"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 17 settembre 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (20)



Di tutte le costruzioni di ossa, legni e pelli erette da questi popoli lungo l’areale artico americano, che dallo stretto di Bering alla Groenlandia misura 9.000 chilometri, a distanza di millenni non sono rimaste tracce riconoscibili. Un solo ritrovamento importante nel Norton Sound, chiamato “Denbigh Flint Complex”, ha portato alla luce manufatti del paleolitico e del mesolitico. Un salto temporale di 5.000 anni separa questo ritrovamento da quello di Capo Dorset, all’estremità meridionale dell’Isola Baffin; la cultura primitiva che l’abitava ignorava l’uso dell’arco, non conosceva l’utilizzo dei cani per il traino delle slitte né praticava la caccia ai grandi cetacei. Tali indumenti inducono a pensare che questa popolazione si fosse allontanata dalla cultura dello stretto di Bering prima che quest’ultima avesse raggiunto la sua massima evoluzione.




Essa era ancora presente nel Canada orientale quando la più evoluta cultura di Thule, sviluppatasi nella parte settentrionale della Groenlandia, ebbe il sopravvento circa mille anni fa su tutta la fascia artica, iniziando un lungo dominio durato fino ai nostri giorni. Questa unificazione culturale, eccezionale per l’esiguità delle popolazioni coinvolte su una così estensione territoriale, è stata dimostrata dall’esploratore Rasmussen, al termine delle sue famose “Spedizioni di Thule” compiute negli anni 1920-1930.




Egli riscontrò che gli Inuit dello stretto di Bering erano in grado di comprendere la stessa lingua da lui parlata in Groenlandia. Gli Inuit di oggi sono dunque i diretti discendenti degli uomini di Thule e quel poco di tradizione ancestrale che ancora custodiscono si deve al forte radicamento di un sistema di vita tanto valido e tanto connaturato in queste genti da poter resistere alle lusinghe di una diversa civiltà. Questa descrizione della vita e della cultura degli Inuit si riferisce al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale.




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lunedì 10 settembre 2012

IL CONSORZIO DELL'ADDA



Il fiume Adda scorre esclusivamente in Lombardia per 313 km formando numerosi laghi e valli. Nasce ai piedi del Pizzo del Ferro (indicativamente tra Bormio e Livigno) a 2.102 m di altitudine. Dopo aver “scavato” la Valtellina si getta nel Lario (Lago di Como) nella zona chiamata del “Pian di Spagna”.




La gestione delle acque dell’Adda spetta al “Consorzio dell’Adda” (www.addaconsorzio.it) con sede a Milano in Corso Garibaldi, 70. Il Consorzio, per statuto “provvede alla costruzione, alla manutenzione e all’esercizio dell’Opera Regolatrice del Lago di Como, nonché a disciplinare l’esercizio delle utilizzazioni dell’acqua disponibile nell’interesse generale”.





Per “Opera Regolatrice del Lago di Como” si intende la diga di Olginate, posta tra i laghi di Garlate (dove ha sede il Canoa Kajak 90) e di Olginate, operativa dal 1946, permette di controllare l’altezza del Lago di Como e la portata dell’Adda in uscita dal lago stesso. Il Consorzio opera in modo di soddisfare le varie esigenze degli utenti delle acque dell’Adda.






La regolazione dell’Adda alla diga di Olginate viene fatta tenendo conto di alcune esigenze fondamentali che possono però variare nell’arco dell’anno come ad esempio: la richiesta di acque per irrigazione, il livello massimo dell’acqua a Como, il fabbisogno per il raffreddamento delle centrali termo-elettriche a sud di Cassano D’Adda. A tale scopo vengono elaborate le informazioni provenienti da vari punti posti sul lago come ad esempio le rilevazioni effettuate con Idrometri e Pluviometri .




Il Consorzio dell’Adda è una associazione di Enti e di privati che prelevano dal fiume una portata d’acqua di almeno 0,5 mc/s. La sua esistenza è però in fase di ripensamento insieme agli altri consorzi di gestione delle acque. Nell’ultima manovra finanziaria si prevede di gestire tutta la materia delle acque tramite il “Consorzio Nazionale per i grandi laghi prealpini”. Staremo a vedere come va a finire…







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Testo del Luis (Inuit del Lario)
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lunedì 3 settembre 2012

GIRO DELLA COSTA ESTERNA DEL LAGO DI COMO (LARIO) IN KAJAK



Mercoledì 8 agosto alle ore 10.00, io (Laura) e Donata siamo partite da Tavernola in kayak, per effettuare il giro della costa esterna del lago di Como (Lario).




Il primo giorno abbiamo percorso circa 31 km., pranzato ad Argegno e raggiunto Menaggio, dove abbiamo trovato posto nel piccolo campeggio del paese. Il viaggio non è stato particolarmente difficoltoso, le condizioni del lago erano molto tranquille a parte un pò di vento contrario uscendo da Como.




Il secondo giorno partenza da Menaggio, tappa intermedia a Pianola del Lario per uno spuntino, e arrivo a Domaso, dove dopo varie telefonate siamo riuscite a trovare un posto nel campeggio Madonnina. Montata la tenda e sistemati i bagagli, non contente, abbiamo ripreso i nostri kayak e abbiamo ispezionato la zona fino a Gera Lario, dove inizia la Riserva Naturale del Pian di Spagna e in cui si trova il piccolo fiume Mera che porta al Lago di Mezzola. Pianificata la tappa del giorno dopo, siamo tornate al campeggio per una veloce cena sulla spiaggia con un meraviglioso tramonto e per il meritato riposo.




Il terzo giorno siamo partite al mattino presto per raggiungere il Lago di Mezzola, incantevole riserva naturale dove le montagne si specchiano nel lago per un panorama mozzafiato. Ritornate nell’alto Lario abbiamo trovato un’infinità di vele colorate che solcavano il lago e la sorpresa di una Breva (vento da Sud) molto forte, che ci ha reso difficile attraversare la foce del fiume Adda (dall’acqua dal colore turchese e freddissima), nonché il tratto fino a Colico, dove ci siamo fermate per il pranzo. Da qui siamo ripartite nel primo pomeriggio con destinazione finale Dervio: la Breva non sembrava mai calmarsi, e ci ha reso impegnativo anche l’ultimo tragitto della giornata. A Dervio ci hanno raggiunto Fido, Luis, Loredana, Felice e Oscar che ci ha preparato una meravigliosa grigliata.



Il quarto giorno è stato all’insegna del relax. Nella tarda mattinata siamo partiti da Dervio alla volta di Lierna con Loredana, Andrea e Luis (che si sono uniti a noi per le ultime due tappe del fine settimana), e qui abbiamo passato il pomeriggio in spiaggia. Verso sera abbiamo raggiunto il campeggio di Onno e dopo una buonissima pizza nel ristorante del campeggio e risate in compagnia, tutti a riposare nelle tende.





Il quinto giorno abbiamo portato a termine l’ultima tappa fino a Vercurago: breve sosta a Malgrate per un aperitivo, e arrivo in sede nautica del CK90 per le 14.30.




Abbiamo percorso in tutto 129,5 km. e pagaiato per 23 ore e 50 minuti. In alcune situazioni le nostre forze sono state messe a dura prova ma è sempre prevalsa la determinazione di portare a termine il nostro progetto estivo.



Chi pratica questo sport sa benissimo che queste esperienze vanno vissute in prima persona, descriverle e spiegarle è quasi sempre impossibile. Ogni giorno il panorama cambiava, e ogni volta siamo rimaste stupite ed incantate dalla bellezza e dalla particolarità della natura che ci circondava.





lunedì 27 agosto 2012

IL MIGNATTINO, UNA STERNA TRA LE NINFEE



Ordine Charadriiformes, famiglia Sternidae, il suo nome scientifico è Chlidonias Niger. Piccola ed esile sterna di palude, con una lunghezza corporea di 22-24 cm., deve il suo nome latino al piumaggio riproduttivo, nero sul capo, sul collo e sulle parti inferiori, fatta eccezione per il sottocoda bianco; la coda e il dorso sono grigi e le ali mostrano in volo la parte superiore grigia e quella inferiore bianca. Nel piumaggio invernale e giovanile il bianco sostituisce il nero, tranne che in alcune parti del capo. L’azione di volo è più lenta e pigra rispetto a quella rapida delle sterne marine.




Nidifica in zone a clima fresco e temperato, in habitat umidi caratterizzati da specchi d’acqua dolce con fondali fangosi, non molto profondi e ricchi di vegetazione acquatica ancorata o fluttuante, tra la quale costruisce nidi galleggianti, spesso riuniti in colonie. In inverno e in migrazione, frequenta anche ambienti costieri e salmastri, nutrendosi soprattutto di pesci marini, in sostituzione degli invertebrati alla base della sua dieta estiva.




Diffuso nella fascia temperata, dalla Finlandia fino al Mediterraneo, con distribuzione continua nel Bassopiano Siberiano e piuttosto frammentata nel resto del continente. Il suo areale italiano ha subito un drastica contrazione negli anni ’60 del secolo scorso, attualmente si trovano piccole colonie solo nella pianura Padana, in particolare nelle risaie del vercellese e di Novara, con presenze in Lombardia localizzate sul Lago Inferiore di Mantova. L’Italia ospita occasionalmente individui svernanti e rimane un’importante zona di passo per le popolazioni dirette verso le coste atlantiche africane. In periodo di migrazione si può osservare nell’area risicola, sul Po e sui grandi laghi (l’osservazione è quasi sicura a fine Aprile alla foce dell’Adda nel Lario).




La popolazione europea, attualmente in calo a causa della trasformazione antropica degli habitat di nidificazione, è stimata tra le 57.000 e le 110.000 coppie, di cui più di 100 nidificanti in Italia.



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lunedì 20 agosto 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (19)



I primi Inuit e Aleuti migrarono in territorio americano attraverso l’attuale stretto di Bering, circa 8-10.000 anni fa; lo spostamento avvenne per via d’acqua o attraverso l’istmo di terra che univa Asia e America, formatosi durante l’ultima glaciazione, quello di Wurm, che ebbe l’effetto di abbassare il livello del mare di 125 metri. A testimoniare il passaggio di epoche così remote restano oggi, nella zona dello stretto e sull’isola di San Lorenzo, ritrovamenti archeologici che risalgono a 4.000 anni fa.




Al termine della glaciazione, una volta ripristinato il livello dei mari, poterono entrare nel Mare Artico i grossi cetacei, le acque del mare di Bering si popolarono di numerosi pinnipedi e le terre interne di caribù.




Sicuramente in quest’area si formò una prima cultura, che col tempo si sviluppò in tre distinti gruppi: gli Aleuti, che parlavano una propria lingua, gli Inuit dell’Alaska meridionale e gli Inuit dello Stretto. Poco si conosce delle tappe di questi ultimi verso est che li portò a colonizzare la Groenlandia.






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lunedì 13 agosto 2012

LUNGOLAGO DI LECCO: LARGO ANTONIO STOPPANI



Sul finire del lungolago di Lecco e in corrispondenza della foce del torrente Gerenzone è collocato il monumento architettonico-scultoreo dedicato all’Abate Antonio Stoppani. Il monumento del 1934 è opera dell’architetto Giacomo Fiocchi mentre la statua in bronzo, realizzata nel 1927, è di Michele Vedani ed era in precedenza collocata nei giardini del lungolago.




L’abate Stoppani, nato a Lecco in piazza XX Settembre, nel 1824 è una figura della cultura italiana molto poliedrica. Si è dedicato cioè a molti interessi ed è riuscito a dare un contributo significativo in molti campi quali le Scienze Naturali, la Paleontologia, l’alpinismo, professore universitario, patriota, scrittore infaticabile. Divenne all’epoca una delle personalità più note nel panorama culturale di fine ottocento. Partecipò in gioventù alle 5 Giornate di Milano distribuendo i volantini nelle campagne per invitare i contadini alla rivolta.




Nel 1867 divenne professore di Geologia al Politecnico di Milano e iniziò a pubblicare diverse opere su argomenti scientifici e naturalistici e tra questi alcuni scritti sulla Geologia della Brianza e i massi erratici del monte Barro. Diviene Presidente del Club Alpino Italiano (CAI) nel 1874.





La sua opera più famosa rimane il trattato divulgativo “Il Bel Paese: Conversazioni sulle bellezze naturali la geologia e la geografia fisica d'Italia”; testo dove l’abate si immagina nel ruolo di uno zio che davanti al caminetto racconta al nipotino la bellezza della natura e del territorio italiano. Il volume ebbe un tale successo all’epoca da essere ristampato per decenni. Nel 1906 la Galbani utilizza tale nome e il volto di Stoppani per connotare il suo nuovo formaggio “Bel Paese Galbani” che doveva fare concorrenza ai prodotti francesi.





Ad Antonio Stoppani sono intitolate in tutta l’Italia vie e piazze, scuole, sentieri di montagna (e il rifugio Stoppani ai piedi del Resegone), il comune di Lecco non ha però ancora trovato i soldi per ristrutturare il monumento e far ripartire almeno d’estate le due fontane ai suoi lati. E poi… dimenticavo… fu anche ordinato sacerdote dell’ordine dei Rosminiani nel 1948.



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Testo del Luis (Inuit del Lario).
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