"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

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"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 16 giugno 2014

IL REGNO DEL QAJAQ (7)


Il ghiaccio che si forma nell’Artico è fondamentalmente di tre tipi: 1) Ghiaccio temporaneo (fast ice), si forma intorno ai litorali e d’estate si unisce alla banchisa; 2) Pack o banchisa (drift ice), costantemente in movimento; 3) Ghiaccio polare o banchisa polare (polar pack). Quest’ultimo è quello più esclusivo e significativo del bacino polare. 



Le temperature d’estate superano di poco zero gradi, non sono sufficienti quindi a provocare lo scioglimento della calotta ghiacciata; in questo modo il pack polare può risultare vecchio di molti anni. Grazie al suo potere isolante, può raggiungere uno spessore uniforme di circa tre metri, ad eccezione delle dighe di pressione che si formano quando campi di ghiaccio differenti si scontrano e i loro bordi si sovrappongono, raggiungendo un’altezza di 6-10 metri. Questo evento, data la relativa tranquillità meteorologica dell’estrema zona polare, è comunque molto raro, anche perché a tali latitudini lo strato di ghiaccio, molto spesso e compatto , non ha possibilità di movimento.



Ben diverso è invece il comportamento della banchisa mobile (drift ice), soggetta a spostamenti continui tra le ampie porzioni di mare libero; gli incontri-scontri fra le varie superfici ghiacciate provocano veri barriere, gli “hummock”, accumuli di lastroni di ghiaccio di difficile superamento per chi viaggia con la slitta. Piccoli campi ghiacciati si uniscono a formare aree estesissime, le quali, scontrandosi nuovamente con altri campi, si riducono in lastre di pochi metri quadri di superficie, in una successione di movimenti che dura fino ad autunno inoltrato. 



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

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