"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 9 marzo 2009

LIBRI - IL MIO PASSATO ESCHIMESE

"Il mio passato eschimese" è il racconto in prima persona dell'infanzia e della giovinezza dello sciamano Georg Qupersiman (o Qartsivaq, o Qipinge, per citare solo alcuni dei numerosi nomi che gli appartengono). Nato in Groenlandia nel 1889, e convertitosi al cristianesimo nel 1915, Qupersiman ha affidato in vecchiaia le proprie memorie al pastore protestante Otto Sandgreen, che le ha trascritte in un resoconto fedele, un resoconto suggestivo e coinvolgente proprio perchè scevro, volutamente, da elaborazioni letterarie. Rimasto orfano poco dopo la nascita per l'assassino del padre, Georg viene allevato da una madre coraggiosa e sfortunata e deve affrontare gli stenti e le privazioni di chi è costretto a vivere ai margini della comunità e a dipendere dalla carità altrui. Un lungo apprendistato lo trasforma in abile cacciatore e potente sciamano, capace di evocare le creature sovrannaturali che popolano la sua terra. La voce del protagonista e narratore, ingenua e quasi brutale nella sua immediatezza e sincerità, ci parla di un universo primigenio e intatto, dove una natura dominatrice e la crudeltà dei suoi simili costringono l'uomo a una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Il mondo di Georg è un mondo di cose: il ghiaccio, il sangue che sprizza dalla coscia della madre ferita dal patrigno o dal corpo del cucciolo di orso colpito sulla neve, il cadavere di un cacciatore di cui si cibano i compagni per salvarsi dall'inedia. Nella narrazione scabra ed essenziale di Qupersiman, in cui riecheggia il ritmo delle nenie e dei "duelli di canti" di una civiltà ormai quasi scomparsa, non c'è posto per i sentimenti o i pensieri ma solo per le sensazioni: fame, freddo, paura, dolore e solitudine non sono semplici parole, ma entità concrete e terribili. Il racconto che ne deriva, asciutto ed essenziale come il succedersi delle cose, è una testimonianza su un mondo e su una civiltà ormai quasi del tutto scomparsa. Il mondo artico è evocato nel suo biancore e nel suo ghiaccio, nei kayak che percorrono le acque gelate, nella bellezza degli iceberg e degli abbaglianti specchi d'acqua che fanno risaltare, per contrasto, l'estrema povertà e durezza dell'esistenza.

Il mio passato eschimese.
Autore: Qupersiman Georg
1999, 208 pagine, Editore Guanda

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