"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 29 aprile 2013

PAGAIARE NEL “MOSSO”




Dopo molto anni che si pagaia, si pensa che avremmo “automatizzato” il gesto della pagaiata in avanti. Senza dubbio il gesto si è consolidato, ma non bisogna credere che la nostra pagaiata possa diventare come una ruota che compie sempre la medesima azione. Sicuri che la nostra azione non è un meccanismo di una catena di montaggio, dobbiamo ogni volta cercare di “sentire” il movimento, sempre alla ricerca del minimo sforzo e della massima resa. Si dovrebbe cercare di tenere a mente la tecnica che abbiamo imparato, ma poi, in realtà, bisogna stare attenti soprattutto a sentire che il kayak scivoli in avanti grazie alla resa del colpo. 




Basta una leggera brezza per increspare il mare o lago che sia: non bisogna mai perdere l’occasione, è un ottimo momento per affinare la tecnica della pagaiata nel “mosso”. Le onde ci creeranno instabilità: occorre rimanere morbidi con il corpo e cercare di assecondarle, tutto quello che faremo con il bacino, le cosce e i piedi non deve condizionare la parte alta del corpo che dovrà continuare a pagaiare come se fosse in acqua ferma. 




Quando si pagaia nelle onde c’è un momento in cui il kayak scivola e prende velocità e un altro in cui rallenta e sembra andare in salita. Cerchiamo di sfruttare le onde quando pagaiamo, in modo da risparmiare energia. Se poi ci troviamo in una bella situazione di onde di traslazione, proviamo a surfare: è molto divertente e un ottimo esercizio per imparare a condurre il kayak. Se si sfrutta bene l’onda si potrà evitare di pagaiare. Per mantenere la direzione adotteremo un colpo che, con piccoli aggiustamenti, sarà utilizzabile in moltissime situazioni: la timonata. La pala è inserita in acqua dietro al pozzetto in modo da poter richiamare e allontanare la poppa. 




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