
Al contrario degli ambienti terrestri, che normalmente durante tutto il giorno sono illuminati dai raggi del sole in modo pressoché totale, nei laghi al di sotto di una certa profondità, regna il buio più assoluto anche nelle giornate più luminose. Le radiazioni solari che penetrano attraverso la superficie dell’acqua vengono man mano assorbite dalle molecole dell’acqua stessa e delle sostanze che vi sono disciolte o mantenute in sospensione. La profondità a cui avviene il totale assorbimento della luce varia da pochi decimetri a qualche decina di metri e dipende soprattutto dalla quantità e dalla tipologia del materiale presente in sospensione (rappresentato soprattutto dagli organismi microscopici del plancton e dal detrito organico e inorganico). In un lago è possibile perciò due zone ben distinte: una, superficiale e raggiunta dai raggi luminosi, viene detta “eufotica” (che letteralmente significa ben illuminata) e una, buia e profonda, viene detta zona “afotica” (cioè priva di luce). Tutti gli organismi che richiedono la presenza di luce per svolgere le proprie funzioni vitali saranno perciò concentrati nella zona eufotica. E’ il caso di tutte le forme vegetali e della maggior parte dei pesci, che fanno affidamento sulla vista per procurarsi il cibo.
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Sulla base di quanto detto, se andiamo a esaminare le caratteristiche morfologiche dei laghi presenti nel territorio lariano ci accorgiamo che in almeno due di essi è la zona pelagica a essere di gran lunga prevalente. Nel Lario e nel Ceresio infatti, la notevole ripidità delle rive fa sì che la zona litorale sia confinata in un’area molto ristretta, in prossimità delle sponde. Al contrario nei laghi briantei la scarsa presenza dei fondali consente una grande estensione della zona litorale.

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