"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

giovedì 10 luglio 2008

UN ITALIANO IN AIUTO AGLI INUIT

Ecco un interessante articolo apparso su http://www.corriere.it/ in questi giorni.
Il popolo dei ghiacci sente che la sua storia rischia di finire e si perde tra alcol e droga
.


Per chi volesse ho preparato una versione in pdf


Un grazie a Marco Ferrario per la segnalazione

mercoledì 9 luglio 2008

TERMINOLOGIA DEL KAYAK DA MARE (P-R)

paddle float rigidoPADDLE FLOAT: galleggiante di fortuna, rigido o gonfiabile, che consente, applicato ad una pala della pagaia, di risalire a bordo del kayak in caso di rovesciamento.
PAGAIA: remo con quale si voga senza inserirlo nello scalmo. Quella del kayak è provvista di due pale.
PAGAIATA: azione di spinta esercitata su di un bordo dell’imbarcazione per mezzo della pagaia. Si effettua in tre fasi: immersione, passata, svincolo.
PARASPRUZZI: gonnellino elastico e impermeabile che unisce il kayakista al bordo del pozzetto e che serve a non imbarcare acqua in caso di lago o mare are mosso o di rovesciamento dell’imbarcazione.
PARATIA: tramezzo verticale che serve a suddividere l’interno dell’imbarcazione in locali e compartimenti. Nel kayak serve a separare i gavoni dal pozzetto.
PASSACAVO: qualsiasi anello, asola, cappio o foro che serve a guidare una cima nella direzione voluta.
PASSATA: fase intermedia della pagaiata, durante la quale la pala viene trascinata verso poppa per esercitare la spinta che farà muovere il kayak.
PAWLATA ROLL: tipo di Eskimo eseguito tenendo la pagaia in posizione estesa.
PESCAGGIO: è la distanza verticale che intercorre tra il piano di galleggiamento (la superficie dell’acqua) e il punto più basso della carena.
POGGIAPIEDI o PUNTAPIEDI: pedana regolabile, situata all’interno del pozzetto del kayak, contro cui il kayakista puntella i piedi durante la voga e le manovre.
POGGIARE: allontanare la prua dalla direzione del vento. E’ il contrario di orzare.
POGGIASCHIENA: quello del kayak è generalmente costituito da una fascia in tessuto sintetico e può essere dotato di un cuscinetto imbottito.
PONTE: superficie strutturale che divede lo scafo in orizzontale.
POPPPA: estremità posteriore dello scafo.
POPPAVIA: ogni indicazione o riferimento alla direzione pura-poppa dello scafo. E’ il contrario di proravia.
POPPIERO: attinente alla poppa.
PORTOLANO: libro che descrive minuziosamente le caratteristiche d’una costa sotto l’aspetto idrografico, meteorologico e nautico, fornendo notizie sui porti, gli ancoraggi, i ridossi, i punti pericolosi, etc.
POSIZIONE ESTESA: è quella della pagaia allorché la si impugna tenendo le mani su di una sola metà del manico.
POZZETTO: è l’apertura ovale, situata nella parte centrale dello scafo, in fondo a cui si trova il sedile del kayakista. Si chiama così anche l’alloggiamento della deriva.
PRODIERO: attinente alla prua.
PRORA MAGNETICA (Pm): angolo compreso fra la direzione del meridiano magnetico e quella della prua dell’imbarcazione, ovvero del suo asse longitudinale.
PROPRA VERA (Pv): angolo compreso fra la direzione del Nord vero, ossia geografico, e quello della prua dell’imbarcazione, ovvero del suo asse longitudinale.
PRORAVIA: ogni indicazione o riferimento alla direzione poppa-prua dello scafo. E’ il contrario di poppavia.
PRUA: estremità anteriore dello scafo.
PUNTO NAVE: coordinate geografiche di un’imbarcazione in mare, ovvero la sua posizione riferita a una determinata zona geografica.
ROSA MAGNETICA: è il quadrante della bussola, su cui sono riportate le direzioni intermedie a quelle dei quattro punti cardinali.ROTTA: percorso seguito da un’imbarcazione in navigazione. E’ riferita all’asse della bussola (Nord-Sud), e rispetto ad esse viene espressa in gradi o sottomultipli di grado.

pozzetto, a buco di chiave, di un kayak da mare

lunedì 7 luglio 2008

IL GABBIANO COMUNE, IL PENDOLARE DEL LARIO

gabbiani comuni, in abito invernale, in voloNelle nostre pagaiate invernali sul lago, c’è un fenomeno biologico molto interessante da osservare: è il "pendolarismo" del Gabbiano comune. Stormi di centinaia di individui, disposti in una lunga fila quasi a formare una catena di ali, percorrono il cielo, al tramonto e all’alba, dai dormitori nel centro del lago alla pianura padana, dove trovano di che nutrirsi. Il Gabbiano comune appartiene all’ordine CHARADRIIFORMES, famiglia LARIDAE e il suo nome scientifico è Larus ridibundus e pare che Larus sia proprio una delle ipotesi sull’origine del nome Lario.
. gabbiani comuni danno fastidio ad una folaga tentando di rubarle il ciboE’ agile e slanciato, con 34-37 cm di lunghezza; dorso e lunghe ali grigio pallido, caratterizzate dal margine anteriore bianco puro e dalla superficie inferiore delle primarie grigio scura. Gli adulti hanno becco e zampe rosso scuro e coda nera, mentre il capo si presenta bianco con macchie nere nella zona oculare in inverno, ed è invece color cioccolato in estate. I giovani hanno un aspetto più colorato: con macchie e strie grigie, marroni e bianche sulle parti inferiori bianche e becco e zampe arancioni. Nidifica generalmente in colonie numerose, in zone con vegetazione bassa, in prossimità di acque ferme o correnti, ma frequenta abitualmente zone lontane dall’acqua, come campi coltivati o ambienti cittadini: si nutre infatti soprattutto di insetti e vermi di terra, integrati con materiale vegetale e spesso con altri elementi organici trovati nelle discariche. Le coppie più anziane tendono a nidificare al centro della colonia, relegando le più “inesperte” in periferia: conquistare un territorio centrale assicura infatti un maggiore successo riproduttivo.
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battuta di pesca di gabbiani comuni

Foto di Riccardo Agretti.

venerdì 4 luglio 2008

LA SPIRITUALITA’ DEGLI INUIT

rappresentazione di TUPILAQ
Per gli Inuit il senso dell’esistenza stava nella armonia tra l’uomo e le forze naturali. L’INUK credeva nell’eternità dell’anima e temeva lo spirito (TUPILAQ) malvagio e dispettoso che interagiva con gli uomini, rendendo la loro vita difficile e facendo dispetti. La forza vitale degli elementi era sempre rispettata: dopo aver ucciso gli animali, gli Inuit riunivano le ossa delle zampe, perché il loro spirito potesse camminare verso una nuova vita. Per esempio, il cranio della foca veniva posto su un cumulo di neve rivolto verso il mare perché potesse vederlo e, immergendosi nell’acqua, diventare di nuovo foca. Quando la caccia era a lungo infruttuosa o vi erano gravi malattie si ricorreva allo sciamano (ANGAGOQ): grazie a misteriosi rituali raggiungeva uno stato di trance che gli permetteva di mettersi in contatto con gli spiriti divini e le divinità e chiudere lo aiuto.
Il mondo sovrannaturale era concepito in diversi strati: l’inferiore, profondo, caldo e confortevole, dove l’uomo è ricevuto dopo la morte; l’intermedio, proprio al di sotto della crosta terrestre, destinato ai cacciatori maldestri e alle donne che infrangono i tabù; e il superiore, in cielo, freddo e deserto come la terra che gli Inuit abitavano.
Tutti gli esseri del mondo visibile, gli uomini, gli animali, gli alberi e il cielo, il mare e persino le pietre, erano dotato di uno spirito immortale e di poteri soprannaturali con cui punivano chi li disprezzava o infrangeva i tabù. I tabù riguardavano tutti gli aspetti della vita quotidiana: una serie complessa di regole e divieti che governavano l’armonia tra l’uomo e la terra. Gli amuleti erano portati da tutti, anche dai cani, e servivano a rafforzare il carattere, a infondere astuzia e coraggio.


rappresentazine di ANGAGOQ

LA BALNEABILITA' DEI NOSTRI LAGHI

Per un rapido aggiornamento sulla qualità dell'acqua dei nostri laghi vi rimando ad alcuni articoli usciti la scorsa settimana, anche su segnalazine dell'amico Marco Ferrario.
Provincia di Lecco
Provincia di Como e Varese

martedì 1 luglio 2008

L’AMBIENTE LACUSTRE: L’OSSIGENO

Una ulteriore, sostanziale differenza tra l’ambiente terreste e quello acquatico riguarda la facilità con cui gli animali hanno accesso all’ossigeno necessario per lo svolgimento delle proprie funzioni vitali. Presente nell’aria in quantità largamente sufficiente alle nostre necessità, l’ossigeno può infatti essere disciolto in acqua in concentrazioni molto più limitate. La sua maggiore o minore disponibilità ha un ruolo importantissimo nella distribuzione delle varie specie, che hanno esigenze assai diverse tra loro.
L’ossigeno che viene respirato dagli animali acquatici è presente in forma disciolta e può provenire dall’atmosfera sovrastante oppure essere prodotto dagli organismi vegetali acquatici. Se consideriamo che i processi vitali degli organismi vegetali si svolgono in presenza di luce, appare subito evidente che entrambe le “sorgenti” di ossigeno che alimentano un lago si trovano in prossimità della superficie.Nei periodi in cui la temperatura e la densità sono abbastanza costanti alle diverse profondità, il rimescolamento dell’acqua causato dall’azione del vento fa sì che l’ossigeno presente presso la superficie possa distribuirsi anche negli strati profondi. D’estate, invece, la notevole differenza di densità tra i due strati del lago impedisce anche ai venti più forti di mischiare le acque superficiali con quelle profonde, che restano così a lungo private di ogni apporto di ossigeno. E’ quindi importantissimo, per assicurare il mantenimento delle condizioni vitali in profondità anche durante i mesi caldi, che la “scorta” di ossigeno accumulata al termine dell’inverno sia consumata con gradualità, evitando ogni forma di “spreco”, in modo che il prezioso elemento sia ancora presente in quantità significative all’inizio dell’autunno, quando si riavviano i processi di rimescolamento delle acque. Fino a qualche decennio fa effettivamente tutti i laghi del territorio lariano non presentavano mai gravi “deficit” di ossigeno; purtroppo, una delle conseguenze indirette dell’inquinamento è proprio lo “spreco” di ossigeno presente nelle acque profonde, delle quali, nei bacini più compromessi, scompare sin dall’inizio dell’estate.