"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

giovedì 16 ottobre 2008

"INUIT DEL LARIO" COMPIE UN ANNO!!!

Oggi il nostro blog compie un anno di vita!!!...
E si... è già passato un anno. Tanti post sono stati pubblicati, tante cose sono state scritte, tanta gente è venuta a trovaci (ultimamente sono più di mille le persone che ogni mese, per volontà, per caso o per sbaglio finiscono sul nostro blog).
Questa ricorrenza è l'occasione per ringraziare tutti quanti.
Grazie a tutti!!!
Grazie a tutti quelli che ci sono vicini, che ci seguono, che hanno a cuore il kayak, la natura, gli inuit e l'amicizia.
Continuate a starci vicino, che le cose da dire e da fare sono ancora tante!!!

mercoledì 15 ottobre 2008

VENDETTA! VENDETTA!

Questa che leggerete è una storia di kayak, in altre parole 'di mare'.
Gli inuit vivono sul mare, sul mare cacciano e pescano. Se si ruba loro il mare, si segna la loro fine. Così era un tempo, e così ancor oggi è qui, nella baia di Angmagssalik, dove si svolge questa storia.
E' stata raccolta, nell'aprile del 1937, dalla viva voce di un Inuit da Paul Emile Victor, esploratore ed etnologo francese che ha studiato gli inuit di Angmassalik raccogliendone gli usi, i costumi, le tradizioni, le storie, e da lui riferita nel libro 'La civilisation du phoque”.
L'ambiente della storia sono il fiordo di Sermilik, i suoi ghiacci, e i piccoli villaggi di cui è disseminato, molti dei quali ancora oggi esistono.
I protagonisti sono i cacciatori inuit e le loro imbarcazioni, i veloci kayak per la caccia e la pesca guidati dagli uomini, e i lenti umiak guidati dalle donne, che venivano utilizzati per il trasporto degli oggetti e dei bambini durante i trasferimenti estivi ed invernali.
La storia, è una storia di vita quotidiana, non dissimile da altre storie che accadono in ogni altra parte del mondo.
Ottorino Tosti
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Tinitequilaaq VENDETTA! VENDETTA!

Successe a Sermilik, il grande fiordo, molto tempo fa.
Ogni estate molti cacciatori non tornavano dalla caccia in kayak. Affondavano con il loro kayak, o forse qualcuno aveva gettato loro il malocchio. Non si seppe mai.
Tibidaj (“Colui che sente male”) parte un giorno in kayak da Ikatek, dove vive.
Incontra due fratelli che abitano a Iderta, villaggio solitario e lontano, di una casa soltanto. Cacciano insieme. I due fratelli sono molto gentili con Tibidaj. Raccontano delle storie. Ridono tutti e due. Si fanno dei segni e delle strizzate d'occhi.
“I bassi fondali di Neremmak non sarebbero buoni per affondare qualcuno di quelli che portano le fasce sulla testa?” dice il primogenito al fratello minore. Il fratello minore si mette a ridere. Allora il primogenito aggiunge:
“E l'occhio di quello che è morto l'estate scorsa, non ci guarda da lassù, dall'alto della montagna?”
Tibidaj capisce che stanno parlando di uomini uccisi e tagliati a pezzi, alcuni pezzi dispersi in fondo al mare e un occhio in cima alla montagna per impedire al morto di tornare a vendicarsi, e che sono questi due fratelli ad aver ucciso i cacciatori in kayak che non sono rientrati ogni anno, da anni.
-”Ho dimenticato i miei guanti da kayak sulla riva” dice “La marea sale. Vado a metterli nel mio kayak. Aspettatemi”.
Scende correndo al mare. Entra nel suo kayak, fugge pagaiando con vigore.
Lassù, i due fratelli lo aspettano. Aspettano fin quando lo vedono lontano, sul fiordo.
“se ne è andato”, dice il primogenito.
“Sì, se ne è andato” risponde il fratello

Tornato a Iketek, Tibidaj racconta. Capiscono tutti, allora, che sono i due fratelli di Iderta ad aver ucciso i cacciatori in kayak che non sono rientrati, da anni, ogni anno.
Decidono di partire per andare ad ucciderli, e partono verso Iderta, con molti kayak e molti umiak.
A Iderta non c'è più nessuno. I due fratelli probabilmente sono partiti verso il sud.
I cacciatori ripartono verso sud. Trovano molte tende a Itsalik, vicino Isertoq.
Il primogenito dei due fratelli è qui. Allora si fermano e si dirigono verso le tende. Con indifferenza, passano la giornata a giocare e divertirsi.
La sera il primogenito dei due fratelli riparte verso nord per rientrare a Iderta.
Quelli che sono lì con Tibidaj, ma anche tutti gli altri che vogliono vedere cosa succederà, poiché tutti conoscono, ora, la storia, lo seguono.
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SermilikIl primogenito si siede sul posto del timoniere, in fondo all'umiak. prende la barra del timone. Giusto la testa e le spalle gli sporgono. Non si fida. Ha paura vedendo gli umiak e i kayak che lo seguono.
Nei pressi di Igasartek, Tibidaj in kayak gli si avvicina da dietro e gli lancia contro l'arpione per gli uccelli.
Il tiro è forte e preciso. L'arpione si pianta in alto sulla schiena, tra le due spalle. Tutte le donne negli umiak gridano. L'umiak del primogenito dei fratelli riesce a raggiungere la terra. Il ferito salta sulla riva, l'arpione sempre piantato nella schiena perché non ha potuto strapparselo. Gli altri cacciatori arrivano in kayak.
Il primogenito dei fratelli fugge con l'arpione piantato sempre nella schiena. Corre veloce, ma un uomo lo raggiunge. Negli umiak le donne gridano sempre più forte. Gli uomini si sono fermati e guardano. Allora quello che corre più veloce di lui gli da un colpo violento nella schiena, tanto violento che lo fa saltare in avanti.
Va a schiantarsi più in basso. L'urto è così terribile che la mascella inferiore si va a conficcare tra le due clavicole. E' morto.
Prima di ripartire, si racconta allora quello che si sa dei due fratelli, e che non si è mai raccontato prima. Il primogenito era brutale, collerico e violento. Ha ucciso quello e quell'altro per vendicarsi, apertamente e senza nascondersi. Il più piccolo aveva paura del primogenito, ma lo seguiva per aiutarlo. Erano quasi sempre insieme.
Tutti gli umiak e tutti i kayak ripartono.

Quando il secondo dei due fratelli apprende che il fratello maggiore è stato ucciso, si allontana con la famiglia e si stabilisce a Tasidartik. Qui lo si vede tutti i giorni portare delle enormi pietre. Allora tutti capiscono che si allena per diventare forte, molto forte, il più forte di tutti i villaggi per poter, un giorno, vendicare la morte del fratello.
Qualche anno più tardi, in estate, l'uccisore del fratello primogenito è seduto davanti alla sua tenda, intento a scolpire un osso di balena. Alza gli occhi, e vede, lontano, un umiak che si avvicina. Riconosce il fratello più piccolo seduto nella parte posteriore dell'umiak. L'umiak accosta.

Il fratello minore scende a terra con un salto. Ha un'accetta in mano. Arriva alla tenda davanti la quale è seduto l'uomo che gli ha ucciso il fratello. Gli si ferma davanti.
Un lungo arpione per la caccia alla balena è appoggiato contro la tenda con a lato la lunga e spessa cinghia, e alla fine della cinghia sono legati cinque grossi galleggianti.
L'uomo non dice niente. Guarda il fratello dell'ucciso. Non ha paura. Il fratello dell'ucciso dice:
“Non mi vendicherò della morte di mio fratello su di te”.
Indica il lungo arpione, la cinghia e i cinque galleggianti e dice:
“Questo, mi ripagherà per la vita di mio fratello”.
E prende il lungo arpione.
“No, dice l'uccisore del primogenito. Tu non ti ripagherai con questo!”.
Impugna l'altra estremità del lungo arpione. Tirano, ognuno dalla sua parte. Tirano.
“Lascia l'arpione” minaccia il fratello dell'ucciso “o riceverai la mia accetta in faccia!”
L'uomo lascia la presa. Comincia ad aver paura. Il fratello si dirige verso il suo umiak e vi depone il lungo arpione. Ritorna verso l'uccisore del fratello e dice:
“Io non mi vendicherò della morte di mio fratello su di te. Ma questo sì mi ripagherà”.
E prende la lunga cinghia alla fine della quale sono legati i cinque galleggianti.
“No” replica l'uomo “Tu non ti ripagherai con questo!”
Impugna due galleggianti. Tirano ognuno dalla propria parte. Il fratello dell'ucciso è il più forte.
L'uomo lascia la presa. Ha sempre più paura.
Il fratello dell'ucciso taglia la cinghia, la prende e prende i cinque galleggianti. Si dirige verso il suo umiak e vi depone la lunga cinghia e i cinque galleggianti.
Poi ritorna verso l'uomo e dice:
“Non mi vendicherò della morte di mio fratello su di te. Ma questo sì mi ripagherà” .
Va verso un grande cane maschio legato ad una roccia.
L'uccisore di suo fratello non dice niente. Ha molta paura. Scoppia di paura.
Il fratello dell'ucciso taglia la cinghia del cane, si dirige verso il suo umiak e vi depone il cane.
Sale nell'umiak. Va a sedersi in fondo, prende la barra del timone, poi dice alle donne nell'umiak:
“Andiamo!”
Le donne hanno guardato tutto questo in silenzio. Cominciano a remare. L'umiak si allontana.L'uccisore del fratello primogenito lo guarda fino a che non scompare dietro un iceberg.
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Sermilik
Prima della fine dell'estate, Tibidaj è seduto davanti la sua tenda a Ikatek, dove è tornato per ricostruire la sua casa, e sta tagliando una lunga cinghia per il suo arpione d'inverno. Alza gli occhi e dall'altra parte del fiordo vede un umiak che avanza. L'umiak si avvicina. In fondo all'umiak riconosce l'uomo che è al timone: è il fratello dell'ucciso.
Tibidaj, che ha sentito la storia dell'arpione, della lunga cinghia, dei cinque galleggianti e del cane maschio, comincia ad aver paura. L'umiak accosta. Tibidaj lo guarda arrivare, ma non smette di tagliare la lunga cinghia Il fratello dell'ucciso si ferma davanti a lui.
“Non mi vendicherò della morte di mio fratello su di te. Ma questo sì mi ripagherà” dice, e indica una grande pelle d'orso tesa sul telaio a seccare.
Quest'orso era stato ucciso da Tibidaj qualche giorno prima davanti la sua tenda, dove era stato probabilmente attirato dall'odore di foca che cuoceva. L'aveva ucciso con un colpo di lancia nel momento in cui si era alzato sulle zampe. Aveva mirato bene. Aveva avuto anche fortuna perché la lancia non aveva incontrato le costole ed era entrata tutta fino al cuore. Tibidaj voleva che sua moglie con quella pelle gli cucisse dei pantaloni per la caccia in inverno.
“No”dice “non ti ripagherai con questo!”
Il fratello dell'ucciso non risponde. Va verso il telaio e comincia a tagliare le cinghie di tensione. Tibidaj si alza, va verso di lui e lo afferra per il braccio. Ha paura.
“Lasciami o ti pianto l'accetta in faccia!”
Si battono. Il fratello dell'ucciso è il più forte. Tibidaj, che ha molta paura, lascia la presa.
Il fratello dell'ucciso taglia le cinghie di tensione, prende la pelle d'orso sulle spalle, e scende verso l'umiak. Getta la pelle d'orso nell'umiak e ritorna verso Tibidaj, che ha sempre più paura. Gli arriva davanti e dice:
“Non mi vendicherò della morte di mio fratello su di te. Ma questo sì mi ripagherà”.
Indica un grande cane maschio attaccato ad una roccia.
“No” dice Tibidaj, che ha sempre più paura “non ti ripagherai con il mio cane di testa!”
L'altro non dice niente. Va verso il cane, taglia la cinghia, si dirige verso l'umiak e vi depone il cane.
Va a sedersi in fondo e prende la barra del timone, poi dice alle donne nell'umiak:
“Andiamo!”
Le donne hanno guardato in silenzio. Cominciano a remare. L'umiak si allontana veloce.
Tibidaj lo guarda allontanarsi fino a che non scompare dietro il promontorio, a sud.

Molti anni dopo, l'uccisore del fratello primogenito e Tibidaj, hanno acquistato una formula magica per far morire il fratello dell'assassino.
Così questo si ammala durante l'inverno. Il suo corpo marcisce lentamente.Una sera esce di casa per andare a cercare da mangiare. Cade. Rotola fino alla riva. A notte inoltrata gli altri che sono usciti a cercarlo lo trovano bocconi come è caduto: sulla roccia, la testa affondata nell'acqua fino alle orecchie.

martedì 14 ottobre 2008

L’AIRONE ROSSO, IL PURPUREO SIGNORE DEL CANNETO

Oppure lo si potrebbe chiamare il purpureo signore del Lago di Annone perché lo si può incontrare andando in kayak solamente sul piccolo ma grande lago brianteo che si divide in due bacini (Annone e Oggiono). E’ un airone di grandi dimensioni appartenente all’ordine CICONIIFORMES, famiglia ARDEIDAE. Il suo nome scientifico è Ardea purpurea. Parti superiori grigio ardesia con penne del dorso allungate, vertice della testa nero con due penne filiformi nere allungate sulla nuca. Parti inferiori rossastre, collo fulvo con strisce nere che partono dalla testa e arrivano al petto. Becco e zampe lunghi con piedi molto grandi. In volo è simile all’Airone cenerino ma è più piccolo e il collo è tenuto meno incassato tra le spalle a formare una “S” più distesa.

Coloniale, nidifica in canneti di paludi e acquitrini, a quote basse. Dove è meno abbondante o in zone scarsamente adatte, si possono verificare anche nidificazioni di singole coppie. Il nido viene costruito solitamente a 60-80 cm. da terra utilizzando come supporto canne spezzate o cespugli, quando presenti. Si nutre di pesci, insetti acquatici e anfibi che cattura camminando lentamente nell’acqua o da “fermo”. Migratore pressoché totale, i principali luoghi di svernamento si trovano nelle regioni dell’Africa equatoriale fino agli estremi meridionali. Una curiosità: per contare il numero di nidi nelle colonie dei canneti si utilizzano fotografie scattate durante i voli di ricognizione a bassa quota, compiuti al termine della stagione riproduttiva.



sabato 11 ottobre 2008

INUIT CIRCUMPOLAR CONFERENCE

E’ un organizzazione che riunisce tutti i popoli dell’Artico con lo scopo di realizzare numerosi progetti, raccolte di fondi, convegni. Nel 1975, la Inuit Circumpolar Conference è diventata punto di riferimento per le Nazioni autoctone dell’Artico, che hanno opportunità, in tale occasione, di discutere delle proprie problematiche, dei progetti di sviluppo e dei metodi per concretizzarli, ma soprattutto, la Inuit Circumpolar Conference ha dato finalmente voce ai “Popoli del Ghiaccio” sul piano internazionale.
Sito ufficiale: www.inuitcircumpolar.com




giovedì 9 ottobre 2008

IL MOTORE DEL KAYAK

torsione del tronco, eseguita da QivittoqMolti pensano che il kayak sia uno sport basato sulla forza delle braccia: esso impegna invece soprattutto i muscoli del busto, mentre le braccia sono soltanto il collegamento meccanico tra il busto e la pagaia. L’importanza del busto è giustificata dal fatto che in esso sono presenti gruppi muscolari molto grandi e potenti che riescono sia imprimere maggiore forza, sia a opporre più resistenza risposto alla muscolatura degli arti superiori. Il movimento del busto è il vero motore del kayak: è paragonabile a una molla che, tramite la torsione, si carica in fase preparatoria per poi liberarsi durante il colpo.
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posizione del manico della pagaia rispetto alle spalle, eseguita da MarioIl manico della pagaia, nella posizione base, si trova parallelo all’asse delle spalle e posizionato ad una certa distanza da esse. Mantenere tale posizione durante l’esecuzione di tutti i colpi della tecnica (fatta eccezione per l’appoggio alto e l’eskimo) è il segreto per usare sempre il busto in modo corretto.
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posizione del manico della pagaia rispetto alle spalle, eseguita da Nanook

martedì 7 ottobre 2008

CARTA DEI POPOLI ARTICI

E’ un progetto per la conoscenza delle popolazioni del Grande Nord e prevede lo studio delle culture artiche e subartiche. Realizzata in collaborazione con il CNR – Polarnet, Università italiane, studiosi e ricercatori nazionali ed internazionali e con l’Aula Didattica http://www.climachecambia.it/ del Comune di Fermo. In particolare il progetto si prefigge di divulgare la conoscenza dei popoli artici in Italia; creare un data base delle popolazioni; favorire il turismo eco-sostenibile; sostenere piccole realtà museali; creare un archivio d’immagini video-fotografiche; elaborare progetti in cooperazione; realizzare spedizioni scientifiche. Il progetto, attivo dal 2003, è stato inserito anche nei programmi dell’Anno Internazionale delle Aree Polari (IPY) del 2007. Inoltre, la Commissione Scientifica Nazionale dell’Antartide, lo ha inserito come unico progetto di ricerca artico tra il ristretto numero dei programmi italiani scelti per l’IPY.
Altre informazioni sul sito: http://www.museopolare.it/; http://www.circolopolare.com/
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