Il 24 Luglio si è svolta la gara sui 200 metri di kayak velocità come prova del campionato interregionale Lombardia-Piemonte. L'organizzazione della gara è stata affidata al Canoa Kajak 90 ed è stata molto impegnativa compreso il montaggio e lo smontaggio delle attrezzature in acqua; parecchi gli Inuit del Lario facenti parte dello staff organizzativo.




Numerosi i Corsi di Base di Kayak da Mare effettuati dal CK90 anche quest'anno da Maggio ad Agosto. Il corso di 6 lezioni insegna le manovre basilari dello stare in kayak con cenni alle manovre di salvataggio, si impara inoltre ad usare le attrezzature a disposizione in sede e si prova a condurre diverse tipologie di kayak. La finalità di tali corsi è quella di proporre ai più giovani una nuova attività sportiva e ai più grandi un modo diverso di stare sui laghi e in mezzo alla natura. 




E' proseguita poi l'attività di assistenza alle gare di nuoto in Acque Libere e al Triathlon (Lecco-Malgrate, Bellagio). Sempre spettacolare infine la traversta a nuoto Onno -Mandello con più di 600 atleti al via.



Testo del Luis (Inuit del Lario-CK90)

lunedì 18 agosto 2014

LA TECNICA DEL “TRAGHETTO”



Il kayak da mare può essere utilizzato anche nei fiumi ma, viste le sue dimensioni e la sua scarsa manovrabilità, l’utilizzo sarà limitato a fiumi con buona portata d’acqua, larghi (come Adda, Ticino, Po…) e al massimo classificati di II-III grado. Inoltre imparare alcune tecniche fluviali può essere importante per aumentare le nostre esperienze e far fronte a situazioni che si possono trovare anche in mare (per esempio se dobbiamo affrontare una corrente da marea).  




Se analizziamo l’idrodinamica di un fiume possiamo notare facilmente la presenza di zone di corrente e di controcorrente (chiamate comunemente “morte”). La corrente del fiume è quella parte di acqua che scende verso valle. Nei tratti rettilinei, generalmente si trova nella parte centrale del letto del fiume; nelle curve invece, la corrente principale scorrerà all’esterno, per effetto della forza centrifuga (questo ricordiamolo quando ci troveremo a pagaiare in fiumi molto larghi). La controcorrente o “morta” è molto meno visibile o diretta all’occhio del principiante; è quella parte di acqua che si trova dietro a i sassi o agli ostacoli (per esempio dietro il pilone di un ponte) e una direzione verso monte, contraria al normale fluire. E’ importante riconoscere le “morte”: infatti, permetteranno di partire agevolmente, di spostarsi e di fermarsi lungo il fiume. Partendo da riva conviene sempre farlo con la prua verso monte. Ciò è utile sia quando ci troviamo immediatamente in corrente, come accade in molti pontili sui grandi fiumi, sia quando ci troviamo in una zona più calma di controcorrente, perché saremo maggiormente facilitati nel manovrare il kayak. 
 


La manovra cosiddetta del “traghetto” viene utilizzata quando si vuole attraversare la corrente senza subire l’effetto deriva che provocherebbe lo scivolamento del kayak verso valle. Per eseguirla efficacemente sarà fondamentale considerare la velocità della corrente e l’angolo di incidenza dato dall’asse longitudinale del kayak e dalla direzione della corrente. E’ intuitivo capire quanto la velocità della corrente determini una maggiore difficoltà a evitare lo scivolamento verso valle. In realtà una corrente molto veloce determinerà anche una maggiore turbolenza, e potrebbe essere talmente forte da premere contro il fianco a monte del kayak, farci perdere l’equilibrio e rovesciarci. Con una buona corrente, per riuscire ad arrivare da una sponda all’altra nella maniera più efficace, si utilizzerà un angolo di incidenza di 45° come se si volesse raggiungere un punto sull’altra riva più alto e compensare così la spinta verso il basso della corrente. Sarà molto importante dare la pancia a monte cioè pagaiare mantenendo sollevato il fianco del kayak che riceve la corrente. Infine una pagaiata circolare ci aiuterà a non perdere l’angolo voluto. 



lunedì 4 agosto 2014

IL PIOVANELLO PANCIANERA, A CACCIA SUL BAGNASCIUGA


Appartiene all’ordine Charadriifomes, famiglia Scolopacidae. Il suo nome scientifico è Calidris alpina. La lunghezza del suo corpo è compreso tra i 16 e i 20 cm. Deve il suo nome ad una evidente macchia nera sul ventre bianco, che contraddistingue gli adulti in estate, ma manca o è appena accennata durante i periodi di migrazione e in inverno. Il dorso e il capo sono rossicci con striature nere, presenti anche sul petto e sul collo chiari. Il piumaggio invernale, simile a quello giovanile, è di colore grigio-bruno sul dorso e bianco opaco sul ventre. In volo sono evidenti una stretta barra alare bianca e il groppone e la coda neri bordati da due larghe bande bianche. Le zampe sono nere e il becco lungo, sottile e leggermente ricurvo verso il basso. 



Nidifica nelle aree settentrionali europee a clima temperato e alle latitudini artiche, scegliendo terreni paludosi, con vegetazione scarsa, ma anche praterie o rive sabbiose, sempre in presenza di acqua ferma o corrente. Al di fuori della stagione riproduttiva, quando si riunisce in stormi di centinaia e spesso migliaia di individui, lo si può trovare in lagune, estuari, e, più frequentemente, sulle spiagge quotidianamente inondate dalle maree. Si nutre principalmente di invertebrati, in particolare di piccoli insetti e larve, quando si trova nelle zone di nidificazione. Sono uccelli monogami e le coppie si formano spesso tra gli stessi due individui nel corso degli anni. Pur essendo territoriali durante la fase riproduttiva, le coppie possono aggregare i loro nidi, formando una sorta di colonia. 



Il suo areale di nidificazione si estende dall’Islanda alla Russia; sverna principalmente in Africa nord occidentale, ad eccezione di una piccola popolazione che sverna in Francia e nell’area del Mediterraneo. In Italia è migratore regolare e svernante. La popolazione nidificante è stimata tra 400.000 e oltre 1.000.000 di coppie. In Italia svernano alcune migliaia di individui, distribuite principalmente nelle zone umide costiere dell’alto Adriatico e sulla costa tirrenica. In Lombardia, in inverno, è stato avvistato nel pavese e nel cremonese, lungo il corso del Po.