
Testo di Federico Fiorini.
I kayak furono inventati in tempi oramai remoti, si parla di qualche millennio fa, dalle popolazioni che abitavano la zona artica compresa tra la Siberia e la Groenlandia. Ne furono creati una grande varietà dai Koryak, dai Chukchi, dagli Aleutini, dagli Yuit e dagli Inuit. Possono essere distinte circa sessanta tipologie pricinpali, a loro volta divisibili in ulteriori varianti; gli studiosi, per facilitare le cose, le hanno classificate più semplicemente in una dozzina di grandi famiglie. Le differenze erano dovute a diversi motivi: il tipo di utilizzo, le tecniche di caccia, la facilità di trovare legname per la costruzione, sono le voci più ricorrenti. In Groenlandia, in particolare sulla costa est, nella regione di Angmagssallik, i kayak raggiunsero livelli dei livelli di specializzazione per la caccia alla foca ben più alti rispetto ad altre zone. Parallelamente allo sviluppo “progettuale”, anche le tecniche di conduzione si raffinarono in maniera incredibile.
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Esistono diverse testimonianze scritte riguardo le esplorazioni nella regione artica, soprattutto per quanto concerne la storia Canadese. Prendendo in considerazione la sola Groenlandia e riferendoci espressamente alle sole tecniche di conduzione, in History of Greenland, scritta nel 1767 dall’esploratore inglese David Crantz, ritroviamo la prima descrizione di diverse manovre tra appoggi ed eskimi. Circa un secolo più tardi, nel 1893, in Eskimo Life, Fridof Nansen ci fornisce ulteriori testimonianze scritte, correlate anche da disegni. Arrivando al 1900 risultano preziosi gli scritti di Joelle Robert Lamblin che, per la prima volta, seppure con qualche imperfezione, disegna in maniera dettagliata le “acrobazie” dei cacciatori groenlandesi. E’ però con Gino Watkins che il kayak si diffonde e viene conosciuto nel vecchio Continente; essendo a capo della British Arctic Air Route Expedition del 1931, egli fu il primo europeo ad essere accettato come allievo dai nativi groenlandesi e da questi imparò le diverse tecniche prima di trovare la morte durante una battuta di caccia in solitario. Interessantissimo è il filmato della sua spedizione così come il capitolo XII del libro Watkins’ Last Expedition scritto dall’amico F. Spencer Chapman. In tempi più recenti l’opera di Manasse Mathaeussen e l’opera di John Heath, entrambi scomparsi, la fondazione in Groenlandia di Qaannat Kattuffiat (paragonabile ad una nostra federazione remiera), la successiva fusione con Qajaqusa (http://www.qajaqusa.org/), il lavoro di Greg Stamer in America, hanno dato un notevole impulso al recupero dell’antico modo di andare in kayak.

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