"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



martedì 11 novembre 2008

COSA FARE IN CASO DI ONDE, VENTO E NAVI? QUALCHE UTILE CONSIGLIO

Nerrajaq sul lago di LuganoONDA
Sappiamo che al mare o al lago quello che si sposta sono le onde e non l’acqua, così che se si sta fermi si riceve un movimento solo verticale, naturalmente senza considerare la spinta del vento. L’acqua perciò esercita sulle pale della pagaia sempre la stessa pressione ed è uguale la spinta esercitata sia sulla cresta che nel ventre dell’onda. Anzi, proprio all’opposto del fiume, risulterà più agevole la pagaiata quando si sarà in basso e protetti dal vento. Quando invece ci si troverà in cresta dovrete stare attenti a controllare il kayak, che con la zona immersa molto ridotta, sarà facile preda del vento; nel frattempo controllate anche la rotta, sfruttando meglio la visuale. Ovviamente, salendo verso la sommità, il kayak rallenta il suo moto mentre scendendo subisce un’accelerazione che, se compiuta nella direzione del moto ondoso, potrete sfruttare per surfare e percorrere lunghi tratti senza troppa fatica mantenendo la direzione timonando con la pagaia. Vicino alla riva le onde si infrangono e i problemi diventano più violenti. L’onda infranta va affrontata con la prua, in velocità e dando una pagaiata al di là del frangente. Se vi trovate di traverso adagiatevi sulla schiuma dell’onda con un appoggio alto e fatevi superare dall’onda.

Nerrajaq sul lago di GarlateVENTO
Il vero nemico del kayaker marino è il vento anche perché non capita mai che soffi alle spalle. Con il vento si comprende l’importanza delle pagaie tradizionali groenlandesi (pale sullo stesso piano e molto strette e lunghe). Sembrerà più strano, ma la situazione più tranquilla è quando il vento soffia contro: si va più lenti ma sicuri. Quando è di traverso invece tende a ribaltarvi e a farvi cambiare direzione: bisognerà pagaiare più vigorosamente e magari usare lo skeg se il nostro kayak ne è provvisto. Da dietro darà si una spinta, ma tenderà a far ruotare il kayak e si spenderanno più energie per correggere continuamente la rotta; un metodo per pagaiare senza problemi con il vento, è quello di usare la manovra del dare pancia. Questa è una ragione perché molti kayak sono provvisti di timone, ma secondo noi possedendo una buona tecnica di base, il timone non è necessario. Il vento poi ci raffredda molto facilmente il capo e le mani e in generale ci da una sensazione che la temperatura si più fredda. E’ meglio portare sempre con sé un berretto per la testa e delle manopole che, pur coprendo completamene le mani, permettono di afferrare direttamente il bastone della pagaia.

Matilde sul lago di IseoNAVI
In teoria chi ha le “mura a dritta”, ovvero il vento da destra, ha la precedenza, e, sempre in teoria, le barche a remi hanno la precedenza su quelle a motore, mentre sia quelle a remi che quelle a motore devono dare la precedenza alle barche a vela. Ma provate a spiegare al comandante di una nave che il vostro kayak di cinque metri veniva da destra! Un kayaker, anche se indossa vestiti di colori sgargianti, è difficilmente visibile in quanto è molto basso sull’acqua e non riflette le onde radar. Evitate quindi di incrociare vicino a grandi natanti; eventualmente in caso di emergenza segnalata la vostra presenza con un razzo, comunque comportatevi come se il timoniere del natante fosse…cieco! Sul lago poi i battelli in servizio delle società di navigazione hanno sempre la precedenza, come del resto è vietato attraccare ai loro pontili di fermata. Morale della favola: pagaiate sempre con prudenza sotto costa!
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Matilde all'isola d'Elba.

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