"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 1 febbraio 2010

L’AMBIENTE LARIANO E LA FAUNA OMEOTERMA (terza parte)

le pareti rocciose del Moregallo

Le pareti rocciose che ornano per lunghi tratti le sponde del Lario costituiscono luoghi importanti per la nidificazione di uccelli che amano gli anfratti e le cavità; tra questi va ricordato il bellissimo e piuttosto raro Falco Pellegrino, osservato anche nei pressi della città di Lecco.


Le pareti strapiombanti sul Lario rappresentano inoltre per il Picchio muraiolo i siti più basi di nidificazione registri in Lombardia. Questa specie infatti, inconfondibile per il suo volo “a farfalla”, solitamente abita le rocce di quote ben superiori, anche fino all’orizzonte alpino. In inverno essa compie tuttavia erratismi verticali, frequentando gli ambienti perilacustri in densità assai maggiori rispetto al periodo riproduttivo.



Le coste rocciose lariane ospitano pure alcuni nidi di Rondine montana, specie abbastanza comune nel territorio fino a quasi 2000 metri; in mancanza di rupi essa sfrutta anche, per la nidificazione, costruzioni umane quali ponti, gallerie stradali, viadotti e cave. Mentre nella stagione riproduttiva è distribuita più uniformemente nel settore prealpino, generalmente tra i 500 e 1700 metri, in inverno si localizza maggiormente nelle zone limitrofe ai laghi di Garda, Iseo e Como. E’ possibile allora osservare presso le sponde rocciose piccoli gruppi di questo irundinide, unico rappresentante di questa famiglia a possedere popolazioni residenti alle nostre latitudini durante l’intero arco dell’anno (a differenza della Rondine comune, del Balestruccio e del Topino che migrano regolarmente verso il continente africano).




Lungo le sponde del Lario si può incontrare anche il Martin pescatore mentre sfreccia a pelo d’acqua ad un posatoio all’altro, pronto a tuffarsi su un pesce. La nidificazione di questo variopinto uccello avviene su pareti sabbiose e limose dove esso scava gallerie profonde più di un metro, al termine delle quali è situato il nido. La densità della specie in periodo riproduttivo sono tuttavia maggiori in ambiente planiziale e collinare, lungo i corsi d’acqua principali (soprattutto l’Adda). Una volta individuato il sito idoneo il Martin pescatore può all’occorrenza costruire il suo nido anche a diverse centinaia di metri dal copro idrico utilizzato per la pesca.




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