"Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare,
e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire..."
(Tiromancino)

lunedì 13 luglio 2015

SOTTOCOSTA CAMP 2015


Si è svolto dal 13 al 21 Giugno 2015 in Sardegna il CAMP 2015 di kayak da mare organizzato dalla ASD Sottocosta per la diffusione di questo sport e anche quest’anno il Canoa Kayak 90 di Vercurago ha partecipato all’evento. Il Camp è un’occasione per i principianti che vogliono approfondire alcune tematiche relative alla conduzione in sicurezza del kayak sia di perfezionamento delle tecniche che già si posseggono ma che si vogliono migliorare. Nel programma vi sono escursioni in kayak e visite ai più importanti centri turistici della zona. Inoltre è una vacanza in Sardegna con escursioni giornaliere e attività sul tema "il kayak da mare". La base è presso il campeggio “Capo d'Orso” in località “Le Saline” frazione del comune di Palau.



Il Camp si svolge quindi ai piedi della famosa Roccia dell'Orso posta in sommità dell'omonimo promontorio noto sin dall'antichità e di cui si trovano le prime citazioni sulle carte di Tolomeo (vissuto nel 100 d.c.). Molte rocce in questa zona presentano forme strane e bizzarre dovute all'interazione tra fenomeni di erosione e i forti venti che spirano in queste zone oltre all'azione della salsedine. Dalla roccia dell'Orso si osservano numerose fortezze costruite nei vari secoli per la difesa della zona a testimonianza della posizione strategica del luogo. L'Isola di Santo Stefano in particolare fu concessa nel 1972 come deposito di armi alla Nato e come Base Sommergibili alla marina statunitense. Intere zone dei fondali dell'arcipelago risultano irrimediabilmente inquinate.



La giornata al Camp inizia verso le 9.30 con il briefing sul programma della giornata e sulle escursioni previste, eventuali varianti, uno sguardo alle cartine, i consigli sulle attrezzature di sicurezza da non dimenticare, l'illustrazione di alcune novità poste di recente sul mercato, infine le previsioni del tempo per la giornata con riguardo soprattutto al vento rispetto alle traversate necessarie a raggiungere le isole e al rientro nella baia del campeggio.



L'arcipelago della Maddalena si compone di 62 isole le cui principali sono La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Budelli, Santa Maria, Razzoli. La presenza costante di vento fanno dell'arcipelago la “Mecca” dei velisti e dei praticanti wind e kite surf. In questa zona e fino all'Isola dei Gabbiani più a nord hanno sede le maggiori scuole di vela italiane. La costa frastagliata si caratterizza per la presenza del granito rosa . Diverse sono le cave di marmo della zona molte delle quali sono oggetto di recupero ambientale. Il colore rosa è dovuto alla decomposizione dello scheletro di alcuni invertebrati di cui sono ricchi i prati di Posidonia.



Le escursioni hanno riguardato prevalentemente le isole di Caprera e della Maddalena, il giovedì ci si è spinti fino a percorrere l'intero golfo di Arzachena con rientro diretto al campeggio da Baja Sardinia. Poi di contorno alcune iniziative per fare gruppo quali cena sociale, pizza sociale, premi e ringraziamenti.


Ci si vede al prossimo Sottocosta Camp 2016 che si terrà all’isola d’Elba dal 18 al 26 Giugno 2016!



Testo del Luis (Inuit del Lario)

martedì 30 giugno 2015

ESCURSIONE SUL LAGO DI LUGANO: 16 - 17 MAGGIO




Anche noi del CK90 abbiamo partecipato alla due giorni in kayak organizzata dagli amici di  “Sullacqua ASD” di Lavena Ponte Tresa, associazione aderente a Sottocosta che si propone di promuovere la pratica del kayak nei laghi del varesotto e che quest'anno ha scelto come meta il lago di Lugano. Il tour propone l'attraversamento del Ceresio fino all'estremo di Porlezza, campeggio presso il camping Darna e rientro il giorno successivo percorrendo l'altra costa del lago. L'escursione è stata “benedetta” dal primo week-end caldo e soleggiato della stagione.






Il gruppo di Varese è partito la mattina del sabato (ore 10) da Porto Ceresio mentre noi del CK90 siamo partiti (ore 7) dalla sede di Vercurago; kayak sull'auto direzione Porlezza passando da Varenna poi in traghetto fino a Menaggio e da lì al camping Darna che è molto frequentato da turisti del nord Europa.




Partendo da Porlezza e percorrendo la riva sinistra si fiancheggiano boschi molto scoscesi che si tuffano direttamente nel lago, nessuna strada costiera è stata costruita, la costa risulta molto selvaggia. Appaiono a intervalli di alcuni chilometri alcuni insediamenti a volte visibilmente abbandonati. Nei pochi spazi accessibili vediamo gli insediamenti di Rescia con la sua centralina idroelettrica, Osteno e Santa Margherita.








Il lago prealpino glaciale di Lugano è detto Ceresio da un termine celtico che significa “ramificato” come effettivamente è. Ha una superficie di 48 kmq di cui 18 solo italiani. Il punto più profondo è a 288 metri dalla superficie. Il bacino è alimentato da diversi corsi d'acqua mentre l'emissario principale è il Tresa che sfocia poi nel Lago Maggiore ovvero infine nel fiume Ticino. Se scorriamo l'elenco dei pesci e degli uccelli che lo frequentano non troviamo differenze con gli altri laghi lombardi. La città principale è Lugano, piazza finanziaria internazionale, di fronte troviamo la ex-clave italiana di Campione d'Italia con il suo discutibile casinò.






Ci siamo quindi uniti al gruppo proveniente da porto Ceresio in località Caprino dove, consumato il pranzo al sacco siamo poi ripartiti per risalire dal lato svizzero di Lugano e aver attraversato il lago in posizione sicura. La riva in questo caso è più ospitale e compaiono diversi comuni tra cui Valsolda paese di frontalieri e noto soprattutto ai lettori di alcuni romanzi di Antonio Fogazzaro che ivi sono ambientati.






Al rientro in serata, ci aspetta una cena tutti insieme nel ristorante-pizzeria del campeggio. Poi il rientro da Porlezza a Vercurago in nottata mentre i varesini rientreranno il giorno dopo ripercorrendo al contrario la strada del sabato. Un bel sabato sul Ceresio e un grazie agli amici di Sullacqua.







Testo del Luis (Inuit del Lario)








domenica 29 marzo 2015

IL ROSPO, NEL LAGO A PRIMAVERA



Il nome scientifico è Bufo bufo. I maschi sono lunghi circa 8 cm, mentre le femmine, ben più grosse, possono raggiungere anche i 20 cm; sono i più grossi anfibi delle regioni europee. Ama i boschi umidi e conduce la sua vita nel sottobosco, dove di giorno se ne sta nascosto tra il fogliame ed esce solo di notte, per fare compagnia al altri insettivori specializzati, come il riccio, di cui condivide l’habitat.




L’incontro casuale con questo anfibio ha sempre destato un po’ di disagio, a volte addirittura disgusto. Eppure anch’esso ha un fascino e un’utilità indubbia dentro il sistema a maglie fitte della vita del bosco. Uno dei motivi primi dell’antipatia nei suoi confronti potrebbe essere quello della pelle, che si presenta butterata e a volte liscia; un secondo elemento potrebbe essere costituito dalle sue abitudini notturne e dalla sua lentezza; quando gli animali se ne stanno immobili al buio, fissandoti negli occhi, subentra spesso un senso di disagio, forse immotivato, ma che mette una certa apprensione. Di vero c’è il fatto che i rospi posseggono delle ghiandole sulla pelle, in particolare le due protuberanze che si notano dietro le orecchie, ai lati del capo, in grado di emettere sostanze tossiche. Anche se non sono veramente velenose, esse sono in grado di irritare le mucose di chi lo tocca.




Parente stretto delle rane, il rospo ama un po’ meno l’acqua, verso la quale si dirige solamente nel periodo riproduttivo. Quando viene la primavera, verso fine marzo, essi si risvegliano dal sonno invernale. Come gli altri animali a sangue freddo che vivono nelle regioni settentrionali, d’inverno non possono tenersi attivi per mancanza del calore necessario, per cui devono trovarsi un rifugio, generalmente una buca sotterranea, dentro la quale ripararsi dal rigore invernale. Quando la temperatura esterna si fa mite, e la vita si rianima, anche i rospi escono dai loro rifugi, e il primo istinto è quello riproduttivo. Si mettono in movimento tutti assieme, per cui si assiste a una vera e propria migrazione verso gli stagni e i laghi. In pochi giorni, file interminabili di rospi si muovono, preferibilmente di notte ma, con il brutto tempo anche di giorno, in direzione dei luoghi dove sono nati. I maschi migrano prima, e occupano i territori in attesa dell’arrivo delle femmine.




Nei rospi la fecondazione è esterna, per cui il compito del maschio è quello di accaparrarsi una femmina, alla quale si aggrappa saldamente sul dorso, e di attendere che deponga le uova, per poi irrorarle in acqua, con il suo seme biancastro. Le uova, deposte in lunghi filari dentro un cordone gelatinoso, restano aderenti alla vegetazione acquatica, in attesa della schiusa. Non di rado i luoghi scelti per la deposizione non manterranno sufficiente acqua per tutto il tempo necessario alla trasformazione da girino a rospo, per cui molti piccoli sono destinati a soccombere.




La sua lentezza, che non gli permette l’agilità nel salto che hanno invece le rane, lo ha esposto ai pericoli della predazione; così, madre natura lo ha dotato delle ghiandole velenifere che ricoprono la sua pelle. Se un predatore, una volpe o un altro carnivoro, tenta di addentarlo, la secrezione irrita le mucose della bocca e provoca immediatamente una reazione, causando sofferenza e forte salivazione; l’esperienza resta fissata nella memoria, e ciò rende i rospi egregiamente difesi dai loro attacchi. Solo le bisce, come la natrice dal collare, suo acerrimo nemico, non gli lasciano scampo; sembrano infatti immuni dall’effetto di tali sostanze. Anche alcuni rapaci, seppure casualmente, lo predano senza danni, in quanto lacerano la sua pelle e si cibano esclusivamente delle carni e delle viscere.I rospi hanno solo due nemici. Un nemico invisibile è un dittero specifico, la bufolucilia, che depone le uova sulla sua pelle e le cui larve, dopo la schiusa, migrano e si installano all’interno delle cavità nasali, provocando gravi parassitosi che lo possono portare anche alla morte. L’altro nemico a cui non può facilmente sfuggire, visto la sua lentezza nei movimenti, sono le automobili che finiscono per schiacciarlo durante le migrazioni primaverili dal bosco al lago.




Da alcuni anni gli Inuit del Lario contribuiscono attivamente alla campagna di “Salvataggio Rospi” del WWF di Lecco nelle località lariane di Melgone, in comune di Mandello del Lario (LC), e di Onno (LC), durante la quale si raccolgono e si trasportano oltre 15.000 esemplari di rospo comune. Nei due tratti, per un fronte totale di 2 km, si alternano vari volontari di associazioni e cittadini comuni, indicativamente da aprile a maggio, nel monitoraggio della migrazione nuziale di questi misteriosi animali, appartenenti all'ordine degli anfibi, che scendono dalle pendici del Monte Moregallo, per raggiungere le rive lacustri del Lario, dove le femmine deporranno le loro uova. Il fenomeno si ripete ad ogni inizio stagione e, se tra il luogo dello svernamento e quello della riproduzione si interpone la strada, la sorte di molti rospi sarebbe segnata, schiacciati dalle auto in transito. Grazie al posizionamento di barriere speciali a monte e a valle della strada e all’impegno dei volontari, gli animali possono essere raccolti in secchielli e trasportati indenni ai luoghi di riproduzione. Da diversi anni si ripete questa operazione, che ha permesso di salvaguardare e incrementare la popolazione di anfibi che abita i boschi delle pendici del Monte Moregallo.
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Se sei interessato a partecipare puoi contattare gli Inuit del Lario!
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Foto di Riccardo Agretti e Eppiluk (Inuit del Lario).

lunedì 9 marzo 2015

IL FORAPAGLIE, NASCONDINO TRA LE CANNE


 
Appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Sylviidae. Il suo nome scientifico è Acrocephalus schoenobaenus. E’ un uccello di piccola taglia, lungo meno di 13 cm. Si distingue dalla Cannaiola per l’evidente sopracciglio color crema e per le parti superiori notevolmente striate ad eccezione del groppone, che è uniformemente di color fulvo. Può anche confondersi con Forapaglie castagnolo, che però ha un vertice più scuro. Parti inferiori color crema, con fianchi fulvi. La coda è piuttosto squadrata.




Abita la fitta vegetazione nei pressi dell’acqua, soprattutto canneti e arbusteti. Il nido è costruito alla base delle piante, dove la copertura è più densa. Si nutre di insetti e loro larve, ragni e piccole chiocciole. Caratteristico il movimento continuo e irrequieto; canta si posato sia in volo, tanti di giorno quanto di notte. Nel canneto vola tenendo la coda aperta e abbassata. Nidifica generalmente in aree planiziali ma occupa anche zone umide alla medie quote (fino a 1.300 m in Appennino). Durante le migrazioni si ferma sia nelle paludi, sia su campi e boschetti; nei voli notturni di trasferimento attraversa anche i passi alpini.




Il suo areale produttivo è essenzialmente europeo. Nidifica in tutto il continente ma diviene più rafo, fino a scomparire, verso le regioni più meridionali; a est nidifica fino in Siberia centrale. E’ un migratore transahariano, la cui intera popolazione europea sverna in Africa, dal Senegal all’Etiopia e, verso sud, fino al Sudafrica. In Italia nidifica in modo frammentario nelle regioni settentrionali. Uno dei nuclei più importanti è rappresentato da una popolazione che nidifica sul Lago Superiore di Mantova. In Europa nidificano meno di 2.500.000 coppie, considerate stabili o in leggera diminuzione. In Italia non si riproducono più di un centinaio di coppie di cui poco meno di 40 in Lombardia.



domenica 22 febbraio 2015

L’ENTRATA NEL KAYAK A BILANCIERE




La tecnica di entrata nel kayak detta “a bilanciere” è la più semplice da eseguire e anche la più sicura quando ci si deve imbarcare o sbarcare magari con onde e vento contro. Dopo aver posizionato il kayak in acqua, parallelo alla riva, si porta la pagaia dietro la schiena e la si appoggia sulla riva e il manico sul bordo posteriore del pozzetto. Voltati verso la prua del kayak, si impugna con una mano il manico della pagaia e il bordo del pozzetto e con l’altra l’estremità del manico rivolto verso riva. Così facendo il kayak è stabile e tutta la forza per tenerlo fermo è scaricata sulla pala della pagaia che è sulla riva. Appoggiando il peso sulla pagaia (e non sedendosi sul bordo del pozzetto!), si trova l’equilibrio necessario per spostare prima un piede e poi l’altro all’interno del kayak. Sempre ricercando la stabilità, si infilano le gambe distese all’interno dello scafo. Una volta seduti, è possibile allargare le gambe e inserire le ginocchia sotto il premicosce, allacciare il paraspruzzi lasciando uscire la maniglia dal pozzetto, portare la pagaia davanti e iniziare a pagaiare.
 
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Per uscire dal kayak si utilizza la stessa manovra appena descritta, semplicemente effettuandola al contrario. Si posiziona il kayak parallelo a riva, si appoggia la pagaia tra il bordo posteriore del pozzetto e la sponda, si stacca il paraspruzzi, si sposta il peso del corpo verso riva e ci si alza in piedi.

lunedì 16 febbraio 2015

LAGO DI COMO: "CIMENTO INVERNALE 2015" (parte seconda)



Il Pian di Spagna, pianura alluvionale formata dai detriti del fiume Adda e del fiume Mera, deve il suo nome all'epoca della dominazione spagnola (sec. XVI-XVIII). Insieme al lago di Novate costituisce uno dei punti paesaggisticamente più belli della Lombardia a cavallo delle provincie di Lecco-Como-Sondrio. Il luogo è perfetto per attività all'aria aperta quali, escursioni a piedi in bici o cavallo e birdwatching. Tra i canneti si nasconde una popolazione di cervi che attualmente sfiora il centinaio.




A metà tragitto ci concediamo la pausa nei pressi del Tempietto di San Fedelino approfittando del fatto che tale riva è ben riscaldata dal sole. Le origini dell’edificio religioso si fanno risalire al X Secolo e la sua storia è strettamente correlata al martirio di San Fedele le cui reliquie vennero ritrovate miracolosamente nel 964 e successivamente trasportate a Como.




Ai tempi delle persecuzioni perpetrate dagli imperatori Massimiano e Diocleziano contro i Cristiani, Fedele era un soldato romano convertitosi al Cristianesimo: a causa del rifiuto di compiere riti di sacrificio prima di una spedizione, fu imprigionato insieme ad altri sei compagni. Riuscì a fuggire e a nascondersi all’estremità settentrionale del Lago di Como (allora un corpo unico con il laghetto di Mezzola), ma raggiunto da uno dei suoi persecutori, venne qui decapitato: il luogo del martirio divenne la sede di fondazione dell’edificio religioso.

 


A partire dai primi anni del 1900, prese il via una serie di interventi di restauro del tempietto, tra il 1992 e il 1993 furono effettuati dei lavori di sistemazione dell’area circostante ed oggi, la chiesa di S. Fedelino si offre in perfetta armonia con il paesaggio naturale circostante.



Nel primo pomeriggio rientriamo percorrendo la riva scoscesa sotto il monte Berlinghera, il percorso è in controluce e sono utili gli occhiali da sole. Si ricaricano i Kayak e in un’ora siamo a Vercurago alla sede del CK90. Una domenica si sole passata in una riserva naturale secondo la migliore tradizione dei “Giorni della Merla”.



Testo del Luis (CK90 Inuit del Lario)