"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



giovedì 11 giugno 2009

LA FAUNA ITTICA DEI LAGHI “MINORI” DELLA BRIANZA

Panorama dei laghi briantei dal Monte Barro
Se il Lario è caratterizzato da un’esigua fascia litorale digradante in maniera brusca e repentina nella zona pelagica, lo stesso non si può dire di alcuni fra i bacini lacustri “minori” della Brianza.
Infatti, i laghi briantei di Annone e di Oggiono, di Pusiano, di Alserio e del Segrino, nonché il lago di Montorfano, a causa della loro origine intermorenica e della susseguente, differenziata evoluzione, presentano una ripartizione ben diversa dal Lario; possiamo anzi affermare che in questi bacini, addentrandoci dalle sponde verso il centro, non si viene quasi mai a riconoscere la presenza di una zona che per le sue caratteristiche possa effettivamente identificarsi nel pelago, tipico dei grandi laghi profondi di origine glaciale. Ciò è dovuto principalmente alla limitata profondità che caratterizza questi corpi d’acqua, conseguenza di una scarsa concavità della loro “cuvetta lacustre”.

sponda nord-orientale del lago di Oggiono

Il bacino che presenta la minor profondità, fra quelli citati, è il Lago di Montorfano con un valore massimo di 6,8 metri, mentre il lago di Pusiano raggiunge i 24 metri circa come profondità massima. Non a caso, quindi, laghi aventi siffatte caratteristiche vengono indicati come “laghi piatti”. La costante presenza della luce, che raggiunge il fondo di questi bacini lungo tutta la loro estensione, assicura un forte sviluppo vegetale sia livello microscopico (fitoplancton) che macroscopico. A partire dalla fascia ripariale, dove è spesso presente una copertura vegetale “a canneto”, andando verso il centro del bacino troviamo, ancorate al substrato di fondo ma con porzioni galleggianti in superficie, parecchie piante tra le quali ricordiamo la Castagna d’acqua, il Nannufaro e la Ninfea; i rappresentanti dei generi Potamogeton, Myriophyllum, Ceratophyllum e altri ancora presentano invece una collocazione semisommersa o sommersa, con specie come il Ceratophyllum demersum, capace di radicare su fondali profondi sino a una decina di metri. Fra le funzioni svolte da questa componente vegetale spiccano quelle di produrre ossigeno, di dare rifugio agli avannotti nonché di agire da “filtro biologico” nei confronti delle sostanze inquinanti trascinate dalle piogge verso il lago. E’ da sottolineare inoltre che a una tale abbondanza di vegetali, così come accade per ogni altro ambiente naturale, corrisponde altrettanta ricchezza nel popolamento animale; infatti a differenza dei laghi profondi come il Lario, la cui originaria situazione di ricchezza biologica era piuttosto limitata (oligotrofia), per quasi tutti il laghi briantei, si poteva già parlare – anche prima di modificazioni antropiche avvenute in seguito – di mesotrofia, cioè di una situazione in cui l’ecosistema considerato possiede di per se stesso una elevata capacità produttiva.

Forte vento sul lago di Pusiano

E’ quindi grazie all’abbondanza di alghe microscopiche che i piccoli animali costituenti lo zooplancton possono proliferare diventando insostituibile fonte di cibo per organismi di tagli maggiore, fra cui le forme giovanili e alcune forme adulte delle specie ittiche presenti. La composizione della comunità ittica dei laghi briantei risulta ovviamente influenzata dalla morfologia e dalla caratteristiche fisico-chimiche che ne derivano: sono quindi solitamente assenti quelle specie ospitate normalmente nel pelago del profondo Lario, come i coregoni, e altre appartenenti alla famiglia dei salmonidi, che abbisognano costantemente di basse temperature dell’acqua e di una concentrazione di ossigeno piuttosto elevata, fattori questi che i laghi “piatti” non possono fornire in tutte le stagioni dell’anno. Di contro, le specie ittiche che nel Lario sono segregate nella ristretta zona litorale, tendono, negli ambienti lacustri minori, a occupare tutta l’estensione del bacino; tale fenomeno viene ulteriormente favorito dall’esigenza – radicata nella quasi totalità di queste specie (specie fitofile) – di deporre le uova necessariamente su di un substrato vegetale che, come detto in precedenza, qui è particolarmente più abbondante.

Airone cenerino tra la vegetazione galleggiante del Lago di Annone
Indubbiamente, la famiglia più rappresentata dal punto di vista quantitativo è oggi quella dei ciprinidi con la Scardola, specie in grado di sopravvivere in condizioni ambientali molto compromesse, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di ossigeno; essa si è moltiplicata a dismisura soprattutto nei laghi fortemente colpiti da inquinamento organico, a discapito di specie più sensibili come il Luccio, il Persico trota e il Pesce persico, che hanno invece drasticamente ridotto la consistenza delle loro popolazioni. Tale fenomeno è risultato particolarmente rilevante nei bacini più inquinati come il lago di Pusiano, il lago di Annone e di Oggiono. Per proseguire la rassegna delle specie ittiche presenti nei diversi bacini, ma non dappertutto e con la medesima abbondanza, ricordiamo il Cavedano, il Trotto, l’Alborella, la Carpa, la Tinca fra i ciprinidi; il Persico sole, che insieme al già citato Persico trota appartiene alla famiglia dei centrarchidi; infine l’Anguilla la cui presenza risulta piuttosto stabile in quasi tutti i laghi considerati, verosimilmente grazie alle periodiche immissioni di novellame.

Luccio pescato nel lago di Annone.
Foto di Mauro Kayatrek e di Riccardo Agretti – Inuit del Lario.
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