"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

mercoledì 5 novembre 2008

IL BALESTRUCCIO, IN VOLO A CENTINAIA SUL LAGO

Lo incontriamo spesso in kayak, nella bella stagione, mentre caccia gli insetti sul pelo dell’acqua ed inizio autunno quando sopra il canneto del Bione (sul lago di Garlate) si riunisce in centinaia di individui per prepararsi al ritorno verso le aree di svernamento africane. Appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Hirundi-Nidae, uccelli di piccola taglia simili alle rondini, che vivono in grandi gruppi e spesso convivono con l’uomo. Il nome scientifico è Delichon urbicum. Di piccole dimensioni, ha una lunghezza totale del corpo di 12 cm. La coda è piuttosto corta e leggermente forcuta, senza le timoniere filiformi tipiche di altre rondini. Il piumaggio del dorso è blu-nero lucido; le parti inferiori sono bianche. E’ chiaramente riconoscibile da una banda di colore bianco sul dorso, tra la coda e le ali. Il volo è meno veloce rispetto alla Rondine, con ampi volteggi eseguiti spesso a quote più elevate.
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E’ molto comune e facilmente osservabile. Nidifica più frequentemente in ambiente antropizzati, colonizzando spesso le città; costruisce un nido tondeggiante di fango quasi totalmente chiuso con una sola apertura di entrata molto piccola, in genere sotto i cornicioni delle abitazioni. Si osserva facilmente in volo, quando caccia in gruppo gli insetti di cui si nutre. Ha un comportamento sociale molto sviluppato come le altre specie del gruppo ma forma colonie ancora più numerose, anche con nidi addossati l’uno all’altro. Migratore transahariano, arriva in Lombardia per nidificare a partire da Marzo e riparte ad Ottobre. Il nome scientifico del Balestruccio deriva dalla sua adattabilità a convivere con l’uomo, anche in situazioni estreme come quelle urbane.
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L’errore comune è quello di confonderlo con la Rondine.
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martedì 4 novembre 2008

FILM - THE SNOW WALKER

La copertina del DVD
The Snow Walker è un film canadese del 2003, diretto da Charles Martin Smith, basato sul racconto "Walk Well, My Brother" di Farley Mowat.

Siamo nel 1953. Nel territorio del Canada del nord il pilota Charlie Halliday si guadagna da vivere trasportando merci col suo idrovolante sulla rotta artica, grandi terre desolate e selvagge abitate da piccole comunità di pescatori Inuit. In cambio di due zanne di tricheco, Charlie accetta di trasportare fino all'ospedale più vicino Kanaalaq, una giovane Inuit ammalata di tubercolosi. L'aereo però subisce un grave incidente e mentre Charlie va a cercare aiuto Kanaalaq rimane presso il rottame del velivolo. Intanto le ricerche dei soccorritori non danno alcun esito e Charlie viene ormai dato per disperso. Sarà Kanaalaq a ritrovare Charlie gravemente ferito una settimana dopo, a curarlo e ad insegnargli il valore dell'amicizia ed i segreti della sopravvivenza in quelle terre così inospitali, segreti che sono alla base della cultura del popolo Inuit.


lunedì 3 novembre 2008

L'AMBIENTE ACQUATICO: ONDE, CORRENTI E VENTO

Qaqatuq sfida le onde vicino alla scoglieraGli elementi caratteristici dell’ambiente acquatico dove fare “kayak da mare” sono le onde, il vento e le correnti ed è proprio con questi tre parametri che si giudica la difficoltà di un percorso in kayak. L’ambiente acquatico dove si programma un’escursione deve essere quindi conosciuto molto bene: così come può offrire sensazioni piacevolissime e luoghi incantati, può all’apposto divenire pericoloso e punire gli avventati.
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Matilde controvento al mare
IL MARE
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Le onde.
La presenza del vento sulla superficie del mare provoca uno spostamento verticale dell’acqua: queste sono le onde. Nelle onde non esiste spostamento di masse d’acqua ma solo un suo innalzamento o abbassamento; l’ampiezza di queste oscillazioni verticali è in funzione dell’intensità del vento e la loro propagazione dipende dalla direzione in cui spira il vento. Quando il fondale, in prossimità della terraferma oppure in presenza di una secca, diventa basso le onde di infrangono: questa è la situazione più pericolosa per un kayaker. Le onde vengono classificate in base all’altezza, cioè la distanza verticale tra il punto più alto detto cresta e quello più basso detto cavo; alla lunghezza, che è la distanza fra due creste successive; e alla rapidità, cioè il rapporto fra le due precedenti misure. Quando la rapidità supera il punto critico l’onda si rompe, ovvero si frange. Anche in assenza di vento può esistere moto ondoso; le onde in questo caso in questo caso sono il risultato di una perturbazione lontana, che può essere esaurita, ma che ha creato un moto ondoso che si è propagato a raggiera; le onde infatti, aumentando di lunghezza, aumenteranno anche di velocità spesso spostandosi più velocemente del vento che le ha generate. Occorre quindi prestare attenzione se, in condizioni di calma di vento, si noterà la presenza di onde lunghe o mare morto. La scala di Douglas misura lo stato del mare.
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Scala di Douglas
Il vento.
E’ prodotto dalle variazioni di pressione atmosferica dovute alla diversa temperatura delle masse d’aria; in conseguenza di queste variazioni avvengono spostamenti delle masse d’aria da zone con pressioni più alte (zone di alta pressione) dove la temperatura dell’aria è più calda, a zone dove la pressione è più bassa (zone di bassa pressione) dove la temperatura delle masse d’aria è più fredda. Questo fenomeno è assai più evidente al mare quando le differenti temperature della terra e dell’acqua scaldano o meno l’aria sovrastante, provocando conseguentemente un costante movimento ventoso; in condizioni di tempo stabile di giorno soffia la brezza di mare (vento che spira dal largo), di notte la brezza di terra (da terra verso il mare aperto). Nel corso della giornata, in mare aperto e con bel tempo, la direzione del vento tende a ruotare seguendo l’arco del sole da est o ovest. In condizioni meteorologiche perturbate la velocità del vento può salire notevolmente ed è sconsigliato uscire in kayak sopra l’intensità cinque della scala di Beaufort che misura lo stato del vento.
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Scala di Beaufort
Le correnti.
Le correnti marine sono degli spostamenti di masse d’acqua di differenti temperature; molte possono essere anche provocate da diversi gradi di salinità, cioè di densità dell’acqua, oppure dall’azione stessa del vento. Generalmente le correnti marine e oceaniche sono costanti e periodiche ed esistono carte nautiche particolareggiate che ne descrivono le caratteristiche. Localmente, specie in prossimità di promontori o stretti, si creano situazioni particolari che possono insorgere anche in breve tempo; bisogna quindi ricordare alcune regole:
- minore è la profondità dell’acqua, più facile è la formazione di una corrente termica;
- le correnti che si instaurano a causa di un fenomeno meteorologico perdurano per qualche tempo dopo la calata del vento;
- con brezza di mare l’acqua è spinta verso terra e il livello del mare sale;
- con vento di terra, all’opposto, l’acqua è spinta al largo e il livello del mare scende;
- le correnti sono più accentuate nei paraggi di lembi di terra circondati dal mare (istmi, promontori, penisole, etc.);
- non fidarsi del movimento delle onde: la corrente si determina dalle reazioni di un palo o di una boa ancorata al fondo; se creano un onda di riflusso o la boa si piega è segno che c’è corrente;
- la velocità di una corrente si misura in nodi, pari a un miglio marino all’ora. E il miglio marino corrisponde a 1.852 metri.
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Matilde tra le onde del mare
IL LAGO
Seppur in scala minore anche sul lago esistono correnti, onde e vento, e anche se non paragonabili per potenza ai fenomeni marini, non sono da sottovalutare: i mutamenti meteorologici in ambienti ristretti come le valli in cui si sono formati i laghi italiani sono molto rapidi e violenti. La situazione dei laghi può essere complicata da venti locali che scendono dalle valli laterali e spazzano la superficie dello specchio d’acqua dall’alto. Comunque in caso di bel tempo i venti periodici dei grandi laghi subalpini dell’Italia settentrionale soffiano da nord a sud al mattino (sul Lario è il Tivano) e viceversa da sud a nord il pomeriggio (sul Lario è la Breva). Le onde del lago si formano solo quando c’è vento e non sono da sottovalutare perché più sono alte, più c’è vento ed è faticoso mantenere la rotta ma anche rimanere in equilibrio con vento forte e magari a raffiche; perché sono generalmente più ripide di quelle marine e frangono prima (non raggiungono però grande altezze); perché sono molto corte una dall’altra. Il lago è il luogo più tranquillo per le escursioni in kayak e può offrire mete di incomparabile bellezza, sempre che si rispettino sia le consuete norme di sicurezza, sia l’ambiente naturale che in questo caso è sempre un delicato equilibrio di molteplici fattori e basta assai poco per sconvolgerlo: potrebbe arrivare da un momento all’altro un forte temporale o essere sorpresi, sul Lario, dall’improvviso e fortissimo vento invernale detto FOHN (in italiano Favonio).
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Qivittoq sulle onde del lago
Eccovi un' onda del nostro amato Lario!
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onda sul Lario

venerdì 31 ottobre 2008

LIBRI - L'ALTRA META' DEL MARE

A cura di Tatiana Cappucci e Laura Mandolesi

L’altra metà del mare segue di un anno L’altra metà del fiume. Questo racconta il mare, quello il fiume: entrambi sono stati scritti da donne canoiste. Ciascuno ha una propria dimensione. Il filo “azzurro e salato” che lega tutti i racconti è la passione per il mare e la voglia di solcarlo in kayak o in canoa; ma non solo: c’è il desiderio di trasmettere le emozioni provate, le scoperte fatte, le esperienze maturate; c’è poi la speranza di contagiare altre, di diventare sempre più numerose, di infondere lo stesso entusiasmo ad amiche, sorelle, madri; c’è anche l’amicizia, il rispetto, il coraggio, la paura, la capacità di mettersi in gioco e di divertirsi… il mare ci ha fatte conoscere ed al mare rivolgiamo un collettivo tributo.

L’altra metà del mare è dedicato alle donne che praticano con amore e passione questa attività… con l’augurio di essere sempre di più, al fine di colorare anche di rosa il meraviglioso pianeta azzurro.
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Aracne Editrice 2008 - 22,00 euro (ovviamente ben spesi)
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martedì 28 ottobre 2008

L’IMPORTANZA DEL NOME INUIT

Le problematiche che si configurano nell’attribuzione dei nomi riferiti ai popoli Aborigeni nel loro contesto nativo è fonte e causa di confusioni e ambiguità. Di fatto, gli occidentali hanno usato da sempre terminologie approssimative, se non decisamente offensive e volgari, per riferirsi alle Genti Native nominandole con termini dati e non con una auto-indentificazione che del resto è l’unico modo per relazionarsi ad altri essersi umani nel confronto reciproco. Un qualche chiarimento del significato di questa terminologia può essere fornito dall’uso strumentale del termine riferito alla popolazione per oggettivarne la condizione di colonizzati o inferiori. Così, va fatto riferimento, in questo caso al Popolo degli Inuit perché strutturalmente esse si sono confrontati con questa terminologia offensiva e hanno dato anche una risposta riconquistando la propria identità, non solo nominale, ma anche soggettiva.

Infatti il termine esquimese o eschimese (eskimo in inglese o esquimaux in francese) è stato il termine con cui si conosceva questo popolo fino ai primi degli anni del 1970. Questo era un termine deprecabile, entrato nel linguaggio europeo nel XVI secolo con intenti dispregiativi e ripreso dalla lingua del gruppo Algonchino, probabilmente gli Innu-Montagnais, che significa “mangiatori di carne cruda” o anche “quelli che parlano una lingua straniera”. Il termine algonchino cui si fa riferimento, nella variante occidentale, originariamente risuonava, wiyaskimowok. Questo termine è riferito genericamente alle etnie delle regioni artiche e sub-artiche che pongono la carne cruda con il suo sangue, congelata alle basse temperature, come alimento principale nelle diete dei cacciatori.
La parola plurale Inuit (al singolare Inuk e al duale Inuuk) semplicemente significa “esseri umani” o “gente”. Questo termine è stato utilizzato per distinguere se stessi dagli altri esseri sensibili o vitali: gli animali (uumajut), gli esseri invisibili (ijiqqat), gli Indiani Nativi di quelle aree (allait, itgilgit e unallit) e gli europei, indifferentemente detti qablunaat, qallunaat o tan’ngit. Il termine Inuit fu riproposto a livello ufficiale nel 1971 dalla Inuit Tapirisat of Canada (Associazione delle Fratellanza Inuit del Canada), di cui era allora Presidente Tagak Curley, che ama raccontare: “mi ricordo che uno dei funzionari governativi disse che non gli sembrava una buona cosa cercare di cambiare la parola esquimese, perché i Canadesi non avrebbero capito. Ma io dissi che in realtà questo non era un nostro problema. Essi impareranno abbastanza in fretta”.


In base a questa decisione di usare il nome Inuit, gli anglosassoni hanno cambiato da ESKIMO ROLL a INUIT ROLL il nome della affascinante manovra di auto-salvataggio che in italiano si chiama ESKIMO. A questo punto, per rispetto agli Inuit, dovremmo cambiare pure noi il nome, ma non sembra facile trovarne un alternativo! Si accettano proposte dai lettori di questo blog…

sabato 25 ottobre 2008

IL CAI E LA CARTA DEI POPOLI ARTICI

Un proficuo rapporto di collaborazione è stato siglato l’8 maggio scorso a Milano presso la Sede centrale del CAI (Club Alpino Italiano) durante un incontro tra il presidente del CAI - Annibale Salsa - e il direttore del prestigioso Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” di Fermo – Gianluca Frinchillucci – con il presidente dell’Associazione Circolo Polare di Milano – Aldo Scaiano. Scopo dell’incontro promuovere, sotto l’egida del Club Alpino Italiano e in collaborazione con il CNR-Polarnet e il comune di Fermo, il progetto “Carta dei Popoli Artici” nei diversi livelli di operatività, che ha ricevuto una medaglia quale importante riconoscimento dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta di un progetto di ricerca nelle aree polari artiche e subartiche che intende delineare il profilo antropologico e culturale delle popolazioni artiche con l’obiettivo di difenderne culture e tradizioni, legate indissolubilmente ai delicati equilibri ambientali, coinvolte e minacciate dal cambiamento climatico in corso, e nel contempo stabilire per mezzo di un continuo rapporto di interscambio culturale, proficui e duraturi rapporti di collaborazione a sostegno delle comunità locali. Il progetto è affidato a studiosi italiani e comprende spedizioni presso le popolazioni native per verificare e sperimentare, in collaborazione con l’Università di Camerino, le condizioni di vita nelle aree estreme.
Non va tra l’altro dimenticato che il nostro paese ha sempre rivolto notevole attenzione alle aree artiche, a cominciare da Francesco Negri, più di tre secoli fa, e proseguendo con Giuseppe Acerbi, Giacomo Bove, Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, Filippo De Filippi, Vittorio Sella, Umberto Nobile, Silvio Zavatti, Guido Monzino e molti altri. Una gloriosa tradizione, quindi, di grandi esploratori e studiosi, che ha determinato l’odierna presenza del CNR con le sue basi di ricerca e di osservazione in queste aree estreme.
Info sul progetto: http://www.museopolare.it/ - http://www.circolopolare.com/