"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 26 ottobre 2009

RECUPERI E SALVATAGGI

Stefano in appoggio alto

L’attività moderna di kayak da mare, pur prevedendo i salvataggi, non può prescindere dalla conoscenza dell’eskimo e degli appoggi. Rispetto all’attività fluviale si può affermare che, essendo più ampi gli spazi a disposizione per le manovre, si ha spesso la possibilità di effettuare anche colpi a pala lunga che, sfruttando una leva maggiore, hanno grandi possibilità di successo. Questo soprattutto se il kayaker utilizza pagaie di derivazione Inuit che, non presentando le pale incrociate e avendo facilità di presa per tutta la loro lunghezza, si prestano in particolare a questo tipo di colpi. Si parla di salvataggio quando l’uomo è in mare, quindi fuori dal pozzetto. E’ bene distinguere tra autosalvataggio e salvataggio assistito.


Uscita bagnata di Nerrajaq


L’autosalvataggio può essere effettuato grazie al paddle float, un galleggiante che si fissa a una estremità della pagaia, appoggiando poi questa a poppa del pozzetto, si ottiene un bilanciere che facilita notevolmente la manovra di risalita in barca. In alternativa si può eseguire l’eskimo. Per rientrare nel pozzetto si effettua una mezza capriola sotto il kayak, poi attraverso una spazzata, magari a pala lunga, si ristabilisce l’equilibrio. Con un valido sistema di svuotamento (una pompa di sentina), questa manovra permette di risolvere situazioni critiche in tempi molto rapidi.






Il salvataggio assistito è quello che prevede l’aiuto di uno o più kayakers del gruppo. Una volta in acqua, l’intervento del compagno può facilitare le cose, sia per la risalita, sia per lo svuotamento. I kayak da mare moderni, grazie alla presenza delle paratie stagne e al fatto che il ponte anteriore è di solito più alto di quello posteriore, possono essere svuotati con facilità anche in acqua ruotandoli e sollevandoli leggermente.





Le tecniche di recupero così come i salvataggi di qualunque tipo, devono essere provate e riprovate, coinvolgendo gli amici con cui si pagaia più spesso. E’ preferibile frequentare un corso per apprendere bene le diverse manovre utili ad acquisire un completo controllo del kayak. In seguito non resta che praticare assiduamente, magari partecipando alle manifestazioni che sempre più spesso vengono organizzate nella nostra penisola e all’estero.






Le ultime due foto ci sono state gentilmente fornite dalla cara amica di pagaia Tatiana Cappucci.
.

Nessun commento:

Posta un commento