"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 16 giugno 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (7)


Il ghiaccio che si forma nell’Artico è fondamentalmente di tre tipi: 1) Ghiaccio temporaneo (fast ice), si forma intorno ai litorali e d’estate si unisce alla banchisa; 2) Pack o banchisa (drift ice), costantemente in movimento; 3) Ghiaccio polare o banchisa polare (polar pack). Quest’ultimo è quello più esclusivo e significativo del bacino polare. 



Le temperature d’estate superano di poco zero gradi, non sono sufficienti quindi a provocare lo scioglimento della calotta ghiacciata; in questo modo il pack polare può risultare vecchio di molti anni. Grazie al suo potere isolante, può raggiungere uno spessore uniforme di circa tre metri, ad eccezione delle dighe di pressione che si formano quando campi di ghiaccio differenti si scontrano e i loro bordi si sovrappongono, raggiungendo un’altezza di 6-10 metri. Questo evento, data la relativa tranquillità meteorologica dell’estrema zona polare, è comunque molto raro, anche perché a tali latitudini lo strato di ghiaccio, molto spesso e compatto , non ha possibilità di movimento.



Ben diverso è invece il comportamento della banchisa mobile (drift ice), soggetta a spostamenti continui tra le ampie porzioni di mare libero; gli incontri-scontri fra le varie superfici ghiacciate provocano veri barriere, gli “hummock”, accumuli di lastroni di ghiaccio di difficile superamento per chi viaggia con la slitta. Piccoli campi ghiacciati si uniscono a formare aree estesissime, le quali, scontrandosi nuovamente con altri campi, si riducono in lastre di pochi metri quadri di superficie, in una successione di movimenti che dura fino ad autunno inoltrato. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

lunedì 9 giugno 2014

TRE ISOLE E UN EREMO - LE ESCURSIONI DEL RADUNO



Per questo raduno si sono programmati due itinerari per i due giorni a disposizione. Il primo giorno sabato 24 Maggio ci si è mossi lungo il tragitto segnato in rosso dal numero 1 al 21 di 21 km. Il secondo giorno domenica 25 Maggio di soli 12 km dal numero 1 al 6 e ritorno fino a raggiungere Caldè con rientro nel primo pomeriggio. Le operazioni di imbarco dei numerosi kayak da punta San Michele ci hanno impegnato per una mezzora abbondante. 



La prima costruzione incontrata sul tragitto di sabato è il Forte di Cerro. Abitazione ora privata che un tempo ospitava due batterie di cannoni e due ordini di feritoie per fucili oltre ad una terrazza anch’essa armata. Insieme al Forte San Michele proteggeva l’ingresso al porto di Laveno ritenuto strategicamente fondamentale per mantenere il possesso del lago Maggiore. 



Al chilometro 5 del percorso troviamo poi l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. L’Eremo costruito nel 1195 per celebrare la Santa, deve il suo nome all’episodio della caduta di cinque massi ‘ballerini’ che lo sovrastavano e che nel cadere rimasero conficcati nella volta della chiesa senza distruggerla e che poi vennero rimossi nel 1910. La chiesa è impreziosita da cicli di affreschi raffiguranti episodi relativi alla vita dei santi, ed ha la particolarità di essere stata frequentata nei secoli da numerose e diverse congregazioni religiose. Notevole la vista che da esso si apre sul Verbano. 


Si svolta poi per giungere alla prima isola, l’isola Bella ancora in gran parte appartenente alla famiglia Borromeo, seguita poi dall’Isola dei Pescatori e dall’Isola Madre più alcuni isolotti minori. L’insieme delle isole costituisce l’arcipelago delle Borromee. Noi ci siamo fermati per la sosta panino di mezzodì su quella dei Pescatori che risulta l’unica stabilmente abitata e densa di attività commerciali, negozietti, barche di pescatori, ristoranti. Inoltre è dotata di una spiaggia libera dove si può comodamente appoggiare i kayak. 


Dopo esserci radunati per la traversata da Punta della Castagnola a Cerro siamo tornati a Punta San Michele. La giornata è volata e nelle camerate poi la stanchezza per alcuni “si è fatta sentire”. Il secondo giorno partenza con calma e si è puntato Caldè paese la cui costa è occupata dai resti di insediamenti industriali destinati alla lavorazione della calce. Numerose le fornaci che si incontrano in questa zona. Il resto della costa in questa direzione è occupato da ville private e relativo giardino. 


 

Al rientro caricati i kayak sulle auto si è rientrati verso la sede nautica del CK90 dove si è arrivati in serata. In sintesi grazie al CK90 e a Sullacqua per aver organizzato un week-end meraviglioso in posti dal paesaggio unico, ricchi di storia e di tradizioni! Arrivederci al prossimo anno! 



Testo del Luis (Inuit del Lario)

lunedì 2 giugno 2014

TRE ISOLE E UN EREMO – RADUNO NAZIONALE DI KAYAK DA MARE SUL LAGO MAGGIORE


Il 24 e 25 Maggio a Laveno Mombello (VA) si è svolto il raduno nazionale di kayak da mare “Tre isole e un Eremo” organizzato dall'associazione Sottocosta in collaborazione con le associazioni Canoa Kajak 90 e Sullacqua e con il patrocinio della FICK. L’evento si è svolto presso la sede della Lega Navale che si trova a Laveno nella ex-caserma Austriaca di San Michele. L’edificio costruito nel 1854 per proteggere le rive del lago da possibili incursioni dei Piemontesi è ancora in ottimo stato nonostante gli utilizzi diversi a cui si è prestato: caserma, stabilimento per la produzione di ceramica, dopolavoro. Sul lato destro nella foto si nota la Batteria di Punta con statua ornamentale che poteva ospitare tre cannoni. 


Noi del CK90 siamo arrivati in gran parte venerdì 23 Maggio in tarda ora. Il resto dei partecipanti ci ha raggiunto il 24 Maggio mattina. In totale al raduno erano presenti quasi sessanta canoisti. Dopo una breve riunione di coordinamento con l’illustrazione del programma dei due giorni e la distribuzione dei panini, si è partiti per la prima delle due escursioni sul lago Maggiore: 25 km in direzione Sud con rientro in serata. 



Il lago Maggiore, di origine glaciale, è così chiamato perché un tempo si riteneva fosse il più esteso della regione prealpina. Il nome di ‘Verbano’ risale invece ad un nome dato durante la dominazione romana. I principali affluenti del lago sono i fiumi Ticino, Maggia e Toce, mentre da Sesto Calende esce il solo Ticino.


Al rientro sabato sera ci attendeva una cena comunitaria composta da antipasto con salumi e formaggi e piatto forte di polenta con carne o gorgonzola; vini in abbondanza, meringata finale. Alla fine della serata si è svolta la lotteria con estrazione di premi consistenti in attrezzature da kayak. Agli Inuit del Lario del CK90 il primo premio: una pagaia Groenlandese in legno della Avatak!


Domenica 25 Maggio la seconda escursione di 10 km che ci ha condotto verso Nord costeggiando le rive. Rientro nel primo pomeriggio e caricate le vetture si è partiti in ordine sparso e a malincuore. Un magnifico week-end di Maggio, assistiti dal bel tempo, in buona compagnia e in una collocazione perfetta per un canoista. Il tutto raccordato da una perfetta organizzazione.



Testo del Luis (Inuit del Lario)
Altre foto sono nella galleria degli Inuit del Lario.

lunedì 19 maggio 2014

IL ROLL A PALA LUNGA (EXTENDED PADDLE INUIT ROLL)


Per eseguire il roll a pala lunga è necessario tenere la pagaia in posizione estesa per ottenere una leva maggiore ed aumentare la probabilità di riuscita della manovra. Si può fare con la pagaia moderna ma risulta più efficace con quella groenlandese. Ecco come va eseguito. 


Piegate in avanti il busto, stendendo le braccia verso la prua del kayak. Tenete la pagaia normalmente, ma fate scivolare la mando attiva fino circa metà del manico. Con la mano sinistra invece, afferrate l’angolo superiore della pala posteriore, tenendo il pollice verso l’esterno del kayak. Portate la pagaia fuori dal bordo, parallela allo scafo, in modo che il dorso della pala anteriore sia adagiato sulla superficie dell’acqua, e l’altra pala si trovi a livello dell’anca. Se necessario, fate scivolare ancora un po’ la mano di controllo sul manico, in direzione della pala posteriore, restando sempre piegati in avanti. 



Ora rovesciatevi completamente, mantenendo la pagaia parallela allo scafo e spingendola fuori dall’acqua. Tenendo il braccio destro esteso eseguite una spazzata lateralmente da prua verso poppa, fino a portare la pagaia a 90° rispetto alla chiglia del kayak. Durante il movimento, la pagaia dovrà restare parallela alla superficie dell’acqua. 



A questo punto si esegue il colpo d’anca per raddrizzare il kayak fuoriuscendo di schiena verso poppa. La testa è l’ultima parte del corpo che deve uscire dall’acqua. Ci si può aiutare anche con movimento di chiusura in appoggio basso inclinandosi in avanti. 



lunedì 12 maggio 2014

LA PANTANA, DALL’AFRICA ALLA KAMCHATKA


Appartiene all’ordine Charadriiformes, famiglia Scolopacidae. Il suo nome scientifico è Tringa nebularia. E’ la più grande del suo genere, con una lunghezza corporea di circa 30-33 cm, con un robusto becco e lunghe zampe verdi, che costituiscono importanti caratteri diagnostici. Il dorso è di colore grigio, con macchie e strie nere e marroni, il piumaggio delle ali è nero e piuttosto uniforme, mentre il ventre è bianco; in volo è evidente l’ampia barra bianca sopra la coda. E’ simile alla Pettegola, che però ha zampe rosse. 



Nidifica nella fascia boreale delle foreste di Europa e Asia; evita le zone montuose o con vegetazione troppo fitta, preferendo ambienti piuttosto aperti, frammisti ad alberi e cespugli, o le aperte foreste di conifere. In migrazione frequenta zone inondate, marcite o cordoni sabbiosi, per raggiungere le zone umide dei quartieri di svernamento, situati sia sulle coste che all’interno. Si nutre principalmente di invertebrati, soprattutto insetti nei siti di nidificazione, ma cattura anche pesci. E’ una specie monogama e scarsamente gregaria, le singole coppie nidificano in territori separati e attivamente difesi. Al ritorno della migrazione, le pantane occupano solitamente lo stesso territorio dell’anno precedente e nidificano con lo stesso partner; se possibile, mantengono queste abitudini per tutta la vita. 



Il suo areale di nidificazione di estende dalla Gran Bretagna alla penisola della Kamchatka, sull’Oceano Pacifico. I principali quartieri di svernamento sono distribuiti tra le isole dell’Oceano Indiano fino alla Cina orientale all’Australia, in misura minore sverna in Europa occidentale, nel bacino del Mediterraneo e in Africa nord occidentale. In Italia è migratrice regolare e, in piccola parte, svernante. La popolazione nidificante conta circa 150.000 coppie, in gran parte distribuite in Russia; In Italia svernano circa 500 individui, distribuiti prevalentemente nelle zone umide costiere, e, in misura minore, in quelle interne. 



lunedì 5 maggio 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (6)


Un altro fattore che influisce sull’attività umana e limita gran parte delle sue operazioni, è la lunghissima oscurità invernale. Poiché però l’uomo polare non vive esattamente al Polo Nord, ma a latitudini comprese fra i 60° e gli 80° Nord, l’oscurità non è mai completa, in quanto una fonte di luce sufficiente a distinguere gli oggetti e il profilo del paesaggio si manifesta quando il sole è ancora 6° sotto l’orizzonte. Anche nel giorno più corto dell’anno, a 72° 30’ di latitudine è presente un crepuscolo sufficiente a consentire di muoversi sul terreno; una superficie coperta da neve è un ottimo riflettore naturale che intensifica la luminosità della debole luce solare. 


Inoltre in assenza di sole, la luna, grazie all’atmosfera estremamente tersa d’inverno, diffonde una luce in grado di creare ombre che consentono così all’uomo di superare percorsi molto accidentati. In prossimità del Polo Nord la luna non tramonta per due settimane: basta anche la luce di una mezza luna per rendere possibili di attività di caccia, i viaggi di trasferimento nonché lo studio scientifico. L’atmosfera artica è dunque ricca di fenomeni e di particolarità diversissime, ma il mare non è da meno e offre una molteplice varietà d’aspetti. 


Se vi è un elemento centrale nell’Artico, attorno a cui tutto ruota, questo è il mare, il cui studio è importante tanto quanto quello delle terre che lo circondano; l’estensione delle acque artiche è quasi doppia di quella della tundra; inoltre il mare è biologicamente ben più produttivo dei territori che bagna. Il suo maggiore interesse risiede nel fatto che presenta caratteristiche diverse da quelle di tutti gli altri mari. Il fattore preminente è la grande distesa di ghiaccio che lo ricopre per la maggior parte; questo scudo posto al sommo della Terra ha un potere di riflessione enorme, pari a diverse volte il potere di riflessione dei terreni normalmente innevati e che può raggiungere l’85-88% di riverbero della luce solare ricevuta. 


Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.