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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



giovedì 30 settembre 2010

LA PESCA SUL LAGO DI ANNONE (seconda parte)



Negli anni venti del secolo scorso lo Stato si affaccia sulle sponde del lago e lo sottrae ai proprietari, tra i quali i più importanti erano i marchesi Montecuccoli. Il bacino diventa così demaniale. Dalla fine degli anni Trenta fino agli anni Sessanta, è l’industriale Carlo Citterio, noto per la produzione dei celebri salami, ad assumersi i diritti di pesca. Fu l’ultimo “padrone” del lago. Fino alla prima metà del Novecento abbondavano i pesci di specie pregiata e la pesca continuava a essere un’attività di notevole rilievo. Il peggioramento delle condizioni ambientali, nonché discutibili scelte economiche legate alla pesca, hanno introdotto notevoli mutamenti nella fauna ittica. I pesci più sensibili ai mutamenti nelle specchio d’acqua sono i salmonidi (lavarelli, salmerini, trote, etc.), mentre i più resistenti sono i ciprinidi (scardole, alborelle, carpe, etc.). Fino agli anni Quaranta il lavarello era molto diffuso, poi è andato scomparendo via via che cresceva nel lago la presenza di fosforo, e con esso del fitoplancton e del zooplancton.


Luccio

Nel lago di Annone si sono verificate le stesse condizioni che si registrano in molti altri bacini italiani ed europei. Gli scarichi civili dovuti all’aumento della popolazione e all’uso dei detersivi hanno portato all’eutrofizzazione. Il fosforo è un elemento basilare in tutte le catene alimentari ed è assolutamente indispensabile; i guai incominciano quando la sua presenza nelle acque diviene eccessiva e quando assieme al fosforo aumenta il fitoplancton riducendosi contemporaneamente l’ossigeno negli strati d’acqua più in basso. La scarsa profondità del bacino e le proibitive condizioni di vita durante la stagione estiva sono le cause della graduale scomparsa del lavarello. Questo pesce non può infatti stare vicino alla superficie per la saturazione di ossigeno e per le temperature eccessive; al tempo stesso negli strati inferiori l’acqua manca del tutto di ossigeno. E il povero lavarello non riesce a sopravvivere.


Lavarello

Al contrario, quando aumenta il fosforo e si innesca il processo di eutrofizzazione, inizialmente i salmonidi aumentano perché c’è una maggiore disponibilità alimentare. Poi anche questi pesci diminuiscono con lo scadere della qualità delle qualità ambientali (ulteriore presenza di fosforo, scarsità di ossigeno, aumento dell’acidità dell’acqua, presenza di ammoniaca), in compenso aumentano i ciprinidi. Se poi la concentrazione di fosforo cresce ulteriormente i salmonidi scompaiono del tutto. Anche l’alborella, la cui presenza risultava notevole fino al 1975, ha risentito del mutamento delle condizioni ambientali: è praticamente scomparsa a causa del diffondersi di composti inorganici, come l’azoto ammoniacale. Pesci come il luccio e il persico si trovano in posizione intermedia grazie al fatto che avvertono meno il degrado delle acque rispetto ai salmonidi, ma sono pure loro esposti ai mutamenti ambientali e ne soffrono. In genere le specie più a rischio sono quelle che tendono a vivere sul fondo dove si incontra il maggior decadimento ambientale. Scomparsa l’alborella, la scardola l’ha sostituita modificando persino le proprie abitudini alimentari; tra l’altro, ha ridotto le proprie dimensioni e ha cambiato le zone frequentate abitualmente spostandosi verso il centro del lago. Oggi il peggio sembra sai passato. La realizzazione dei collettori, una maggiore sensibilità della popolazione con diminuzione degli scarichi nel bacino, oltre a una più generale consapevolezza dei problemi ambientali, stanno facendo registrare i primi miglioramenti.


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Le foto del lago di Annone sono di Kayatrek (INUIT DEL LARIO)
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