"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 8 settembre 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (8)


D’inverno anche gli spazi fra i vari campi sono coperti di ghiaccio, perciò l’intera superficie, vista dall’aereo, appare come un blocco unico. In conclusione: il ghiaccio polare si presenta più resistente e duro del ghiaccio alla deriva, poiché con il trascorrere del tempo ha perso quasi tutta la propria salinità attraverso una superficie di contatto con l’acqua; il suo aspetto è trasparente con sfumature verdi-azzurre. Bianchi e quasi opachi sono invece i ghiacci di più recente formazione e quelli costieri; il loro movimento è determinato dal vento e dalle correnti costanti del Mare Glaciale Artico. 



Sotto l’azione del vento, la banchisa deriva con angolo compreso fra i 25° e i 45° rispetto alla direzione dell’aria; la velocità di deriva è invece pari a 1/50 della velocità eolica. Con vento debole e inesistente, la banchisa si sposta soltanto per effetto delle correnti marine; nel settore euroasiatico le correnti muovono da est verso ovest: di questo fatto tenne conto l’esploratore norvegese Nansen durante la grande spedizione artica – 1893/1896 -, quando con l’intento di raggiungere il Polo Nord a bordo della nave Fram, si lasciò trasportare dalle correnti; imprigionato volontariamente tra i ghiacci, si fece spostare da essi per un anno e mezzo: la deriva segui però un percorso che lo portò poco sopra l’arcipelago di Francesco Giuseppe. 




La direzione di questa deriva è comunque ampliamente dimostrata dal legname scaricato dai fiumi asiatici in mare, che viene ritrovato lungo le coste delle isole Svalbard e della Groenlandia. Un ramo della stessa corrente dopo aver superato a nord le isole Svalbard e la Groenlandia, aggirata l’isola di Ellesmere, si insinua nell’alto arcipelago canadese (isole della Regina Elisabetta) e si esaurisce nel mare di Beaufort. Si può quindi affermare che il movimento delle correnti dell’Oceano Artico avviene in senso orario. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

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