"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



martedì 28 ottobre 2008

L’IMPORTANZA DEL NOME INUIT

Le problematiche che si configurano nell’attribuzione dei nomi riferiti ai popoli Aborigeni nel loro contesto nativo è fonte e causa di confusioni e ambiguità. Di fatto, gli occidentali hanno usato da sempre terminologie approssimative, se non decisamente offensive e volgari, per riferirsi alle Genti Native nominandole con termini dati e non con una auto-indentificazione che del resto è l’unico modo per relazionarsi ad altri essersi umani nel confronto reciproco. Un qualche chiarimento del significato di questa terminologia può essere fornito dall’uso strumentale del termine riferito alla popolazione per oggettivarne la condizione di colonizzati o inferiori. Così, va fatto riferimento, in questo caso al Popolo degli Inuit perché strutturalmente esse si sono confrontati con questa terminologia offensiva e hanno dato anche una risposta riconquistando la propria identità, non solo nominale, ma anche soggettiva.

Infatti il termine esquimese o eschimese (eskimo in inglese o esquimaux in francese) è stato il termine con cui si conosceva questo popolo fino ai primi degli anni del 1970. Questo era un termine deprecabile, entrato nel linguaggio europeo nel XVI secolo con intenti dispregiativi e ripreso dalla lingua del gruppo Algonchino, probabilmente gli Innu-Montagnais, che significa “mangiatori di carne cruda” o anche “quelli che parlano una lingua straniera”. Il termine algonchino cui si fa riferimento, nella variante occidentale, originariamente risuonava, wiyaskimowok. Questo termine è riferito genericamente alle etnie delle regioni artiche e sub-artiche che pongono la carne cruda con il suo sangue, congelata alle basse temperature, come alimento principale nelle diete dei cacciatori.
La parola plurale Inuit (al singolare Inuk e al duale Inuuk) semplicemente significa “esseri umani” o “gente”. Questo termine è stato utilizzato per distinguere se stessi dagli altri esseri sensibili o vitali: gli animali (uumajut), gli esseri invisibili (ijiqqat), gli Indiani Nativi di quelle aree (allait, itgilgit e unallit) e gli europei, indifferentemente detti qablunaat, qallunaat o tan’ngit. Il termine Inuit fu riproposto a livello ufficiale nel 1971 dalla Inuit Tapirisat of Canada (Associazione delle Fratellanza Inuit del Canada), di cui era allora Presidente Tagak Curley, che ama raccontare: “mi ricordo che uno dei funzionari governativi disse che non gli sembrava una buona cosa cercare di cambiare la parola esquimese, perché i Canadesi non avrebbero capito. Ma io dissi che in realtà questo non era un nostro problema. Essi impareranno abbastanza in fretta”.


In base a questa decisione di usare il nome Inuit, gli anglosassoni hanno cambiato da ESKIMO ROLL a INUIT ROLL il nome della affascinante manovra di auto-salvataggio che in italiano si chiama ESKIMO. A questo punto, per rispetto agli Inuit, dovremmo cambiare pure noi il nome, ma non sembra facile trovarne un alternativo! Si accettano proposte dai lettori di questo blog…

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